Ultima notte a Soho

Ultima notte a Soho

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Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2021, Last Night in Soho (Ultima notte a Soho) è un oggetto imperfetto e travolgente, pieno di sconquassati detour, di cliché non sempre rivitalizzati, di energia creativa e scrittura sommaria e autoindulgente. Non il miglior film di Edgar Wright, più efficace quando deve vedersela con tipacci come Simon Pegg e Nick Frost, ma un divertissement a tratti abbacinante, vitale e seducente come le sue due protagoniste.

There are movie shows downtown

Arrivata da una tranquilla cittadina di campagna, Eloise sogna di diventare una fashion designer. Una notte riesce misteriosamente a catapultarsi negli anni Sessanta dove incontra Sandie, un’aspirante cantante di grande fascino. Ma il glamour non è esattamente quello che sembra: i sogni del passato iniziano a infrangersi e approderanno a qualcosa di molto più oscuro… [sinossi]
When you’re alone and life is making you lonely
You can always go – downtown.
When you’ve got worries all the noise and the hurry
Seems to help I know downtown.
Downtown, Petula Clark

Il cinema è una questione di sguardo. Non uno solo, non solo quello del regista. E allora uno spettatore che è anche regista può prendere A Venezia… un dicembre rosso shocking e Repulsion e farci altro, magari pescando a piene mani dai musical e giocando dal primo all’ultimo minuto col tema del doppio, del sogno e della realtà, della nostalgia e delle aspirazioni. Un doppio che è sdoppiamento, uno spumeggiante passo a due tra Thomasin McKenzie (Eloise) e Anya Taylor-Joy (Sandy). Belle, brave, traboccanti energia e creatività. Last Night in Soho/Ultima notte a Soho è un racconto di formazione, un musical, un horror psicologico e altro ancora. È il cinema un po’ mattacchione di Edgar Wright, qui più superficiale del solito. Prendere o lasciare.

Il film è scritto a quattro mani da Wright e Krysty Wilson-Cairns, sceneggiatrice in costante ascesa: Penny Dreadful e 1917 prima di Ultima notte a Soho, poi seguiranno The Good Nurse e soprattutto lo Star Wars di Taika Waititi. La scrittura, in realtà, sembra sia pregio sia limite di questa nuova avventura wrightiana, non deflagrante come Scott Pilgrim vs. the World o La fine del mondo (e nemmeno portatrice sana della comicità demenziale dei primi successi), ricca di idee e di eccentrici snodi narrativi, ma non sempre in grado di dare spessore ai personaggi e agli slittamenti da un genere a un altro. Nel tourbillon immaginifico di Ultima notte a Soho più di un aspetto è tirato via, ad esempio le dinamiche tra le compagne di corso, personaggi e situazioni che nel suddetto Scott Pilgrim avrebbero goduto di maggior fortuna.

Nel continuo gioco di specchi qualcosa si perde, viene sacrificato o risolto alla buona (la parabola discendente di Eloise), e la poderosa architettura spettacolare non riesce a mascherare più di un’allegra incongruenza e qualche frettoloso ritratto fin troppo caricaturale. Nulla di imperdonabile, anzi, anche perché tutto ruota attorno a Eloise\Sandy, a questa sorta di viaggio nel tempo, tra continui andirivieni, che si dimostra terreno fertilissimo per innestare generi e suggestioni a bizzeffe. Ad esempio, anche se abbozzato, è difficile restare impassibili di fronte all’omaggio alla Swinging London intrecciato al lento ma inesorabile scollamento tra la patina nostalgica e la ben più cruda realtà – in questo senso, la vita vera procede a braccetto con la settima arte e il film è il lungo addio per Diana Rigg, tra le icone dei Sixties. Come Terence Stamp, che proprio negli anni Sessanta spiccava il volo e iniziava a fare collezione di premi internazionali.

Ultima notte a Soho corre veloce come un musical, suona tutte le canzoni possibili, si crogiola nella complessità delle coreografie, nei continui ed eleganti giochi tra specchi e riflessi – chissà se Wright avrà visto Perfect Blue… Sul fronte orrorifico, al di là delle fonti d’ispirazione dichiarate dallo stesso Wright e delle citazioni sparse lungo la pellicola (La lunga notte dell’orrore, Le cinque chiavi del terrore e via discorrendo), le scelte estetiche sono più contemporanee e un po’ rimpiangiamo la consistenza degli effetti speciali dei bei tempi andati. Dettagli, anche perché vince la sovrabbondanza, come ci si può aspettare da Wright. Non esente da difetti, fin troppo semplificato nella scrittura, Ultima notte a Soho è però ambizioso nella messa in scena, nella continua ricerca dello spettacolo, nel suo voler rievocare tutto attraverso il frenetico susseguirsi di colori, suoni, emozioni primarie.

Info
Il trailer italiano di Ultima notte a Soho.
La scheda di Ultima notte a Soho sul sito della Mostra di Venezia 2021.

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