Uscite in sala 6 maggio 2021

Uscite in sala 6 maggio 2021

Insieme a Rifkin’s Festival, il nuovo film di Woody Allen che fa evidentemente la parte del leone, trovano spazio in sala alcuni recuperi veneziani delle scorse edizioni (Corpus Christi, Pieces of a Woman), e il generalmente acclamato Due di Filippo Meneghetti. Da martedì prossimo poi sarà la volta del ritorno sul grande schermo di Amélie Poulain, la protagonista del film diretto nel 2001 da Jean-Pierre Jeunet.

RIFKIN’S FESTIVAL
di Woody Allen

Non sarà il più brillante dei testi alleniani, Rifkin’s Festival, e senza dubbio chi vi si imbatterà vi ritroverà all’interno molte suggestioni elaborate in modo più stratificato e compiuto altrove dal regista newyorchese, ma non si può negare che questo nuovo capitolo della sua avventura cinematografica ristori la mente e lo spirito; basterebbe la rilettura di alcuni dei suoi classici preferiti – si pensi a Persona, brano più spassoso del film – a giustificare la visione.

Mort è un anziano critico statunitense che vorrebbe scrivere un romanzo destinato a entrare nella storia della letteratura. Sposato con Sue, che gestisce un’agenzia di attori e registi, la segue a San Sebastian per il festival del cinema, anche perché teme che la moglie sia invaghita del regista del momento, di cui sta curando le pubbliche relazioni, il francese Philippe. [sinossi]

CORPUS CHRISTI
di Jan Komasa

Già apprezzato alle Giornate degli Autori nel 2019, il terzo lungometraggio del polacco Jan Komasa è stato accolto da un generale fermento critico in giro per il mondo. Una messa in scena del mondo religioso che vorrebbe contrastarne i dogmi, e la progressiva sclerotizzazione, e che guarda in modo abbastanza dichiarato ad alcune opere di Lars Von Trier, pur senza raggiungerne i picchi estetici ed emotivi. Eccellente il protagonista Bartos Bielenia.

Daniel sta scontando la pena, per aver commesso un omicidio, in libertà vigilata lavorando presso una falegnameria. Una volta libero vorrebbe farsi prete ma i suoi precedenti penali glielo impediscono. Si spaccia per sacerdote in un piccolo paese rurale, e, per la malattia dell’anziano parroco, prende le redini della parrocchia. Diventerà molto popolare in quella comunità, per effetto dello stile anticonvenzionale delle sue prediche. [sinossi]

DUE
di Filippo Meneghetti

Anche il film di Meneghetti, italiano ma di stanza oltralpe, è stato accolto con grande favore dalla critica internazionale. Un film classico, che non ha alcuna intenzione di sorprendere lo spettatore ma semmai di costringerlo a rapportarsi con alcuni dettagli della vita che difficilmente si vedono sullo schermo, come ad esempio l’amore senile (oltre che omosessuale). Un’opera gentile e delicata, appassionata e coinvolgente. Un film semplice, forse, ma non per questo banale.

Nina e Madeleine, due pensionate, sono segretamente innamorate da decenni. Per tutti, inclusa la famiglia di Madeleine, sono semplicemente le dirimpettaie dell’ultimo piano del palazzo. Le due, in realtà, vanno e vengono tra gli appartamenti condividendo la tenerezza del quotidiano. Finché, un giorno, il legame viene messo alla prova da una malattia che porta Madeleine in uno stato vegetativo. [sinossi]

PIECES OF A WOMAN
di Kornél Mundruczó

Se tutto il film avesse la forza del piano sequenza iniziale – che dura oltre venti minuti – probabilmente Pieces of a Woman non sarebbe un film memorabile ma almeno avrebbe un impatto imponente sull’occhio dello spettatore. Invece dopo quell’incipit il film scarta verso soluzioni, sia narrative che estetiche, di comodo, infilandosi in un racconto modesto tanto nelle ambizioni quanto nella qualità complessiva, e risultando alla resa dei conti abbastanza irrilevante. È già su Netflix, forse la dimensione a lui più adatta.

Martha e Sean Carson, una coppia di Boston, sono in procinto di avere un bambino. La loro vita cambia irrimediabilmente durante un parto in casa, per mano di un’ostetrica confusa e agitata che verrà accusata di negligenza criminale. Comincia così un’odissea lunga un anno per Martha, che deve sopportare il suo dolore e al contempo gestire le difficili relazioni con il marito e la dispotica madre, oltre che confrontarsi in tribunale con l’ostetrica. [sinossi]

IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE
di Jean-Pierre Jeunet

E così l’11 maggio torna in sala Amélie Poulain, forse il personaggio femminile che più si impose negli anni confusi a cavallo del millennio. Al film arrise un successo clamoroso e lanciò per un breve periodo il nome di Jean-Pierre Jeunet tra gli “autori” del nuovo cinema europeo. Sicuramente brillante in alcune scelte estetiche, in grado di giocare con il surrealismo poetico (ma si tratta di una commercializzazione di registi quali Leos Carax), Il favoloso mondo di Amélie è un’opera perfettamente costruita a tavolino, vincente e insincera allo stesso tempo, e molta parte avvrà nella narrazione del concetto di affettività e relazione che prenderà piede negli anni a venire. Rivederlo a venti anni di distanza può servire a contestualizzarlo meglio, e a comprenderne fino in fondo pregi e difetti. Riascoltare la colonna sonora di Yann Tiersen, invece, è sempre un piacere.

Una vita solitaria, quella di Amélie. Sua madre è morta davanti a Notre-Dame e suo padre dedica tutto il suo tempo e il suo affetto a un nanetto da giardino. A ventidue anni, cameriera a Montmartre, Amelie decide di entrare a fin di bene nella vita degli altri. Un giorno la ragazza incontra Nino, impiegato in un sex-shop. Il gioco a nascondino comincia… [sinossi]

Oggi esce anche (al momento in una sola sala) Firenze sotto vetro (2021) di Pablo Benedetti, Federico Micali.

Info
Rifkin’s Festival sulla pagina del festival di San Sebastian.

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