Matrix Reloaded
di Lana Wachowski, Lilly Wachowski
A quattro anni dal primo capitolo e a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, i due sequel, Matrix Reloaded e Revolutions, del capostipite Matrix completano e ampliano il portato simbolico/iconografico dell’universo creato dagli allora fratelli Wachowski. Nel secondo capitolo la regola dei sequel codificata da Craven/Williamson in Scream 2 è pienamente rispettata: più combattimenti, avversari più grossi e più potenti, più filosofia spicciola, più pillole, questa volta di saggezza…
“Ho fatto un sogno stupendo, ma ora il sogno si è allontanato da me”
Zion è assediata da un esercito pronto a assalire gli umani. I cittadini confidano nelle parole di Morpheus e Trinity: l’Eletto Neo adempirà alla profezia dell’Oracolo (Gloria Foster, scomparsa durante le riprese), bloccando le macchine e ponendo fine alla guerra. Ma sarà proprio così? [sinossi]
Il capitolo di mezzo di una trilogia, nel cinema fantastico ma non solo, non avendo l’obbligo né di introdurre né di chiudere la vicenda è sempre quello più libero e insieme più cupo, dove si trionfa in una battaglia ma non nella guerra, dove le nubi si addensano sul capo degli eroi in attesa del conflitto finale. Matrix Reloaded non fa eccezione, e amplia la porzione di universo rappresentata facendoci entrare a Zion, la città degli umani liberati dalla Matrice, la casa della Resistenza alle macchine. Nel punto di svolta del primo atto, abilmente mascherato da momento di pausa e riposo dell’eroe, il consigliere Hamann (Anthony Zerbe) porta Neo nei livelli sotterranei della città, e gli mostra il cuore pulsante che mantiene in vita tutti: naturalmente, sono delle macchine. La (apparente) contraddizione logica di vivere attaccati a delle macchine con l’unico scopo di distruggerne altre si risolve, almeno dialetticamente, con le parole di Hamann: “l’importante è mantenerne il controllo”. Una dimostrazione di potere, una prova di forza, tutto è racchiuso nell’eterna lotta per la sopravvivenza, una lotta a cui nessuno può evitare di partecipare, una volta nato/attivato, non un uomo, non un animale, non un’intelligenza artificiale o un programma obsoleto. L’intuizione alla base della trilogia di Matrix non è poi tanto dissimile dalla “nuova carne” che attraversa la filmografia cronenberghiana, ne pare quasi una possibile prosecuzione e ipotesi futuribile: il progresso tecnologico cambia inevitabilmente l’habitat naturale, si fonde con l’umano, lo soppianta, lo ibrida, lo trasforma. Gli impulsi elettromagnetici del cervello, i flussi di dati, tutto è interconnettibile, basta dotarsi/dotarci di porte d’ingresso per l’interfaccia: gli esseri umani di Matrix ne sono ricoperti, residui del cordone ombelicale che dava e prendeva nutrimento da loro e da cui la loro mente, posta di fronte a una scelta (pillola blu/pillola rossa) ha deciso di emanciparsi, di autoprovvedere al proprio sostentamento, o quantomeno di averne l’illusione. D’altro canto, si può forse scegliere di venire al mondo?
Non si poteva che cominciare da qui in sede di recensione, dal cuore tematico, perché in Reloaded è davvero l’architrave delle due ore abbondanti di proiezione (permetteteci, almeno terminologicamente, un riferimento alla sala, sede naturale da cui il cinema è, al momento, chiuso fuori): il libero arbitrio, l’importanza di credere di avere una scelta anche quando si ha il sentore del contrario. Morpheus crede fermamente che tutto sia già scritto, che la vittoria sia inevitabile. Ha ragione, in quanto personaggio di una storia, burattino nelle mani del demiurgo che ne scrive le vicende e dell’attore che lo interpreta. Ma, nel film, sembra aver torto, perché la regola del secondo capitolo di una trilogia è quella di far pensare che sia tutto perduto o quasi, e allo spettatore è chiesto di credere, di sospendere l’incredulità, di avere FEDE. Per le Wachowski pessimismo e cinismo disincantato sono gli assassini dell’umanità e del cinema, e quindi nascondono un anelito di limpidezza (limpida proprio perché di disarmante ingenuità agli occhi del cinico) alla Frank Capra sotto una patina oscura, seducente, iperconsapevole, fatta di arti marziali, cappotti prima di pelle poi di panno, occhiali brandizzati, macchine rombanti. Questa volta ancor più di altre, la veste del blockbuster d’inizio XXI secolo abita le forme del cinema d’intrattenimento, ma non intacca la sostanza di una sceneggiatura che se ne frega del ridicolo, che non ha pudori, che ancora una volta affida alla forza salvifica dell’amore il momento culminante.
Veste del blockbuster qui davvero ai massimi livelli: nello scontro con la pletora di agenti Smith, nella roboante sequenza dell’inseguimento in autostrada, nel volo finale di Neo che travolge tutto e tutti c’è impresso il marchio dell’innovazione, della tecnologia al passo, del team di tecnici/artisti continuamente alla ricerca di soluzioni visivamente affascinanti, impegnati a spremere al massimo le risorse disponibili. In un paio di sequenze si scivola fluidamente nell’animazione quasi senza accorgersene, e il diligente Keanu Reeves viene sostituito da un omologo di pixel, nuova carne appunto, “sostegno” digitale per le acrobazie più spericolate. L’attore finché si può, poi la macchina: ecco perché è davvero impossibile, in sede di analisi, scindere struttura e contenuto di questo Reloaded, inestricabilmente intrecciati.
C’è anche l’Europa in questo Matrix, nella coppia Lambert Wilson-Monica Bellucci, Merovingio e Persephone, due lussuriosi, bellissimi, obsoleti… Programmi per computer. Se in Matrix la bistecca deve aver sapore di bistecca per rendere credibile l’illusione, allora anche i non allineati devono condurre una vita dissoluta nel senso “umano” del termine: può un programma amare il buon vino, il sesso e, soprattutto, avere bisogni fisiologici? Sì, lo ripetiamo, per rendere credibile l’illusione. Il film ha bisogno della materializzazione di un’entità capace di entrare negli interstizi di Matrix? Ecco che appare un fabbricante fornito di occhiali e mazzo di chiavi in mano. Serve un architetto? Ecco un uomo dall’aspetto autorevole vestito come un villain dei film di Bond. Tutto viene usato per giungere più velocemente, e credibilmente, allo scopo, dentro e fuori il film.
Nell’epoca del (non) sapere condiviso, del totale e completo relativismo, riusciamo a comprendere ancora di più la potenza della prefigurazione wachowskiana. Il mondo (del 2021) in cui tutto è disponibile, tutto è apprendibile, e il cervello può essere placidamente tenuto a mollo in un serie di confortevoli gabbie, sembra quasi una realizzazione light della Matrice. I congiunti Wachowski (siamo francamente stanchi del dualismo fratelli/sorelle in relazione a loro due, in attesa della coniazione di un termine unico) insistono sull’importanza del gruppo e della causa, e inscrivono il tutto in un processo di conservazione dell’esistenza che coinvolge, come già accennato, ogni tipo di organismo, biologico e non. Tutti cercano di sopravvivere in Matrix/nel mondo, figli e madri, mariti e mogli, capitani di vascello e hacker, programmi attivi e programmi apparentemente disattivati, virus Sars Cov-2 e ammalati aggrappati ad un respiro dopo l’altro. Nient’altro che questo, e a ogni costo.
Info
Matrix Reloaded, trailer.
- Genere: action, avventura, fantascienza
- Titolo originale: The Matrix Reloaded
- Paese/Anno: USA | 2003
- Regia: Lana Wachowski, Lilly Wachowski
- Sceneggiatura: Lana Wachowski, Lilly Wachowski
- Fotografia: Bill Pope
- Montaggio: Zach Staenberg
- Interpreti: Adrian Rayment, Anthony Wong, Anthony Zerbe, Carrie-Anne Moss, Collin Chou, Cornel West, Daniel Bernhardt, David A. Kilde, Donald Anjaya Batte, Gina Torres, Gloria Foster, Harold Perrineau, Harry Lennix, Helmut Bakaitis, Hugo Weaving, Ian Bliss, Jada Pinkett Smith, Keanu Reeves, Lambert Wilson, Laurence Fishburne, Leigh Whannell, Matt McColm, Monica Bellucci, Nathaniel Lees, Neil Rayment, Nona Gaye, Randall Duk Kim, Roy Jones jr., Steve Bastoni
- Colonna sonora: Don Davis
- Produzione: NPV Entertainment, Silver Pictures, Village Roadshow Pictures
- Durata: 138'



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