Intervista a Shengze Zhu

Intervista a Shengze Zhu

Shengze Zhu, nata nel 1987, è una documentarista e produttrice cinese che ora vive a Chicago. Collabora dal 2012 con il regista e visual artist Zhengfan Yang con cui ha fondato la società di produzione Burn The Film. Ha esordito come regista con Out of Focus (2014) presentato al Cinéma du Réel, mentre la sua seconda opera, Another Year (2016) ha trionfato a Visions du Réel e si è aggiudicata il Grand Prize a Montreal. Il suo terzo film, Present.Perfect. (2019) ha ricevuto il Tiger Award all’International Film Festival Rotterdam. Il suo ultimo lavoro, A River Runs, Turns, Erases, è stato presentato al Forum della Berlinale e ora anche al Cinéma du Réel. Zhu ha prodotto anche i film di Yang quali Distant (2013) e Where Are You Going (2016).
Abbiamo conversato con Shengze Zhu via Zoom durante la Berlinale.

Puoi parlarmi del progetto iniziale del film che hai sviluppato prima della pandemia?

Shengze Zhu: Bisogna tornare all’estate 2016. La motivazione dietro al film in realtà non ha nulla a che fare con la pandemia. L’idea originale riguardava la rapida trasformazione che la città di Wuhan aveva attraversato negli ultimi dieci anni. Forse solo perché mi sono trasferita in un’altra città. Ogni volta che tornavo a casa, sentivo che la città era diventata sempre più irriconoscibile per me. Quindi, quando ero in Cina, volevo davvero esaminare le relazioni tra i residenti e il rapido sviluppo della città, se abbiamo perso qualcosa o come ci si possa sentire piccoli in relazione a questo rapido sviluppo. Questa era l’idea originale. E poi è intervenuta l’epidemia.

Solo in un secondo momento quindi hai deciso di inserire la pandemia nel film. Puoi parlarmi di quelle immagini iniziali del lockdown a Wuhan?

Shengze Zhu: Volevo anche dare al pubblico un’idea del contesto di quello che è successo. La gente ha sentito tantissime cose sulla città dallo scorso gennaio. Ma non so se hanno davvero visto le strade o qualcosa di reale su ciò che succedeva lì senza i filtri dei media. Ero molto curiosa su quello che è successo lì a gennaio e febbraio dello scorso anno. Quindi ho usato quel filmato delle telecamere di sorveglianza, e ho avuto almeno un’idea di quello che è successo durante il lockdown.

Perché hai voluto rendere il tutto nell’assenza di dialoghi?

Shengze Zhu: Ho effettivamente cercato di comporre o costruire una colonna sonora come una canzone molto delicata per il pubblico. Non ci sono dialoghi, nessuna voce fuori campo. Per il suono, con il sound engineer, abbiamo dedicato molto tempo. Per me il film non riguarda solo il paesaggio lungo il fiume Yangtze, ma anche il paesaggio sonoro. Cerco di usare il suono per creare un senso di spazio per raccontare cose che sono assenti nell’immagine.

Mi puoi parlare invece di quelle lettere ai cari estinti che si leggono nel film. Sono reali?

Shengze Zhu: Le lettere sono basate su storie vere e personaggi reali, e talvolta, ho citato direttamente alcune righe dei loro diari. E poi ho lavorato sulla mia comprensione o interpretazione di quello che è successo loro. Quindi le lettere si mescolavano con il mio punto di vista e, la mia stessa interpretazione si fondeva nelle lettere. Quindi sono anche come le mie lettere.

Qual è il significato del fiume per gli abitanti di Wuhan e per te?

Shengze Zhu: Immagino il significato del fiume mentre si evolve durante la realizzazione di questo film, tornando indietro al 2016, prima dell’epidemia. Sento che volevo solo concentrarmi sulla riva del fiume perché mi sento attaccata a quest’area. Sono cresciuta non sono troppo lontano dal fiume. Il film restituisce una parte molto importante della mia memoria, della mia infanzia e anche della città perché il fiume è come un simbolo della città. La città ha molti nomi in cinese come città fluviale. Ma il fiume ha fornito anche la vetrina dello sviluppo della città per i progetti di infrastrutture e di ponti. Il fiume rappresenta per me anche un’area molto grande su cui concentrarmi, per esaminare lo sviluppo della città. Dopo quello che è successo l’anno scorso, il fiume allude anche a molte altre cose diverse. Il fatto stesso che il fiume scorre sempre in una direzione, senza voltarsi, tornare indietro rappresenta la vitalità. Per me è anche un raccoglitore di storie, di persone. Subito dopo il lockdown, ho letto un’intervista di un residente che ha detto che i brutti ricordi e i dolori sono fluiti via proprio come un fiume. Poi non so se qualcuno ha davvero detto qualcosa del genere o se è stato inventato dai media. Ero molto triste e infastidita quando ho letto questo. È stato un lockdown duro, capisco che tutti vogliono andare avanti e guardare al futuro, ma non puoi lasciare quello che è successo lì, dimenticare qualcosa del genere. Alcuni miei amici mi hanno detto che non possono guardare o leggere nulla relativo a quello che è successo l’anno scorso perché è molto doloroso per loro. L’atto stesso di reagire, di ricordare è diventata un’esperienza insopportabile per loro. Immagino due diversi atteggiamenti su quello che è successo, ma probabilmente suggeriscono entrambi qualcosa di simile e inevitabile, ovvero che noi vediamo la vita andare avanti. Quindi ci sono molte cose che vengono dimenticate. Quindi per ragioni diverse e indipendentemente da ciò che sia successo o se sia veramente così, il fiume procede il suo corso. La vita va avanti proprio come il corso del fiume che, naturalmente, non si ferma mai, e sostituisce. Tutti i ricordi saranno sostituiti da cose nuove. Il fiume significa davvero molte cose.

Anche in una visione più ampia il fiume ha un significato importante nella cultura cinese, confermi?

Shengze Zhu: Sì, soprattutto lo Yangtze è considerato e celebrato come una fonte di forza di vita. Rappresenta la culla della civiltà cinese con il Fiume Giallo, quindi è davvero un simbolo per i cinesi. E questo è particolarmente sentito a Wuhan perché la città si è formata nella confluenza del fiume Yangtze con il fiume Han. Questo per quanto concerne la mentalità ma penso che suggerisca anche molte altre cose.

Alla fine si vedono delle vecchie immagini della città, completamente diversa, come delle cartoline consumate, in bianco e nero. Insieme a molti brani dei diari delle persone anziane, si crea un forte pathos per qualcosa che non esiste più.

Shengze Zhu: Sì, esattamente. È il livello dei ricordi, di molte cose che non esistono più. Lo scoppio dell’epidemia ha rafforzato questa sensazione di perdita, ma già è una sensazione più universale che provo per la mia città natale. È davvero un posto che non esiste più o forse esiste solo nella mia memoria. È come se fosse uno spazio correlato al mio stato psicologico, emotivamente parlando.

Info
La scheda di A River Runs, Turns, Erases, Replaces sul sito della Berlinale.

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