Per Lucio

Per Lucio

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Un Lucio Dalla inedito, vicino agli ultimi, operai, immigrati, senza tetto, cantore della perdita dei valori della vita contadina dell’Emilia, quello raccontato da Pietro Marcello in Per Lucio, presentato nella Berlinale Special. Attraverso quel pezzo della carriera del cantautore il racconto dell’Italia degli anni Settanta che arriva al capolinea con la strage della stazione di Bologna.

Lunedì cinema

Grazie alla testimonianza del manager e amico di Lucio Dalla, Tobia Righi, e al materiale d’archivio, si ripercorre la vita del cantautore bolognese, rendendolo un punto di riferimento per fare luce su un paese che rinasceva dalle rovine della Seconda guerra mondiale, recidendo le sue radici nella cultura contadina, per andare verso un mondo capitalistico, industriale di fabbriche, consumismo e produzione automobilistica di massa. Non bello come gli altri cantanti della generazione precedente, Lucio Dalla incarnava un modello più vicino alla gente comune. Un artista capace di trasporre la poetica di Roberto Roversi in canzoni che parlano a tutti. [sinossi]
Partono a notte fonda
coi fari accesi sull’onda
dei pioppi in Lombardia
e li strappano via
Sbuffi di polvere, zaffate
d’olio, puzzo di benzina
per le strade di un’Italia contadina
Mille miglia, testo di Lucio Dalla e Roberto Roversi

Con le note di Lunedì cinema, care ai cinefili italiani quasi quanto quelle di Because the Night di Fuori orario, e con immagini di pellicola disturbata, si apre Per Lucio, documentario di Pietro Marcello su Lucio Dalla, presentato alla Berlinale Special. Si dice, a Bologna, che non era un bell’uomo e che era vicino agli ultimi, che finanziava i musicisti di strada, della sua via d’Azeglio, nel cuore della città, gli artisti bohemien come quelli ritratti nel suo celebre brano Piazza Grande. E bohemien era stato lui stesso, quando era un clarinettista e intraprendeva la carriera musicale a Roma, trovandosi spesso a saltare i pasti o a dormire per strada, come racconta in un brano d’archivio. Era un capellone che dava fastidio ai benpensanti, cosa che non apprezzava nemmeno la sua mamma Iole, come da lei ammesso al Mago Zurlì in un altro clamoroso spezzone della Rai d’epoca.

Pietro Marcello evita di confezionare la facile operazione stucchevole. Non c’è quasi nessuno di quei brani famosi del cantautore che fanno parte della colonna sonora del nostro paese, a parte 4/3/1943 che serve come demarcazione della storia italiana del dopoguerra. A condurci nella vita di Dalla una persona che gli è stata molto vicina, quella del suo manager storico, Umberto Righi detto Tobia, che vediamo subito al cimitero rendere omaggio alla tomba del suo amico. Basta questa figura a dare idea delle radici in cui affonda la cultura che permea l’opera del cantautore: superstite di un’Italia ormai perduta, con il suo accento bolognese verace, con il suo parlare sgrammaticato. Una persona autentica, semplice, umile. A lui si affianca nella seconda metà del film, un altro uomo che è stato amico di Dalla fin dall’infanzia, il filosofo Stefano Bonaga. I due procedono la narrazione chiacchierando a tavola in una trattoria bolognese d’altri tempi, Da Vito, tradizionale ritrovo d’artisti come Guccini.

Per Lucio evoca quella fase della carriera del cantautore del suo sodalizio con Roberto Roversi, partigiano, poeta, scrittore, giornalista e libraio, anima della città. Portatore di una lettura pasoliniana dell’Italia del boom economico, dell’industrializzazione, della perdita dei valori rurali in quello che non esitava a definire un genocidio culturale. Evocatore di quella Bologna grassa, centro della vita contadina emiliana, con i suoi profumi, i suoi sapori, i suoi riti stagionali. Automobili, Mille miglia, Nuvolari sono canzoni che parlano di una cultura futurista della velocità, delle infrastrutture che cambiano il paesaggio, dell’industria petrolifera, e Intervista con l’avvocato è dedicata alla figura simbolo del capitalismo italiano, che incarna le scellerate ideologie di fordismo e taylorismo. «Sono le otto di sera quando appare la prima bandiera rossa sui muri della Fiat» è una strofa de I muri del Ventuno. Vediamo Dalla cantare Itaca agli operai, vediamo immagini di repertorio della Stazione Centrale di Milano con i treni traboccanti di immigrati che si riverseranno nelle fabbriche del Nord.
Pietro Marcello, autore di opere sulle vite ai margini e sulle nostre culture ancestrali, come Bella e perduta, racconta un pezzo di storia italiana con le sue mutazioni antropologiche, a partire dal dopoguerra attraverso questa fase artistica della carriera di Lucio Dalla. Figura a lui cara conosciuta alla presentazione bolognese de La bocca del lupo, di cui inserisce alcuni spezzoni. Ed è molto chiaro nel film anche il capolinea di questa storia. Potrebbe combaciare con il trattamento tricologico di Dalla che ha corretto la sua pelata grazie a Cesare Ragazzi, icona del decennio successivo, fatto di rampantismo ed edonismo. Potrebbe coincidere con i missili nucleari cruise della base Nato di Comiso, voluti da Craxi e contro i quali si levò una grande ondata di protesta. Lucio Dalla ne parla con lo stesso Craxi in un talk show dove partecipa anche Giorgio Strehler, e cita Futura, brano sulle insicurezze dell’epoca, scritto durante un soggiorno nella Berlino divisa dal muro. Ma il capolinea vero è quello della strage della stazione di Bologna, del 2 agosto del 1980, il più grave eccidio del dopoguerra che colpisce una città simbolo di progressismo, cultura e resistenza.

Info
Per Lucio, il trailer.

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