The Last Duel

The Last Duel

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Presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia 2021, è approdato nelle sale italiane The Last Duel, ennesima dimostrazione della solidità e spettacolarità (anche quando trattenuta) del cinema di Sir Ridley Scott. Il duello del titolo, poderoso e brutale, è la cornice di un racconto che si poggia su una tripartizione dai riflessi kurosawiani e che guarda evidentemente alla sempiterna e quindi attuale questione di genere. Ritroviamo Matt Damon e Ben Affleck nel doppio ruolo di attori e sceneggiatori, coadiuvati dalla penna di Nicole Holofcener, ma brillano anche Adam Driver e Jodie Comer.

Mi sento morire, morire per te

Basato su fatti realmente accaduti, il film fa luce sulle ipotesi a lungo tenute per vere riguardo all’ultimo duello legalmente autorizzato in Francia, disputato tra Jean de Carrouges e Jacques Le Gris, due amici diventati acerrimi rivali. La moglie di Carrouges, Marguerite, viene brutalmente aggredita da Le Gris, ma questi respinge l’accusa. Tuttavia la donna rifiuta di stare zitta e si fa avanti per accusare il suo aggressore: un atto di coraggio e di sfida che mette a repentaglio la sua vita. Ne segue un estenuante duello a morte che mette il destino dei tre nelle mani di Dio… [sinossi – labiennale.org]

«È un’opera che fa riflettere, e ne sono particolarmente orgoglioso». Al di là della prevedibile e giusta promozione del proprio film, quel riflettere pronunciato non a caso da Ridley Scott ci ricorda una cosa semplicissima: l’industria dei sogni, a volte in maniera illuminata e a volte impantanandosi nella fanghiglia della retorica, ha sempre cavalcato questioni sociali e politiche. E lo ha fatto, spesso, senza perdere di vista qualità e intrattenimento, inoculando tra le pieghe del genere scelto, dalla fantascienza al peplum, anticorpi democratici più o meno efficaci. In questa tradizione si incanala The Last Duel, scritto da Matt Damon, Ben Affleck e Nicole Holofcener, impreziosito dalla fotografia di Dariusz Wolski, dal montaggio di Claire Simpson e, last but not least, dalla regia impeccabile di Scott. Perché l’industria dei sogni, anche furbescamente, sa che il contenuto deve essere sorretto da una forma impeccabile per resistere alle maree avverse (si vedano alcune reazioni critiche abbastanza stizzite) e alle sabbie del tempo (seppur ammirevole, non è l’afflato democratico a rendere immortale La parola ai giurati).

Ritroviamo Damon e Affleck, affiancati da Adam Driver e Jodie Comer, in una tragica giostra di ruoli, cadenzata da una tripartizione narrativa che riporta inevitabilmente a uno dei tanti capolavori di Akira Kurosawa. Non solo, o non proprio, come sottolinea Sergio Sozzo su Sentieri Selvaggi: «la struttura che riavvolge per ben tre volte (troppe?) la vicenda narrata, alternando i punti di vista dei due scudieri e della donna, non è insomma un omaggio a Rashomon quanto a serie dalla narrazione eccentrica come la capostipite The Affair». Non è una questione secondaria, ma la sostanza della pellicola non cambia, semmai la sua genesi e derivazione: resta la messa in scena dei tre punti di vista, della ripetizione al maschile, nuovamente al maschile e poi finalmente al femminile degli stessi avvenimenti, uno stratagemma narrativo che non vuole essere salvifico (Jean) o addirittura romantico (Jean-Marguerite), ma che fotografa con spietata precisione il non-ruolo delle donne nel Basso Medioevo con l’evidente intenzione di riallacciarsi alla nostra epoca, alla questione di genere, alle istanze del #MeToo.

Al di là del giudizio di dio, perfettamente in linea con la brutalità di una società immersa fino al collo nel fango e nel sangue, e anche al di là del destino delle donne, possedute come oggetti, di The Last Duel ci interessa soprattutto la felice convivenza tra clava e fioretto, tra la scrittura meticolosa dei tre sceneggiatori (accompagnata da una scelta ammirevole del cast: funzionano tutti, soprattutto il contrasto Damon-Driver, che è prima di tutto fisico e di metodo) e il lavoro dell’altra fertile triade Scott-Wolski-Simpson, forse la miglior squadra possibile per mettere in scena con crudo e antiretorico realismo battaglie e duelli. Sono quel fango e quel sangue, che restano appiccicati agli uomini anche durante elitari baccanali, a determinare i destini di tutti i personaggi, persino dei re. Con buona pace della letteratura cavalleresca, la brutalità è la normalità, come il possesso, l’abuso (illuminante la sequenza della festa con Pierre d’Alençon e Jacques Le Gris) e l’inevitabile e quasi naturale stupro. Duby & Perrot restano sempre letture consigliatissime.

Info
La scheda di The Last Duel sul sito di Venezia 2021.
Il trailer italiano di The Last Duel.

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