Californie

A tre anni di distanza da Butterfly Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman tornano alla regia con Californie, continuando a lavorare sul territorio di Torre Annunziata e su una ragazza che vorrebbe diventare pugile: in questo caso è Jamila. Un lavoro di quattro anni che cerca di cristallizzare la crescita di una bambina, scoprendone ansie e desideri. In concorso alle Giornate degli Autori.

La nobile arte

La storia di Jamila dai 10 ai 14, dagli allenamenti in palestra a Torre Annunziata perché vuole diventare pugile al disinteresse per la scuola, passando per i conflitti con i genitori di origine marocchina al lavoretto da parrucchiera che le dà identità in un momento difficile: una ragazzina straripante, piena di vita ma anche di fragilità di fronte a continue (e precoci) scelte. [sinossi]

“Il mio sogno è essere la compionessa del mondo e fare la parrucchiera” dice Jamila (Khadija Jaafari) all’inizio del film quando, bambina, si allena in palestra per diventare pugile: i registi Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman sono giustamente rimasti folgorati da Khadija, incrociata in una sala per boxeur di Torre Annunziata durante le riprese del loro lavoro precedente, Butterfly (2018), dedicato a Irma Testa che quest’anno ha vinto il bronzo nel pugilato femminile (pesi leggeri) alle Olimpiadi di Tokyo mentre in Butterfly la vedevamo alle Olimpiadi di Rio, prima italiana pugile della storia. Una brevissima apparizione di Irma Testa è anche all’inizio di Californie che, tra il documentario e molta finzione, torna a “riprendere” il volto e la fisicità di quella bambina che aveva affascinato i registi, che ora le dedicano un bel film basato in parte sul suo vissuto e in parte chiaramente scritto ma di cui lei è comunque forza motrice e, letteralmente, organica.

Girato nel corso di 4 anni in cui si raccontano con efficacia, ottima capacità di sintesi e messa a fuoco dei conflitti, le tante scelte che una bambina (in un contesto non proprio agevole) deve compiere, Californie osserva una ragazzina crescere mostrando i realissimi cambiamenti del corpo, i mutevoli desideri e le repentine decisioni adolescenziali che sembrano irrilevanti e invece possono determinare il futuro. Jamila è di origine marocchina e i suoi genitori si arrabattono come possono per mettere assieme il pranzo con la cena; la ragazzina ha anche una sorella maggiore e un fratello grande che va presto via di casa mentre negli anni nasce anche un nuovo fratellino e la famiglia deve fronteggiare svariate difficoltà. Jamila parla quasi solo napoletano stretto, è quello che si direbbe un “maschiaccio” e una forza della natura: a prima vista determinatissima e di certo ribelle, fa un po’ come le pare in tutte le situazioni, combinando anche guai (uno dei quali avrà conseguenze assai spiacevoli per sua madre) ma nascondendo un lato fragile che non vuole mostrare e che la macchina da presa inquadra talvolta nelle “cesure” tra un anno e l’altro, quando la vediamo rattristarsi o piangere, da sola o con un estraneo rispetto al suo mondo (un assistente sociale). Da un anno all’altro le cose mutano infatti velocemente e, appunto, fisicamente; il film, con episodi penetranti (il rifiuto della scuola è raccontato in due scabre eppure espressive scene “parallele”, a distanza di un 12 mesi ed entrambe di una manciata di secondi) riesce a farci percepire a fondo le ragioni insondabili ma furibonde dell’adolescenza e un’autodeterminazione che una vita non facile né agiata impone come legge di sopravvivenza. Non vedremo Jamila fare la pugile ma la vedremo fare la parrucchiera: la parte più significativa e cospicua del film si sviluppa infatti nel suo tredicesimo anno di età quando, pressoché abbandonata la scuola, Jamila si sente adulta, inserita e autonoma perché una parrucchiera di Torre Annunziata la prende come aiutante, in verità sfruttandola parecchio e senza alcun interesse per la sua educazione (la ragazzina dovrebbe infatti terminare le scuole dell’obbligo). In questa parte del film, Jamila pare aver trovato un precario equilibrio in grado di darle però quell’emancipazione dalla famiglia e dagli istituti normativi che sembra cercare fin dalll’inizio e senza dover attingere all’arte di arrangiarsi come precedentemente l’abbiamo vista fare. Assieme al lavoro arriva anche la prima cotta e il primo cellulare di proprietà, non più scroccato alla sorella, e il film è molto brillante anche nel modo di mettere in scena l’uso del cellulare dei giovanissimi che vivono di selfie, like, balletti per tik tok, rendendo ancora più “disconnesse” la forma esteriore e l’emotività profonda con i suoi bisogni. Con cui, però, alla fine la protagonista dovrà fare i conti.

Girato sempre accanto a Khadija/Jamila, visivamente curato e naturalistico come un documentario, neorealista e armoniosamente connivente con i corpi messi in scena, Californie non indulge neanche per un istante nel mostrare il «contesto disagiato», è molto distante da qualsivoglia pietismo ed è condito al contrario da tanta (magari amara) ironia. Basti pensare che il titolo del film deriva dall’insegna, mal eseguita, del negozio della parrucchiera cui Jamila presta servizio e che si doveva chiamare «California» ma la cui targa è stata declinata erroneamente al plurale. Certo il contrasto tra le strade di Los Angeles e il negozio di Torre Annunziata è programmatico anche nel misurare la distanza ambientale, ma Californie non è una storia di marginalità portata in scena con toni spenti ma anzi un racconto vivo, pulsante, punteggiato di scene persino comiche (come il finto mal di denti della protagonista) che volgono poi a una conclusione ineluttabilmente mesta, al risultato non voluto, come quella targa sbagliata appunto. I cambi di registro ben calibrati e i contrasti tra intenzioni e risultati lasciano talvolta un groppo in gola senza ricattare lo spettatore e al contrario divertendolo nel seguire le peripezie della nostra eroina. Il film è capace di coinvolgere e far immergere, in soli 80′, nelle “fasi” dell’esistenza di Jamila scandite in momenti che, messi in fila, inanellano a dire il vero una serie di disillusioni ma senza drammatizzarle pateticamente e tenendo fermo un solo climax emotivo (la conversazione con l’assistente sociale) da cui scaturisce una maturazione che avvicina affettivamente Jamila alla famiglia, ai cui problemi spesso non pare aver prestato troppa attenzione come capita del resto a tutti i ragazzini. Jamila esibisce sfrontatezza, sicurezza, ha sempre la battuta pronta ma è una persona che deve trovare la propria misura e ogni nuovo inizio, compreso ovviamente il finale, è ancora relativo e parziale sebbene le strettoie del tempo limitino di anno in anno le possibilità. Un bel documentario di creazione giocato sui contrasti sentimentali, su incongruità narrate con grazia, che parte dalla verità della protagonista per intessere un coming of age vero e proprio cui, in ogni caso, la giovane Khadija Jaafari dà corpo e voce in maniera incisiva, spontanea e ricchissima di sfumature.

Info
Californie sul sito delle Giornate degli Autori.

  • californie-alessandro-cassigoli-casey-kauffman-2021-01.jpg
  • californie-alessandro-cassigoli-casey-kauffman-2021-02.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Il programma delle Giornate degli Autori 2021

    Le Giornate degli Autori, sezione parallela e autonoma della Mostra del Cinema di Venezia, compiono diciotto anni entrando dunque nell'età "adulta". Per il secondo anno la direzione artistica è affidata a Gaia Furrer, che prosegue l'indagine di un'identità che è politica, cinematografica, sociale, e personale.
  • In sala

    butterfly recensioneButterfly

    di , Butterfly è il racconto, tra documentario e ricostruzione finzionale, della prima donna ad aver fatto parte della nazionale di pugilato italiana alle Olimpiadi, a Rio nel 2016. Un racconto di ascesa, caduta e riscoperta di sé. Un film estremamente interessante firmato da Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman.
  • Festival

    Venezia 2021Venezia 2021

    Recensioni, interviste e aggiornamenti dalla Mostra del Cinema di Venezia 2021, dall'attesissimo Dune ai film della Settimana della Critica, da Orizzonti ai film in concorso, da Sorrentino a Erik Matti...
  • Venezia 2021

    the stranger recensioneThe Stranger

    di Presentato alle Giornate degli Autori 2021, The Stranger (Al garib) rappresenta l'esordio al lungometraggio per Ameer Fakher Eldin, che ci porta a immergerci nella realtà delle alture del Golan, territorio occupato militarmente da Israele da oltre cinquant'anni.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento