Dear Werner (Walking on Cinema)

Dear Werner (Walking on Cinema)

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Presentato in concorso al 69° Trento Film Festival, Dear Werner (Walking on Cinema) è opera del regista spagnolo Pablo Maqueda, che ripercorre l’epico viaggio a piedi da Monaco a Parigi del 1974 di Werner Herzog. Un atto d’amore per il grande cineasta in un itinerario che contiene (nella caverna, negli orsi) anche opere della sua filmografia successiva. Si sfiora il feticismo ma per Herzog è un atto dovuto.

Ritorno ai sentieri nel ghiaccio

Nel 1974 Werner Herzog camminò da Monaco a Parigi, in un atto di fede per evitare la morte della sua mentore Lotte Eisner. Nel 2020, un giovane regista cammina seguendo le orme di Herzog, in un atto d’amore verso uno dei più grandi registi del nostro tempo. Un viaggio attraverso paesi, natura, solitudine e freddo, alla ricerca del senso del fare cinema. Il film include frammenti del libro Sentieri nel ghiaccio, letti in esclusiva del leggendario regista tedesco. [sinossi]

Nel novembre 1974 Werner Herzog compì un’impresa degna di tanti personaggi del suo cinema: raggiungere a piedi Parigi, da Monaco dove abitava, per raggiungere l’amica e mentore Lotte Eisner, la grande studiosa dell’espressionismo tedesco, una volta appreso della sua malattia terminale. Convinto che, se fosse riuscito in quell’impresa, le cose sarebbero volte al meglio e lei sarebbe sopravvissuta. Un viaggio di 800 chilometri, dal 23 novembre al 14 dicembre, armato solo dei suoi stivali, per la campagna tedesca e quella francese attraversando la Foresta Nera. Herzog non lasciò una traccia filmata di quel viaggio ma pubblicò, quattro anni dopo, il contenuto dei suoi taccuini nel libro Sentieri nel ghiaccio. A restituire quelle immagini ci pensa ora il filmmaker spagnolo Pablo Maqueda che ripercorre lo stesso preciso tragitto, a piedi, realizzando il film Dear Werner (Walking on Cinema), presentato in concorso al 69° Trento Film Festival, dopo l’anteprima allo scorso Torino Film Festival, nella sezione TFFDoc.

Se quello di Herzog era un atto d’amore viscerale per l’amica e, tramite lei il cinema, quello di Maqueda è un atto d’amore per Herzog stesso. Il filmmaker spagnolo si porta dietro tre libri, ovviamente Sentieri nel ghiaccio, La conquista dell’inutile, sempre di Herzog, nonché Lo schermo demoniaco, il classico testo di Lotte Eisner. E la sua prima tappa di viaggio è proprio il liceo Maximilian di Monaco frequentato dal giovane cineasta. Un atto d’amore ma anche un dialogo, alternando la lettura del proprio diario, in voce off, con quella dello stesso Herzog di brani del proprio, che ha registrato collaborando a questa operazione, mentre altri brani sono riportati scritti sullo schermo. Un diario, quello di Maqueda, che comprende anche la propria esperienza di cineasta, le proprie insicurezze e i propri fallimenti, confrontata con quella del maestro. Le tappe toccate nel viaggio sono quelle stesse raccontate nel diario, Sachrang, la Foresta Nera, il mausoleo ai caduti della Grande Guerra, la casa natale di Giovanna d’Arco a Domrémy-la-Pucelle; il paesaggio tedesco pian piano diventa quello francese, al comparire dei vigneti. Maqueda usa spesso soggettive di quel cammino, con la videocamera tenuta all’altezza degli occhi, passando per sentieri, strade sterrate, stradine di campagna, di giorno e all’imbrunire nelle corte giornate autunnali. Lunghe riprese che danno il senso di quell’estenuante peregrinare.

Sono passati quasi cinquant’anni da quella peregrinazione di Herzog, che ancora avrebbe dovuto ancora sfornare capolavori come Fitzcarraldo per esempio. Il distacco è tanto anche dalla pubblicazione di Sentieri nel ghiaccio, dove si cita un film successivo al viaggio come Cuore di vetro. Pablo Maqueda rende questa distacco temporale, filma il paesaggio attuale, in più occasioni ormai modificato rispetto a quello che aveva visto Herzog. Arriva alla Cinémathèque française nella sede di oggi, di Bercy, non più quella al Trocadero dove, all’arrivo di Herzog, l’istituzione si era da poco trasferita. Ma soprattutto, in molte tappe, il regista spagnolo coglie delle anticipazioni del cinema di Herzog a venire, come in un progetto cosmico, come se quel cammino fosse già il percorso dell’autore. Gli orsi della Foresta Nera, in una riserva dove la fanno da padrone, anticipano Grizzly Man, la grotta (che «nasconde tutti i film che non ho realizzato» dice Herzog) tornerà in Cave of Forgotten Dreams. E poi il grande radioscopio che si erge in mezzo alla natura selvaggia, proiettato verso altre galassie, è un richiamo a L’ignoto spazio profondo, come all’idea stessa di nuove mete della conoscenza, da esplorare, nello spirito herzoghiano. I titoli dei vari capitoli in cui Dear Werner (Walking on Cinema) è suddiviso, come “La grande estasi del regista”, “Cave of Forgotten Cinema”, “Encounters at the End of the Fog”, richiamano le grandi opere del regista. Dear Werner (Walking on Cinema) è un atto filologico, di amore viscerale per il cineasta, che sfocia nel feticismo. Ma per Herzog questo e altro.

Info
Dear Werner (Walking on Cinema) sul sito del Trento Film Festival.

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