Trafficante di virus

Trafficante di virus

di

Cavalcando l’improvvisa popolarità mediatica di Ilaria Capua e ispirandosi a un suo libro autobiografico, Trafficante di virus di Costanza Quatriglio propone una piatta agiografia dai toni molto convenzionali, dove i conflitti sono ridotti al massimo grado della semplificazione. Con Anna Foglietta. Fuori concorso al Torino Film Festival 2021.

Mamma mia quant’è brava

Fine anni Novanta. Giovane virologa e ricercatrice che mal sopporta gli ambienti accademici e le sue dinamiche, Irene Colli dà battaglia per migliorare le condizioni di lavoro del proprio dipartimento. Su di lei, però, è in corso un’indagine per traffico di virus, e il suo stesso dipartimento sembra più che interessata a metterla in difficoltà… [sinossi]

La pandemia Covid tuttora in corso ha registrato l’emergere di un inaspettato fenomeno mediatico: una materia oscura come la virologia, fino a poco tempo fa rigorosamente riservata agli specialisti, si è vista inopinatamente catapultata su uno scenario comunicativo globale, attribuendo una sconfinata visibilità, ben oltre la sovraesposizione, a un’infornata di virologi, immunologi, epidemiologi, e chi più ne ha più ne metta – fenomeno, peraltro, che ha assunto atteggiamenti vistosi e isterici molto più in Italia che nel resto del mondo. Abituale divulgatrice scientifica del salotto televisivo di Giovanni Floris da ormai quasi due anni, Ilaria Capua è indubbiamente una delle figure più popolari di questa nuova e singolare ondata comunicativa. Tra le poche rappresentanti femminili apparse in tv, la Capua ha saputo conquistare una sua fedele fetta di pubblico televisivo, che specie nelle prime drammatiche fasi della pandemia le ha tributato una notevole stima e apprezzamento, soprattutto per i suoi toni pacati e concilianti – ancorché a volte usati, a onor del vero, per preconizzare terrificanti scenari futuri. Da tempo approdata in Florida per continuare le proprie ricerche dopo l’abbandono della natia patria italiana, Ilaria Capua ha avuto anche una breve esperienza parlamentare, eletta nel 2013 tra le fila di Scelta Civica, meteorico soggetto politico nato sotto l’egida di Mario Monti, all’epoca Presidente del Consiglio uscente. L’esperienza politica della scienziata fu poi interrotta per il sopraggiungere di un’indagine internazionale su un traffico di virus in un presunto accrocco tra mondo della ricerca e industria farmaceutica. Le accuse furono anche discretamente gravi, ma in breve risolte con il non luogo a procedere perché il fatto non sussisteva.

Fra le numerose figure di scienziati che popolano ormai in pianta stabile i salotti televisivi italiani da mattina a sera, Ilaria Capua è stata una delle più scaltre anche nella promozione della propria figura in varie direzioni multimediali. In breve tempo sono stati ripescati per celeri ristampe suoi libri già editi, così come sono apparse pubblicazioni editoriali di suo pugno del tutto nuove. Tra questi, spicca il racconto autobiografico «Io, trafficante di virus», pubblicato nel 2017 e trasformato adesso, con il titolo Trafficante di virus, in opera cinematografica per la regia di Costanza Quatriglio. Nei panni dell’ardimentosa Capua, il cui percorso è ricostruito dalla fine degli anni Novanta grosso modo fino ai nostri giorni sotto il nome fittizio di Irene Colli, l’autrice ha convocato Anna Foglietta, uno dei volti attualmente più popolari del nostro cinema di consumo. Prendendo le mosse da una sceneggiatura scritta a quattro mani dalla stessa Quatriglio con Francesca Archibugi (alla quale si deve il progetto originario del film), Trafficante di virus sceglie la mescolanza di generi, dispiegata su tre livelli temporali di racconto che tuttavia, a poco a poco, tendono a fondersi in un unico tracciato. Il film sceglie anche, invero, la struttura drammaturgica di un consueto e convenzionale ritratto agiografico, dove della vera Capua rimane probabilmente poco o niente, sepolta sotto ampie dosi di collaudato storytelling a tematica femminile. Nelle mani di Costanza Quatriglio, infatti, il profilo della virologa si allinea a un cumulo decisamente consunto di riflessioni su donna e società, in cui l’elemento debole non è tanto il cosa, ma il come. Se tuttora le donne incontrano indubbiamente maggiori difficoltà per affermarsi in ruoli strategici di potere (e ciò vale ovviamente anche per l’ambito della ricerca scientifica), è altrettanto vero che lo script di Quatriglio e Archibugi opta per le soluzioni più facili e anonime, tanto che in Trafficante di virus è abbastanza arduo individuare qualche elemento che distingua e identifichi fortemente l’esperienza di Capua da quella di milioni di altre figure femminili nel mondo, e in tutti i settori. Si respira aria, di più e soprattutto, di convenzione cinematografica, la più didascalica e semplificante, con ricadute di inefficacia non soltanto sulla pur volenterosa Anna Foglietta, ma anche sulla spartizione manichea dei personaggi, tra i quali si delineano alcuni “cattivi” ai limiti della macchietta nella loro unilateralità. In sostanza, l’intrico umano e giudiziario in cui cade la protagonista sarebbe perlopiù ascrivibile a un mondo accademico italiano in cui pullulano invidie e protagonismi, e l’Irene Colli della Foglietta finisce per pagare dazio a un dipartimento dove abbondano le serpi in seno. L’Italia detesta l’eccellenza, preferisce una più uniforme e rassicurante mediocrità, in cui tutti possano sentirsi confortati dal valore degli altri, mai troppo superiore al proprio. E, se capita qualcuno davvero bravo e determinato, si fa in modo di metterlo nelle condizioni di non nuocere all’ambiente e alle sue collaudate dinamiche mortificanti.

Per giungere a questo peana in favore dei cervelli in fuga, Quatriglio opta comunque e sempre per gli strumenti più semplici e immediati, riportando i conflitti alla bidimensionalità, all’immediata intelligibilità, al servizio di un pubblico che non vuole ambiguità o sfumature. Alla fine, ciò che ne esce davvero mortificato è il piacere di incontrare, nel cinema, un racconto ben strutturato e appassionante. Anche perché, negli isterismi e nei piagnistei di Irene Colli, distesi lungo una durata narrativa vistosamente ridondante e fuori misura, finisce per dileguarsi qualsiasi empatia. Non combattiamo mai a fianco di Irene, non siamo mai veramente conquistati dal suo profilo fiero e discreto. A dirla proprio tutta, del suo destino e di come potrà concludersi la sua vicenda giudiziaria, ce ne importa proprio pochino. E a un certo punto sale prepotente alla nostra coscienza la certezza che fuori dall’attuale situazione pandemica non sarebbe mai venuto in mente a nessuno di realizzare un film del genere. Detta così sembra una tautologia, ma è altrettanto vero che Trafficante di virus finisce per assumere i tratti di un instant-movie, genere molto popolare lungo i nostri anni Ottanta e oggi piuttosto in disuso. Genere, peraltro, non particolarmente glorioso, poiché i film costruiti sul racconto di una verità così recente e stringente rischiano spesso di essere sconfessati nel rapido volgere di qualche tempo, trasformandosi velocemente in lettera morta. E d’altra parte il film della Quatriglio non ha neanche la potenza di elevarsi a riflessione assoluta, fuori dalla contingenza e senza timore del tempo che passa. Non giova, oltretutto, all’impianto globale del film il costante ricorso a dialoghi dove trionfa il senno di poi, con copioso utilizzo di termini purtroppo a noi molto noti negli ultimi due anni (lì piazzati per solleticare il pubblico nelle sue recenti competenze acquisite) e incessanti riferimenti a sovrapposizioni concettuali tra precedenti pandemie e l’attuale.

Al di là di specifici motivi cinematografici, Trafficante di virus appare un’operazione infelice anche per altre ragioni. Si tratta probabilmente di un cimento un po’ sbagliato alla radice, dal momento che affronta un personaggio notissimo e attuale, la cui vicenda umana e giudiziaria è davvero troppo recente per permettere una qualsiasi riflessione critica, storicizzata e stratificata. Come i libri di Ilaria Capua rimessi prontamente in circolazione, così il film di Costanza Quatriglio risulta altrettanto una scaltra operazione di marketing, costruita su un personaggio di grande richiamo, intorno al quale si cuce un film di genericissimo impianto narrativo. Altro elemento abbastanza stonato è il fatto di aver preso le mosse da un libro autobiografico. In tal senso il film non può che assumere acriticamente il punto di vista della protagonista, e volente o meno il tono generale può soltanto piegare a un’uggiosa (e altrettanto generica) autocelebrazione. Prima o poi passerà (si spera) anche l’epoca dei virologi mediatici, e un domani sarà magari curioso riscoprire tutto questo bagaglio sconfinato di produzione comunicativa, che nel cinema sembra assumere un’inedita veste di racconto da telefoni bianchi applicato niente meno ché all’ambito della ricerca scientifica. Curioso, inedito. Non propriamente necessario.

Info
Trafficante di virus sul sito del TFF.

  • trafficante-di-virus-2021-costanza-quatriglio-02.jpg
  • trafficante-di-virus-2021-costanza-quatriglio-01.jpg

Articoli correlati

Array
  • Festival

    torino 2021Torino 2021

    Con Torino 2021, trentanovesima edizione del festival sabaudo, si torna in presenza dopo un anno vissuto a distanza, da remoto, attraverso la "rete". Il ritorno in sala per Torino segna la seconda annata sotto l'egida di Stefano Francia Di Celle.
  • Rome/Paris

    sembra mio figlio recensioneSembra mio figlio

    di Tra i film italiani inediti in Francia presentati ai Rencontres du Cinéma Italien – De Rome à Paris, Sembra mio figlio di Costanza Quatriglio, passato inosservato anche da noi, fa toccare con mano il dramma del popolo hazara, oggetto di persecuzioni e stermini.