The Red Filter is Withdrawn

The Red Filter is Withdrawn

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Sulle orme di Hollis Frampton e René Magritte, la giovane artista sudcoreana Kim Minjung con The Red Filter is Withdrawn riflette sullo statuto delle immagini, sulla loro potenziale verità e, allo stesso tempo, sul perpetuo stato di guerra del suo Paese, in un’opera piccola ma di grande spessore. In Concorso alla 57ma Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro.

È solo un rettangolo di luce bianca”

Opera sperimentale girata in esterni in numerose zone coloniali, principalmente in bunker e caverne costiere dell’isola di Jeju, teatro in passato di stragi e rivolte. L’ispirazione viene dall’opera La condition humaine di Magritte, realizzata nel 1935, e dalle performance di Hollis Frampton. [sinossi]

Cos’è il cinema? Un rettangolo bianco contenente tutti i colori e le immagini del mondo, un rettangolo bianco le cui infinite potenzialità vanno ridotte per poter mostrare qualcosa di intellegibile, di riconoscibile, di associabile all’immagine successiva: questo postulava, in A Lecture, il documentarista, agitatore culturale e pioniere dell’arte digitale Hollis Frampton. Ed è sulle sue orme (e su quelle del più celebre surrealista belga René Magritte) che Kim Minjung, promettente artista sudcoreana già premiata in numerosi festival, realizza The Red Filter is Withdrawn, un’applicazione metodica e originale del postulato precedentemente espresso in connubio con La condition humaine, celebre binomio di dipinti magrittiani. Lo schermo che tutto contiene e la porzione di sguardo che tutto isola e incornicia: apparentemente due visioni opposte e inconciliabili, che trovano in questo cortometraggio una felice sintesi, visiva e tematica. C’è un elemento ulteriore a comporre il mosaico: l’isola di Jeju, la più grande isola appartenente al territorio sudcoreano, teatro di sanguinosi massacri governativi per anni nascosti e mai effettivamente risarciti, nonostante varie promesse. Un’isola ricolma di bunker, casematte, fortificazioni (ormai) abbandonate.

La (brillantissima) unione di questi tre elementi fa sì che il cortometraggio apra importanti spazi di riflessione, e che li lasci scaturire attraverso una giustapposizione fluida e “semplice”, quantomeno in apparenza, di immagini in realtà accuratamente selezionate. Le feritoie dei bunker non possono non ricordare uno schermo cinematografico, e la porzione di mondo visibile da quegli spazi angusti, una volta “depurati” dallo scrutare, non visti, il nemico, diventa una successione di poetici squarci naturalistici, proposti in vari modi, tali e quali oltre che con time-lapse, filtri e interposizioni. Come già Clint Eastwood a Iwo-Jima e, soprattutto, il Malick de La sottile linea rossa, l’immota indifferenza del paesaggio si contrappone ai resti delle guerre passate e lo spettatore è chiamato a lavorare di ricostruzione: quelle bottiglie di plastica abbandonate nelle caverne, quei cancelli serrati ancora con il lucchetto, sono testimonianza vivida, e mentre il cinema di finzione sopracitato può permettersi il lusso della ricostruzione, la regista aggira sapientemente le limitazioni chiamando in suo soccorso, è utile ribadirlo ancora una volta, la sostanza formale e intellettuale di Frampton e il surrealismo magrittiano. Citiamo brevemente il maestro belga: “Così vediamo il mondo, lo vediamo come al di fuori di noi, anche se è solo da una rappresentazione mentale di esso che facciamo esperienza dentro di noi”. Questa dichiarazione, di per se stessa, potrebbe rappresentare una recensione perfetta dell’opera in questione.

Nei minuti finali Kim Minjung allarga ulteriormente il campo, mostra brevemente il Museo della memoria sorto in loco, e nei titoli di coda ci elenca minuziosamente i luoghi mostrati. Una cosa apparentemente ovvia, ma qui da sottolineare perché tutto quanto detto è accessibile e ricostruibile dallo spettatore attento. Non siamo di fronte ad un’ermetica dimostrazione di arthouse ma, più semplicemente, al modo migliore possibile di rappresentazione visto il budget e gli elementi disponibili. Da questo punto di vista più ancora che negli altri precedentemente esposti, una vera lezione di cinema.

Info
The Red Filter is Withdrawn sul sito della Mostra di Pesaro.

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