Vengeance Is Mine, All Others Pay Cash

Vengeance Is Mine, All Others Pay Cash

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Vengeance Is Mine, All Others Pay Cash, Pardo d’Oro a Locarno, conferma lo stretto rapporto tra il festival ticinese e la produzione del sud-est asiatico (nel 2014 vinse il filippino Lav Diaz, nel 2018 il singaporiano Yeo Siew Hua). Il film consacra anche il regista Edwin, alla sesta avventura dietro la macchina da presa, qui alle prese con un mélo che guarda al cinema di arti marziali, fondendo con estrema naturalezza pulsionalità ed emozioni, violenza e amore, in un’opera che disegna prospettive affascinanti per il cinema di genere, e sul genere.

Volontà di (im)potenza

Ajo Kawir è un combattente che non teme nessuno, nemmeno la morte. La cosa che lo spinge furiosamente a combattere è un segreto: la sua impotenza. Quando si imbatte in Iteung, una combattente altrettanto tosta, subisce una sonora sconfitta e se ne innamora perdutamente. Riuscirà Ajo a vivere felice e contento con Iteung, e a conquistare la serenità? [sinossi]

L’annuncio del Pardo d’Oro assegnato all’indonesiano Vengeance Is Mine, All Others Pay Cash può aver sorpreso qualcuno – soprattutto coloro che non hanno seguito il Festival di Locarno, visto l’entusiasmo che il film ha generato fin dalla sua prima proiezione –, ma non fa che confermare il rapporto sempre più stretto sviluppatosi negli ultimi anni tra il principale riconoscimento della kermesse ticinese e le produzioni del sud-est asiatico: nel 2014 vinse infatti il filippino Lav Diaz con From What Is Before, mentre nel 2018 a trionfare fu il singaporiano Yeo Siew Hua con A Land Imagined. Un rapporto naturale, visto l’impegno portato avanti nel corso degli anni dalla sezione Open Doors, che nel 2021 ha compiuto diciannove anni e nell’ultimo triennio si è concentrata proprio su quella porzione di mondo da cui proviene anche Edwin, il quarantatreenne cineasta che con questo successo potrà forse in maniera definitiva rilanciare la propria carriera anche in occidente: dopo i fasti ottenuti con i primi due film (l’esordio Blind Pig Who Wants to Fly vinse il premio FIPRESCI a Rotterdam, il successivo Postcards from the Zoo fu il primo film indonesiano a prendere parte al concorso della Berlinale) Edwin è progressivamente scomparso dai radar europei e nordamericani, ripiegando su un mercato interno da cui ha ottenuto risposte mutevoli, come testimonia ad esempio l’insuccesso commerciale di Aruna & Her Palate, sua ultima sortita registica prima di Vengeance Is Mine, All Others Pay Cash. L’approdo in concorso a Locarno, dunque, segnava già in gran parte una sorta di “rinascita” per il cineasta, e l’ambizione di tradurre in immagini il romanzo del 2014 dello scrittore indonesiano Eka Kurniawan (chi volesse può trovarlo nel catalogo Marsilio con il titolo Mia è la vendetta, insieme a un altro romanzo di Kurniawan, La bellezza è una ferita) testimoniava la volontà di riprendersi lo spazio che una decina di anni fa sembrava essere destinato a lui. La vittoria del Pardo d’Oro in questo senso chiude un ideale cerchio.

Dopotutto è sufficiente l’incipit di Vengeance Is Mine, All Others Pay Cash per rendersi conto della portata autoriale, ma anche della coraggiosa sfida che Edwin lancia a se stesso, e in seconda battuta agli spettatori: a bordo di motorette si gioca una disfida a mo’ di rubabandiera, nella quale è ovviamente implicato l’eroe di turno, Ajo Kawir, del tutto ignaro del concetto stesso di “paura”. Ma a mancare davvero al ragazzo non è tanto lo spirito di conservazione, quanto la reale capacità virile: Ajo Kawir è infatti impotente. Questa rivelazione è anche il grimaldello messo in mano allo spettatore/scassinatore, che deve confrontarsi con un protagonista in tutto e per tutto pronto all’agone, alla sfida, temerario di fronte alla morte eppure impossibilitato a svolgere la funzione maschia per eccellenza. Inevitabile dunque che il film si tramuti anche in un pamphlet anti-machista, sviluppato per di più in una terra in cui il ruolo dell’uomo è ancora visto come dominante: Edwin riesce a cogliere nelle radici del racconto di Kurniawan – che adatta di proprio pugno la sceneggiatura – il discorso politico che partendo dal crimine per eccellenza della nazione (il massacro ordito da Suharto nei confronti di comunisti o supposti tali) attraversa decenni di vita indonesiana rimanendo sempre sul crinale che divide la violenza alla passione, e spesso optando per una miscela delle parti. Così come il film racconta una disperata e dolcissima storia d’amore ricorrendo in maniera sistematica alla violenza, al raptus, all’impossibilità concreta di relazione – per motivi fisici, ma in realtà anche e soprattutto per motivi sociali –, allo stesso modo incarna nel suo stesso esistere il motto poco rispettato dell’Indonesia, quel “molti, ma uno” che dovrebbe stare a significare l’unità nella diversità. Sulla diversità si interroga proprio Edwin, cercando in ogni passaggio del film di trovare il punto di fusione tra istanze ed espressioni artistiche tra loro lontane, quando non direttamente antitetiche: il suo è un sarcastico, violento, disperato, notturno, ironico/erotico détour sull’immaginario del sud-est asiatico (ma in verità panasiatico) e sul riflesso che nel corso del tempo ha rispedito in occidente.

Con una libertà espressiva che non appare mai programmatica ma sembra muoversi al ritmo della sarabanda umana e sentimentale che attraversa il racconto, Vengeance Is Mine, All Others Pay Cash si immerge nel racconto popolare, con tutte le sue pulsioni e la rappresentazione vivida del desiderio, cercando di non disperdere le traiettorie personali di Edwin. Quel che ne viene fuori è un’opera che fiammeggia nel buio, crepita come le giunture in moviola dei b-movie ma riesce anche a raccontare l’oggi, la necessità di una discussione sull’io e sul suo significato, e sulla necessità di combattere un pensiero unicamente fallocentrico. In questo modo Vengeance Is Mine, All Others Pay Cash è sia una appassionante digressione sul cinema di genere, sia una rilettura priva di compromessi sul genere, sul suo significato – al di là dell’incapacità sessuale di Ajo Kawir la straordinaria fisicità di Ladya Cheryl, che interpreta il personaggio di Iteung, è del tutto propedeutica a un simile discorso –, e sui luoghi comuni che lo codificano. Edwin raggiunge la sua consacrazione dirigendo un’opera quasi impossibile da contenere in spazi preordinati, e sanguinante nella sua rappresentazione di un mondo in divenire pronto a spazzare via l’esistente, e le sue regole stantie.

Info
Vengeance Is Mine, All Others Pay Cash sul sito del Locarno Film Festival.

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