Intervista a Ryūsuke Hamaguchi

Intervista a Ryūsuke Hamaguchi

Orso d’argento Gran Premio della Giuria alla Berlinale 2021 con Wheel of Fortune and Fantasy, Ryūsuke Hamaguchi ha debuttato nel circuito festivaliero nel 2008 con il suo film di diploma Passion, presentato a San Sebastian e al Tokyo FILMeX. Da allora ha realizzato la co-produzione nippo-sudcoreana The Depths, nel 2010, e la serie di documentari Tohoku Trilogy, co-diretti con Kou Sakai tra il 2011 e il 2013, incentrati su interviste ai superstiti del terremoto del Tōhoku del 2011 e su ricerche sui racconti del folklore nipponico. Nel 2015 il suo film di 317 minuti Happy Hour è stato presentato a Locarno, mentre la sua prima opera commerciale, Asako I & II, è stata in concorso a Cannes 2018. È stato sceneggiatore dell’ultimo film di Kiyoshi Kurosawa, Wife of a Spy, presentato all’ultima Venezia.
Abbiamo conversato via zoom con Ryūsuke Hamaguchi durante la Berlinale.

Durante la nostra precedente intervista a Locarno per Happy Hour avevamo parlato del divorzio, tema importante in quel film, accennato anche in Wheel of Fortune and Fantasy alla fine del secondo episodio, quando i due ex-coniugi si ritrovano per caso in metropolitana e si scopre che nel frattempo hanno divorziato. è cambiato qualcosa in Giappone in merito?

Ryūsuke Hamaguchi: Il divorzio non rappresenta un grande tema nella mia opera, ma è correlato a storie di matrimonio. Il divorzio è solo una direzione verso cui può andare un matrimonio. Ma capisco anche che il divorzio può essere più difficile per le donne nella società, soprattutto se sono casalinghe, per ragioni economiche. Anche se potrebbero non provare più attaccamento sentimentale per i loro partner, potrebbero non essere in grado di stare in piedi da sole economicamente e finanziariamente una volta divorziate. Anche se la situazione è un po’ migliorata dall’ultima volta che abbiamo parlato, il Giappone sta andando nella direzione di un paese sempre più conservatore. C’è stato un tempo in cui, negli anni ’90, le donne erano più attive nella società, c’era una maggior comprensione nei loro confronti. Tuttavia ora stiamo avendo una sorta di contraccolpo a questo. Oggi a volte sento che le donne vengono relegate ancora verso idee e valori più vecchi e tradizionali. E questa idea che le donne debbano assumere un ruolo di sottomissione, si sente di sempre di più.

Un altro segnale della condizione femminile in Giappone è il fatto che la moglie prenda il cognome del marito dopo il matrimonio. Se ne parla nel terzo episodio in cui l’equivoco nasce anche perché Aya ha cambiato cognome. Era ancora un modo per parlare del ruolo della donna?

Ryūsuke Hamaguchi: Sì. Penso circa il 90% delle donne nella società giapponese assume il cognome del marito quando si sposa. E credo che questo sia profondamente connaturato nella cultura al punto che molti non lo vedono necessariamente come un problema. Tuttavia ci sono persone come il regista Kazuhiro Soda e sua moglie, Kioko, che stanno facendo causa al Paese per questo. Penso che anche questo rientri in un senso di patriarcato interiorizzato all’interno della nostra società. Penso che nella nostra società, in questo momento, non sia così scontato che le donne siano considerate come individui. Penso che uno sforzo debba essere fatto all’interno della società in cui viviamo. E penso che quelle idee si presentino in qualche modo inconsciamente nelle mie storie. Ad esempio, la terza storia: penso che il marito del personaggio sia probabilmente una persona abbastanza progressista all’interno della società generale, ma credo che anche lui potrebbe non necessariamente vedere i problemi o problematizzare il fatto che sua moglie ha preso il suo cognome o che è ed è una casalinga a tempo pieno. Così queste cose appaiono nella terza storia. Sento che il personaggio di Aya è come intrappolato dolcemente, credo che suo marito sia probabilmente un uomo gentile e serio, ma durante la giornata lei trascorre tutto il suo tempo da sola a casa. Quindi dice di essere uccisa lentamente dal tempo.

Nei tre episodi ci sono molti elementi narrativi che tornano per esempio l’errore nell’inviare la mail della fine del secondo che torna nel racconto di Aya sulle mail del marito nel terzo episodio. Come hai costruito la sceneggiatura?

Ryūsuke Hamaguchi: Scrivere sceneggiature per me è muoversi tra il conscio e il subconscio, andare avanti e indietro tra questi due concetti. Inizio pensando alla struttura, il che per me è un livello molto cosciente. Concependo la struttura, non amo iniziare con qualcosa che sento come ordinario. Sarebbe assai poco interessante. Quindi cerco di creare una sceneggiatura straordinaria per la struttura. Ma una volta che mi muovo nella scrittura dei dialoghi e nel rimpolpare i personaggi, cerco davvero di rappresentare i miei personaggi nel modo più realistico possibile. Cerco di fare in modo che le loro azioni siano molto realistiche all’interno di quel quadro. E così inizio a scrivere i dialoghi. Ed è allora che ho capito che il mio subconscio inizia a manifestarsi attraverso i dialoghi. Ed è così che lentamente costruisco le mie storie. Per me è una specie di lotta tra una struttura straordinaria e personaggi realistici. Facendo confliggere questi due elementi, creo una storia. E in questo processo, non è che io capisca tutti i miei personaggi al cento per cento. Non li capisco completamente perché ci sono certe cose che sono inconsce, che fanno parte di loro. Quando parli di elementi ricorrenti, non sono sempre qualcosa di intenzionale da parte mia. A volte me ne rendo conto solo più tardi. E questo potrebbe essere il risultato del fatto che alla fine della giornata sono ancora lì a scrivere tutte queste storie. E potrebbe essere una sorta di strategia subconscia che sto impiegando.

Puoi dirmi qualcosa sulla fine del primo episodio, con due finali alternativi. Come l’hai concepito?

Ryūsuke Hamaguchi: Il doppio finale era un qualcosa che volevo davvero fare. Si è trattato di una prova, volevo sapere come sarebbe stato fare una cosa del genere. Forse sto testando qualcosa per un futuro progetto futuro. Il riferimento diretto è per Quell’oscuro oggetto del desiderio di Luis Buñuel. Ci sono due persone in una situazione impossibile che accade a questi doppi, a queste persone diverse che si rispecchiano, sono contraddittorie ma molto connesse. Penso che quel film sia un medium con il potere di connettere cose contraddittorie. Voglio cercare di sperimentare questo tipo di connessione sto cercando di capire in che modo.

Mi pare che il film per tantissimi motivi sia molto rohmeriano, confermi?

Ryūsuke Hamaguchi: Éric Rohmer ha sempre rappresentato un’ispirazione diretta per me. In questo film ho cercato di emularne la struttura e tanti tipici elementi narrativi. In genere però non mi viene riconosciuto, sono più spesso paragonato a Rivette. Il fatto che tu te ne accorga, rappresenta per me un felice successo.

Info
Wheel of Fortune and Fantasy sul sito della Berlinale.

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