On the Job: The Missing 8

On the Job: The Missing 8

di

L’eclettico Erik Matti, idolo storico dei frequentatori del Far East, approda a Venezia 78, in concorso, con On the Job: The Missing 8, un film nel solco classico del grande cinema sul giornalismo, che il regista filippino contrappunta con commenti musicali stravaganti, ma c’è spazio anche per il ricordo delle vittime della dittatura di Marcos.

Tutti gli uomini del sindaco

Sisoy Salas è un giornalista filogovernativo, sostenitore del popolare sindaco della città di La Paz, Pedring Eusebio. Ma quando scompaiono i suoi colleghi del giornale locale – compresi il suo amico di vecchia data Arnel Pangan e il figlio – Sisoy è costretto a mettere in discussione le sue convinzioni politiche. Indaga tenacemente sul destino degli otto scomparsi, nonostante i depistaggi e le fake news per screditarli, e si avvicina alla verità, attirandosi le ire del sindaco Eusebio e della sua potente macchina politica. [sinossi]

Le sedi delle redazione di un giornale fanno parte dell’immaginario di tanto cinema hollywoodiano classico e di tanti vecchi telefilm. Ampi corridoi, stanze fumose, open space pieni di scrivanie e l’immancabile saletta privé racchiusa da vetrate con tendine veneziane. Sono spazi che il cinema ci ha consegnato come sacri, baluardi della democrazia e contraltare del potere politico corrotto, in una serie di opere che vanno da Park Row a Tutti gli uomini del presidente. Lo stesso tipo di spazio, sia fisico che simbolico, è quello della sede del La Paz Newspaper, il giornale fulcro delle vicende di On the Job: The Missing 8, l’ultima opera del popolare cineasta filippino Erik Matti in concorso a Venezia 78. Sono i media tradizionali i protagonisti del film, il giornale ma anche la radio. Ma siamo sempre nella piena modernità: i giornalisti scrivono i loro pezzi su Word, in radio si usano i podcast, e i social compaiono in vario modo nella narrazione. Ma Erik Matti vuole costruire un’opera cinematografica dal respiro classico, dove, per denunciare la corruzione diffusa abbiamo bisogno ancora di quell’informazione indipendente su carta stampata con inchiostro.

On the Job: The Missing 8 è il sequel di On the Job, presentato nel 2013 alla Quinzaine des Réalisateurs. Ma ora, Erik Matti nell’era Duterte, sposta il fulcro del film, dai detenuti fatti uscire per fare i sicari, al malaffare, alle connessioni criminali tra potere politico e finanziario. La ricerca dei missing, che sappiamo essere stati barbaramente assassinati occultando i cadaveri in una fossa comune, viene esplicitamente collegata ai desaparecidos lasciati dall’epoca delle leggi marziali e dalla dittatura di Marcos. Matti lo mette in bocca paradossalmente al personaggio del senatore Bernie Eusebio, il moralizzatore che si rivelerà a sua volta corrotto, figlio del cinico sindaco, un probabile riferimento allo stesso figlio di Marcos, egli stesso un senatore. Non ci si può fidare di nessuno. Matti non lesina di inserire immagini di repertorio, vere e crude, dei desaparecidos e dei cadaveri rinvenuti in fosse comuni, una dolorosa ferita ancora aperta nel paese dove il revisionismo è stato fatto proprio dalla compagine al potere. Il ‘compagno’ Erik Matti poi identifica gli spregevoli villain del film come rigorosi anticomunisti. Nel finale del film un cartello ci avvisa che stiamo per lasciare La Paz, una tangentopoli filippina, una terra del malaffare. Un cartello che echeggia il senso dell’ultima, celebre battuta del polanskiano Chinatown: «Lascia perdere Jake, è Chinatown».

On the Job: The Missing 8, oltre a rappresentare un capitolo di cinema e giornalismo, rappresenta un thriller di ottima fattura, dove Matti infonda tutto il suo eclettismo in salsa filippina nella messa in scena. Macchine a mano nervose, schermi divisi in due o tre. Il villain ripreso mentre striglia i cavalli, o il personaggio con il gigantesco diorama per trenini giocattolo. Ma soprattutto il Matti touch si trova nella colonna sonora, con musiche bizzarre, pop, usate nello stile da videoclip anni Ottanta, come contrappunto delle scene più forti, come quelle di tortura o l’impiccagione, con Green, Green Grass of Home, come a sdrammatizzare. In un carcere dove i reclusi indossano la t-shirt blu con la scritta “detenuto”, la mdp di Matti esplora gli spazi al ritmo di bizzarre musiche country. Non manca una versione filippina di Bella Ciao che accompagna il lungo momento in cui i protagonisti esaminano i filmati delle telecamere di sorveglianza, per scoprire il vero volto del senatore.

On the Job: The Missing 8 rappresenta un lavoro a budget relativamente alto per gli standard di Erik Matti, realizzato con i capitali della HBO Asia. E insieme al prequel On the Job, confluirà in una serie di sei parti, ognuna di un’ora, trasmessa a settembre su HBO GO a Hong Kong, Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Taiwan, Thailandia e Vietnam.

Info
On the Job: The Missing 8 sul sito della Biennale.

  • on-the-job-the-missing-8-2021-erik-matti-02.jpg
  • on-the-job-the-missing-8-2021-erik-matti-01.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Venezia 2021Venezia 2021 – Minuto per minuto

    Venezia 2021 e Covid Atto II. Tra film, file, tamponi e prenotazioni su Boxol (il vero protagonista della Mostra) si torna a pieno regime al Lido. Più o meno. Anche il nostro “Minuto per minuto” tornerà a pieno regime? Ai posteri bla bla bla…
  • Festival

    Venezia 2021Venezia 2021

    Recensioni, interviste e aggiornamenti dalla Mostra del Cinema di Venezia 2021, dall'attesissimo Dune ai film della Settimana della Critica, da Orizzonti ai film in concorso, da Sorrentino a Erik Matti...
  • Festival

    Venezia 2021 – Presentazione

    Alberto Barbera e il presidente della Biennale Roberto Cicutto hanno presentato in streaming la selezione di Venezia 2021. Un'edizione che sembra volersi prendere dei rischi, garantisce il ritorno del mainstream d'oltreoceano e apre gli spazi al cinema italiano.
  • AltreVIsioni

    On the Job

    di A Manila due detenuti, Tatang e Daniel, beneficiano segretamente di uscite occasionali dal carcere deliberate da politici corrotti che li assumono come assassini...
  • Far East 2013

    Tiktik: The Aswang Chronicles recensioneTiktik: The Aswang Chronicles

    di Tiktik: The Aswang Chronicles è la nuova avventura cinematografica del filippino Erik Matti, uno dei volti più noti agli affezionati cultori del Far East Film Festival di Udine. Stavolta il regista è alle prese con un horror vampiresco e demoniaco, non privo di spunti interessanti nonostante qualche debolezza.
  • Venezia 2021

    erik matti intervistaIntervista a Erik Matti

    Fautore di un cinema artigianale, il filippino Erik Matti ha esplorato tanti generi cinematografici. Con On the Job: The Missing 8 confeziona un'opera che si inserisce nel solco classico del cinema sul giornalismo. Lo abbiamo incontrato a Venezia 78, dove il film è stato presentato in concorso.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento