Uscite in sala 23 dicembre 2021

Uscite in sala 23 dicembre 2021

La speranza, forse un po’ vana, è che il pubblico italiano si comporti diversamente da quello d’oltreoceano e premi West Side Story, capolavoro di Steven Spielberg che rischia di rimanere incredibilmente sottostimato. Con lui escono una commedia un po’ cattiva di Fernando León de Aranoa, gli italiani 7 donne e un mistero e Supereroi e Sing 2. Qualcuno saprà intaccare lo strapotere al botteghino dell’Uomo Ragno?

WEST SIDE STORY
di Steven Spielberg

Chi pensa che Spielberg abbia “rifatto” il film del 1961, o lo spettacolo musicale di Broadway, non ha idea di cosa sta parlando. Il suo West Side Story è un viaggio nel cinema, nel mondo scomparso e che ancora può resistere solo grazie all’immaginario. Un’opera straordinaria, straziante e filosofica, che travalica il senso della narrazione e si trasforma in pura arte, perfino astratta in alcuni passaggi. Imperdibile, anche se in molti inevitabilmente non lo comprenderanno.

Quando due componenti di gang rivali si innamorano tra di loro, ha inizio una guerra senza esclusione di colpi. La situazione rischia di precipitare. [sinossi]

IL CAPO PERFETTO
di Fernando León de Aranoa

A venti anni o poco meno da I lunedì al sole Fernando León de Aranoa e Javier Bardem si riuniscono per parlare di lavoro, e lo fanno posando lo sguardo sui padroni, e non sugli operai. Lo fanno con una commedia acida, fin troppo scritta – ma in punta di penna – e che non osa mai tracimare oltre l’ironia e puntare su qualcosa di più coraggioso, e forse estremo. Un film un po’ troppo preordinato e dunque ingessato, e forse predigerito.

Probabilmente i buoni capi di azienda non esistono e “The Good Boss” ce lo dimostra. Il film si svolge all’interno e intorno alla fabbrica Blancos, dove tutte le cose devono essere sempre in equilibrio. Dopotutto, producono bilance di tutte le forme e dimensioni. Lì, il capo apparentemente benevolo, Blanco, sta preparando la sua forza lavoro per un’imminente ispezione da parte di un gruppo in visita alle imprese locali per selezionarne una per un premio prestigioso. Ma far sembrare un’azienda in equilibrio e meritevole di un premio, non è una cosa semplice soprattutto se il capo è incline ai disastri. [sinossi]

7 DONNE E UN MISTERO
di Alessandro Genovesi

Genovesi elimina da principio una donna – la cuoca che nell’originale di François Ozon era interpretata da Firmine Richard – e si arrampica sugli specchi per rendere il tutto più adatto all’epoca #metoo (per stessa ammissione dell’autore). In realtà però non sa bene dove andare a parare, e il suo film non ha una vera forza espressiva, né alcunché da affermare. Completamente sprecata, tra l’altro, l’ambientazione in epoca fascista.

Ambientato nell’Italia degli anni ’30, il film racconta le concitate ore che seguono l’inspiegabile omicidio di un imprenditore, nonché marito e padre, al centro di un variopinto gruppo di donne che, dopo essersi riunite nella villa di famiglia per celebrare insieme la vigilia di Natale, si trovano costrette ad affrontare e rivelare l’un l’altra segreti e sotterfugi per cercare di risolvere un mistero che in qualche modo le riguarda tutte. Sono infatti tutte sospettate, chi sarà l’assassina? [sinossi]

SUPEREROI
di Paolo Genovese

Mamma mia quanto parlano i personaggi di Supereroi. Parlano sempre, in ogni occasione, in ogni situazione, anche quando è evidente che non sia in alcun modo necessario che venga pronunciato verbo. Tutto è un accumulo nel nuovo film di Paolo Genovese, nulla è davvero indispensabile. La coralità non funziona, la storia in quanto tale anche funziona a intermittenza. I fumetti sono messi lì in bella posa ma non servono mai a innervare il discorso estetico. Peccato.

Servono i superpoteri per amarsi tutta una vita, Anna e Marco lo sanno bene. Lei è una fumettista dal carattere impulsivo, nemica delle convenzioni; lui un professore di fisica convinto che ogni fenomeno abbia la sua spiegazione. A tenerli insieme è un’incognita che nessuna formula può svelare. [sinossi]

SING 2
di Garth Jennings, Christophe Lourdelet

Alla fine della fiera, nonostante la totale inutilità di questo secondo capitolo, Sing 2 è una delle uscite migliori della settimana, oltre a essere l’unica forse a poter davvero sperare di ottenere buoni riscontri al botteghino. Divertissement pop fine a se stesso, un po’ beota e un gran bel po’ prevedibile, ma almeno ce la si può spassare di quando in quando.

Buster Moon crede nel proprio gruppo di lavoro, non ha dubbi che Rosita, la maialina piena di figli, possa fare la protagonista di un grande musical, né che Gunter, il maiale nordico, possa inventare uno show all’altezza di Jimmy Crystal. Sì, perché è proprio a Redshore City, la capitale dello showbusiness, che Moon vuole andare, per convincere il famoso produttore che farebbe bene a scommettere su di loro. Poco importa se dovrà inventarsi uno stratagemma per arrivare al suo cospetto. E magari assumere la sua poco dotata figlia Porscha. E persino impegnarsi a riportare sul palco un mito della musica che non si fa più vedere da quindici lunghi anni: Clay Calloway. Ci sono vari modi di concepire un sequel dal punto di vista narrativo. Trattandosi di spettacolo e di competizione canora, Sing 2 sceglie giustamente di cavalcare il tema, puntando più in alto. Non più il teatro di provincia, dunque, dove Moon e la sua squadra hanno dimostrato di essere dei fuoriclasse assoluti, ma “la grande città”, dove non sono che dei provinciali, senza look e senza esperienza, costretti a dover dimostrare da capo di potercela fare, di avere la stoffa per impressionare un pubblico mille volte più ampio ed esigente. [sinossi]

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