Notte romana

Notte romana

di

Con Notte romana il venticinquenne Valerio Ferrara si confronta con un archetipo narrativo: il rapporto di coppia impossibile, l’amore ostacolato dalle differenze sociali. Lo fa però da una prospettiva inedita, e soprattutto costringendo lo sguardo dello spettatore a una collocazione univoca, per poi provare a spiazzarlo. Notevole la prova attoriale di Lorenzo Aloi. Nel concorso di SIC@SIC alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia.

Se una notte d’inverno un pariolino

In un quartiere borghese di Roma, Paolo è al bar con i suoi amici, come ogni sera. Quando sta per andare a casa, arrivano due ragazzi minacciosi. Uno in particolare punta Paolo: è Gioacchino, sono tre mesi che cerca Paolo e finalmente l’ha trovato. Una storia d’amore impossibile tra un ragazzo borghese, una ragazza dell’estrema periferia e il suo fidanzato, un amore nato d’estate e finito in una calda notte d’inverno. [sinossi]

Da quando all’interno dei lavori della Settimana Internazionale della Critica di Venezia ha trovato spazio anche SIC@SIC, un concorso del tutto dedicato ai cortometraggi italiani, è stato possibile mappare con maggior precisione la produzione nazionale in fieri, e in qualche modo dunque anche farsi delle idee sul “cinema che verrà”. Nel corso del tempo, nella selezione capitanata dapprima da Giona A. Nazzaro e da quest’anno da Beatrice Fiorentino, ci si è imbattuti in cineasti pronti a confrontarsi con l’esperienza sulla lunga distanza, come testimoniano a mo’ d’esempio Letizia Lamartire, passata dal corto Piccole italiane all’opera prima Saremo giovani e bellissimi, e Hleb Papou che quest’anno in Cineasti del Presente al Festival di Locarno ha presentato Il legionario, versione lunga dell’omonimo cortometraggio ospitato da SIC@SIC nel 2017. Scorgendo il panorama proposto nell’edizione 2021 della Settimana della Critica ci si può legittimamente interrogare su cosa destinerà il futuro, prossimo o venturo che sia, ai sette registi scelti per darsi battaglia di fronte agli occhi della giuria – a trionfare nell’agone è stato Inchei di Federico Demattè. Se Rossella Inglese, Chiara Caterina e Tommaso Santambrogio hanno confermato quanto di buono già emergesse dai precedenti lavori, e Isabella Torre si sta preparando per il primo set di un lungometraggio (Ninfe, tra i produttori la Stayblack di Jonas Carpignano), a colpire con maggior forza lo sguardo sono stati Freikörperkultur di Alba Zari – a produrre la Slingshot Films di Manuela Buono –, e Notte romana di Valerio Ferrara. Con i suoi venticinque anni Ferrara è anche, insieme a Demattè, il più giovane tra i registi in competizione.

Contrariamente ad alcuni dei lavori già citati (Luna piena di Torre e Freikörperkultur di Zari, per esempio) Notte romana nasce e si sviluppa all’interno di una scuola di cinema, nello specifico il Centro Sperimentale di Cinematografia. Le produzioni del CSC, che fungono da saggi per gli studenti di tutti i corsi, non è raro incontrarle nella selezione della Settimana della Critica, ed è d’altro canto normale che vi sia una dialettica aperta tra la scuola di cinematografia di Stato e una realtà legata alle istituzioni com’è la Mostra di Venezia – per quanto com’è noto la SIC sia una sezione collaterale e del tutto autonoma, espressione del Sindacato Nazionale dei Critici Cinematografici Italiani. Nel corso degli anni arrivarono dal Centro Sperimentale i vari Il legionario di Hleb Papou, Piccole italiane di Letizia Lamartire, Le visite di Elio Di Pace, Cronache dal crepuscolo di Luca Capponi, Fino alla fine di Giovanni Dota, Amateur e J’ador di Simone Bozzelli, Il nostro tempo di Veronica Spedicati. Ferrara è dunque in qualche modo il prosecutore di una linea tracciata, e che ha dato molte soddisfazioni reciproche alle rispettive realtà. Al di là di ciò, cos’è Notte romana? Un film a suo modo piccolissimo, e non per la brevità: un istante, un momento, un attimo all’interno di una notte. Un ragazzo sta salutando gli amici con cui (non) ha passato la serata, ai tavolini di un bar, un po’ sfiancato da proposte poco allettanti: “serata live jazz a Testaccio”, è una delle tante, ma la risposta (“Testaccio sta in culo”) laconica contiene due verità, una geografica – i ragazzi si trovano a Roma Nord, nei quartieri della buona borghesia capitolina – e una sociale, perché non si scende fino a Testaccio, a un passo dalle zone popolari. Paolo, il protagonista, è dunque pronto a tornarsene a casa, sulla carta per studiare per un esame ma in realtà – e gli amici lo hanno capito, e gli reggono il gioco – perché si sta frequentando con una ragazza, che però per ora si rifiuta di presentare alla sua cerchia. Proprio mentre si sta incamminando arriva però tutto trafelato un motorino con a bordo due ragazzi: dal modo di parlare e dagli abiti che indossano si percepisce già la distanza dal mondo che è stato suggerito fino a un secondo prima. È una scintilla, nel buio della notte.

Notte romana non lavora per accumulo, né cerca una stratificazione narrativa apparente. Lo schema è chiarissimo e dichiarato, e sembrerebbe a uno sguardo disattento provenire dal gag di qualche youtuber o comico televisivo: Roma Nord contro Roma Sud, ricchi contro poveri, colti contro ignoranti, borghesia contro proletariato. Ci si fermasse qui si potrebbe davvero pensare a uno scherzo di cattivo gusto, o a voler essere meno estremi a una semplificazione esagerata. Ma la radicalità di uno schieramento così netto è solo la base da cui parte Ferrara, che ha accompagnato lo spettatore con un leggiadro movimento di macchina fino al tavolo in cui si trovano Paolo e i suoi due amici ma quando la pace viene interrotta dall’elemento esterno (e alieno) si trova “costretto” alla camera ravvicinata, e al campo controcampo – per quanto spesso dissimulato per creare un maggior senso di movimento, e dunque di caoticità. Ferrara, prendendo spunto da una narrazione così classica che si potrebbe perfino tornare a Shakespeare, fatte salve le inevitabili distanze autoriali, trova la propria dimensione registica in un’opera breve ma sempre dialettica, che utilizza la base di partenza, le sue radici, per orchestrare un discorso che esula dalle contrapposizioni succitate per allargarsi al racconto di un ragazzo che è abituato alla “gestione” del proprio spazio/tempo ma non sa relazionarsi con il mondo, e con la morale che quel mondo in modi differenti pretende. Paolo, a cui sembra quasi aderire fino a un certo punto lo sguardo di Ferrara, è in realtà radiografato in pochi minuti con una spietatezza non priva di estrema empatia, e dolore. Perché è lui l’elemento debole, è lui a mancare di coraggio, sia con la sua comitiva che con la ragazza che forse pensa di amare. In una decina di minuti Notte romana inizia a lavorare lo spettatore, con un nitore del racconto umano che cresce e amplifica l’assordante silenzio che sovrasta il cicaleccio su cui si è aperto il cortometraggio. Nella tana si è intrufolato un nemico, che seppur scacciato ha stravolto il territorio. Ora Paolo è solo e piangente nella notte, il mondo alieno è svanito via lasciando al posto della minaccia e del desiderio solo il vuoto. La geografia umana tratteggiata da Valerio Ferrara, anche per merito dell’intensa interpretazione di Lorenzo Aloi, è alla deriva nella notte, non più al sicuro.

Info
Notte romana sul sito della SIC.

  • notte-romana-2021-valerio-ferrara-01.jpg
  • notte-romana-2021-valerio-ferrara-02.jpg

Articoli correlati

  • Venezia 2021

    a chiara recensione cortoA Chiara

    di A Chiara di Jonas Carpignano non è la "versione breve" del lungometraggio omonimo, ma la dimostrazione di una dinamica lavorativa, di una prassi del cinema che nasce dalla conoscenza e dalla relazione umana per svilupparsi in narrazione in un secondo momento.
  • Venezia 2021

    Venezia 2021 – Bilancio

    Venezia 2021, ritorno in sala e alla dimensione collettiva per migliaia di persone, è stato un momento di passaggio forse cruciale, e per questo è necessario che si mettano sul piatto della bilancia tutti gli elementi, siano essi degni d'elogio o portatori di criticità.
  • Venezia 2021

    Zalava vince la Settimana Internazionale della Critica 2021

    È Zalava dell'iraniano Arsalan Amiri il vincitore della trentaseiesima edizione della Settimana Internazionale della Critica. Per il film arriva anche il riconoscimento della giuria FIPRESCI. Il miglior cortometraggio è Inchei di Federico Demattè.
  • Venezia 2021

    zalava recensioneZalava

    di Demoni, superstizione, l’autorità costituita che cerca di scardinare vetuste credenze e la scienza in mezzo, a tentare una (impossibile) mediazione. Zalava dell’esordiente Arsalan Amiri, in concorso alla SIC 2021, è cinema con un animo da B-movie e una cura dei dettagli di primo livello.
  • Venezia 2021

    Eles transportan a morte recensioneEles transportan a morte

    di , Eles transportan a morte segna l'esordio al lungometraggio per Helena Girón e Samuel M. Delgado, galiziana lei e di Tenerife lui; un viaggio a ritroso nel passato fino all'anno della scoperta dell'America, in concorso alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia.
  • Venezia 2021

    mother lode recensioneMother Lode

    di Un regista italiano, una coproduzione europea, un viaggio dall’altra parte del mondo sulle orme del lavoro, della sussistenza, dello sradicamento dai propri affetti. In concorso alla Settimana Internazionale della Critica 2021, Mother Lode di Matteo Tortone colpisce al cuore e lascia il segno.
  • Venezia 2021

    A Salamandra

    di In concorso alla Settimana Internazionale della Critica 2021, A Salamandra di Alex Carvalho rifugge dallo sguardo “colonialista” sempre in agguato quando l’Europa incontra il Sudamerica, e regala personaggi di spessore.
  • Venezia 2021

    Mondocane (2021) di Alessandro Celli - Recensione | Quinlan.itMondocane

    di Apprezzabile tentativo di parabola post-apocalittica all'italiana, Mondocane di Alessandro Celli racconta un'umanità randagia scaturita dalla chiusura dell'acciaieria di Taranto. Ma tra gang di ragazzini, sbirri di pattuglia e un luciferino boss incarnato da Alessandro Borghi, il disordine regna sovrano.
  • Venezia 2021

    karmalink recensioneKarmalink

    di Karmalink è l'opera prima di Jake Wachtel, statunitense di nascita ma apolide per vocazione, che firma una vera anomalia: un film di fantascienza in Cambogia. Film d'apertura fuori concorso alla Settimana Internazionale della Critica.
  • Festival

    Venezia 2021Venezia 2021 – Minuto per minuto

    Venezia 2021 e Covid Atto II. Tra film, file, tamponi e prenotazioni su Boxol (il vero protagonista della Mostra) si torna a pieno regime al Lido. Più o meno. Anche il nostro “Minuto per minuto” tornerà a pieno regime? Ai posteri bla bla bla…
  • Festival

    Venezia 2021 – Presentazione

    Alberto Barbera e il presidente della Biennale Roberto Cicutto hanno presentato in streaming la selezione di Venezia 2021. Un'edizione che sembra volersi prendere dei rischi, garantisce il ritorno del mainstream d'oltreoceano e apre gli spazi al cinema italiano.
  • Venezia 2021

    Settimana della Critica 2021 – Presentazione

    Il programma della Settimana della Critica 2021 è stato presentato a Roma dalla delegata generale Beatrice Fiorentino, al primo anno alla guida del comitato di selezione. L'obiettivo resta invariato: mappare il mondo alla ricerca degli esordi più interessanti.
  • Festival

    Venezia 2021Venezia 2021

    Recensioni, interviste e aggiornamenti dalla Mostra del Cinema di Venezia 2021, dall'attesissimo Dune ai film della Settimana della Critica, da Orizzonti ai film in concorso, da Sorrentino a Erik Matti...
  • Berlinale 2022

    le variabili dipendenti recensioneLe variabili dipendenti

    di Lorenzo Tardella con Le variabili dipendenti racconta la fine dell'infanzia, i primi turbamenti erotici, la difficoltà a comprenderli e viverli. Un lavoro intimo, dominato da una regia che accarezza i suoi personaggi eppure non respinge un'asprezza di fondo. In Generation alla Berlinale 2022.
  • Cannes 2022

    il barbiere complottista recensioneIl barbiere complottista

    di Il barbiere complottista è il saggio di diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia per Valerio Ferrara, che solo pochi mesi fa aveva portato alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia il corto Notte romana; una commedia sarcastica, che prende spunto dalla paranoia complottista dilagante per cercare anche di raccontare la dipendenza dalla “rete sociale”.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento