A Night of Knowing Nothing

A Night of Knowing Nothing

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Film di chiusura del 32° FIDMarseille, già in anteprima alla Quinzaine des Réalisateurs, A Night of Knowing Nothing è un’opera militante della giovane filmmaker indiana Payal Kapadia che documenta le proteste degli studenti del suo corso di cinema, contro la deriva autoritaria e nazionalistica del governo Modi. Lottando nel nome di Pasolini e Godard, con il cinema che diviene strumento e fine di resistenza.

L è una studentessa del Film and Television Institute of India. La vediamo scrivere una lettera al suo fidanzato K, appartenente a una casta più alta, che è dovuto tornare al suo villaggio natale. Nel campus, nel frattempo, divampano le forti proteste studentesche contro la deriva autoritaria e nazionalistica del Governo Modi. Proteste represse brutalmente dalle forze dell’ordine. [sinossi]

L’India di oggi come l’Italia del 1968. Un collegamento fatto espressamente dalla giovane filmmaker indiana Payal Kapadia, rileggendo i fatti di cui è protagonista, le proteste studentesche contro il governo Modi, alla luce dei suoi riferimenti culturali, da Pasolini a Godard. Tutto questo nel suo lavoro militante A Night of Knowing Nothing, il suo primo lungometraggio, sviluppato come progetto del FIDLab, e proiettato in chiusura del 32° FIDMarseille, dopo l’anteprima alla Quinzaine des Réalisateurs in cui ha ricevuto l’Œil d’or quale miglior documentario del Festival di Cannes. La regista cita espressamente il poeta friulano, nella celebre poesia Il PCI ai giovani, sulla battaglia di Valle Giulia, nel momento in cui cerca di provare empatia per i poliziotti, figli dei poveri, costretti ad agire in quel modo per ordini superiori. Ma le scene mostrate in A Night of Knowing Nothing, soprattutto quelle della repressione violenta, sono straordinariamente simili anche ad altri episodi della nostra storia, come ai tristemente famigerati fatti di Genova 2001.

A Night of Knowing Nothing è un film militante nella sua stessa forma, nell’uso, esibito, della pellicola, e nella struttura a patchwork che mette insieme realtà e finzione, fiction, home movie e riprese delle contestazioni. Queste ultime in digitale, anche da cellulare, interrotte bruscamente dalla manganellata del poliziotto cui segue il buio, lo spegnimento della telecamera per nascondere il massacro che si sta compiendo. Già nel suo corto d’esordio, The Last Mango Before the Monsoon, Payal Kapadia mostrava interesse alla frammentazione dei formati alle riprese interne, in quel caso rappresentate da quelle di una telecamera piazzata su un albero in una foresta da dei naturalisti per catturare le immagini di animali selvatici. La macchina da presa è ora un’arma, di difesa, come per Friedrich “Fritz” Munro nel finale di Lo stato delle cose. La storia del paese, finito in una pericolosa deriva dispotica con il governo di Narendra Modi, irrompe nelle storie personali dei protagonisti, dove pure emerge la descrizione di una società dove ancora sopravvive la divisione in caste. Protagonisti che sono studenti del Film and Television Institute of India (FTII) di Pune, ora diretto da Shekhar Kapur, il regista passato da film trash di Bollywood, come Mr. India, a grandi produzioni internazionali quali Elizabeth o Le quattro piume.

Le agitazioni studentesche in India proseguono da vari anni con la scintilla innescata dal suicidio di Rohith Vemula, un dottorando che si vide tolta la borsa di studio per le sue attività a favore del libero accesso all’istruzione anche per i membri della caste inferiori. Con il governo Modi si è avuto un inasprimento delle tensioni. Quei fatti impongono alla stessa regista, che finora con i suoi tre corti si era mostrata incline a un cinema di poesia visiva, di elementi e natura, di nebbie che lambiscono le foreste e i villaggi, di cambiare parzialmente stile. Gli studenti, come lei, non possono che ribellarsi contro quel governo fascista, e manifestare per i diritti fondamentali, contro la privatizzazione selvaggia del sistema educativo, brandendo l’immagine di Gandhi, all’insegna del cinema di Godard e Pudovkin. Il linguaggio diventa un atto morale e politico, in bianco e nero, facendo anche uso di scritte alla Godard. Fino a mostrare la pellicola che brucia, metafora del cinema nel suo supporto materico originale, che arde, si consuma. A Night of Knowing Nothing è un’opera che trasuda di energia giovanile, un cinema di lotta e resistenza, e una lotta attraverso il cinema, che si esprime nella tenace opposizione a ogni sopruso come nella voglia di osare e sperimentare in campo artistico.

Info La scheda di A night of knowing nothing sul sito del FID Marseille.

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1 Commento

  1. STEFANO 19/08/2021
    Rispondi

    Bella recensione! Il problema che anche questo film indiano “di resistenza e di lotta” sarà purtroppo invisibile allo sguardo dello spettatore nel “bel paese”. Sarebbe importante fare una statistica di quanti film. avete recensito nei vari festival in giro per il mondo e poi distribuiti in Italia.
    Vi chiederei per invertire la rotta dei film invisibili “Che fare? “

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