Sugarland Express

Sugarland Express

di

Primo film diretto da Steven Spielberg e prodotto direttamente per le sale cinematografiche (Duel, pur distribuito nei cinema di mezzo mondo, era nato come film per la televisione), Sugarland Express si inserisce nel contesto della New Hollywood riprendendone alcune delle tematiche chiave – il road movie e il rapporto conflittuale con la legge – pur declinate già nell’ottica autoriale del regista, che riflette sull’infanzia perduta dell’America raccontando dei ragazzini mai cresciuti, e destinati alla disgrazia.

La pistola d’ordinanza

Nel Texas del 1969 la giovane Lou Jean Poplin è determinata a riprendersi il figlioletto di due anni, che è stato dato in affido mentre lei si trovava in carcere. Per raggiungere l’obiettivo fa evadere il marito Clovis dall’istituto di detenzione: dopo un breve inseguimento i due prendono in ostaggio un agente di polizia, Maxwell Slide. I tre, ora braccati dalla polizia dello Stato, si mettono in marcia verso Sugarland, la cittadina in cui ora vive il figlio della coppia. [sinossi]

Per quanto possa apparire un esercizio ozioso, è materia di dibattito quale opera di Steven Spielberg sia da intendersi come vero e proprio esordio (tralasciando ovviamente i lavori amatoriali diretti in totale indipendenza da ragazzo: uno di questi, Firelight del 1964 – di cui si trovano ancora stralci visionabili in rete –, trovò addirittura il modo di avere delle proiezioni pubbliche). Sugarland Express fu senza dubbio il primo titolo della sua filmografia pensato fin da subito per una distribuzione nei cinema, ma già Duel, pur prodotto dalla ABC, trovò spazio nelle sale di mezzo mondo. Sul piccolo schermo per di più il regista si era già distinto per aver diretto uno dei segmenti dell’episodio pilota della serie Mistero in galleria – l’episodio nell’episodio dal titolo Eyes: Spielberg all’epoca era appena ventunenne –, e anche il primo capitolo della saga seriale dedicata al detective Colombo, dal titolo Murder by Book, in italiano Un giallo da manuale. Eppure, per quanto chi scrive trovi in Duel il primo esempio di poetica compiutamente spielbergiana, è senza dubbio Sugarland Express il film che l’allora ventottenne regista sentì in tutto e per tutto suo, proprio per via di un immaginario che poco aveva – e avrà – a che fare con le ridotte dimensioni dello schermo domestico. Ideato in tutto e per tutto dal giovanissimo cineasta, che prese ispirazione a un tragico fatto avvenuto davvero nel 1969 in Texas, ma che nella trasposizione cinematografica viene naturalmente ricostruito e rimodellato, Sugarland Express ebbe non poche difficoltà a trovare una produzione. Il film, che ottenne poi un premio alla sceneggiatura nel maggio del 1974 al Festival di Cannes, Spielberg l’aveva già proposto nel 1969, a ridosso degli eventi accaduti, alla Universal Pictures, ottenendo un netto rifiuto, dettato sia dall’età del regista che dal retrogusto amaro e tragico della vicenda narrata. Fu solo dopo l’acclamazione degli addetti ai lavori per Duel e Un giallo da manuale che Spielberg poté tornare alla carica, sempre con la stessa major, riscuotendo una attenzione meno superficiale. Gli fu comunque richiesto di poter contare almeno su una star all’interno del cast e il regista scelse, per contrappasso rispetto alla progressione drammatica della storia, Goldie Hawn, stella nascente della commedia romantica (Fiore di cactus, M’è caduta una ragazza nel piatto, Il genio della rapina, Le farfalle sono libere) molto conosciuta anche dal pubblico televisivo per la sua partecipazione allo show Rowan & Martin’s Laugh-In. Nel coraggio di una scelta così contraria alla prassi si può già comprendere la forte personalità di Spielberg.

Incastonato tra due punti di svolta fondamentali del thriller, lo scontro tra uomo e macchina in Duel e tra uomo e natura ne Lo squalo, a un passo dalla rivoluzione del rapporto tra l’industria hollywoodiana e il commercio – che nascerà proprio dal film con protagonista il carcarodonte per poi trovare la sua definitiva riscrittura anche con Incontri ravvicinati del terzo tipo e soprattutto E.T. L’extraterrestre, Sugarland Express è il film che con maggior forza lega l’esperienza registica di Spielberg all’acme della New Hollywood: lo testimonia in primis la scelta del road movie, che rimanda ovviamente a Easy Rider ma trova le sue radici soprattutto in opere con protagonisti criminali, come ad esempio Gangster Story, Gang, Punto zero, La rabbia giovane. Se ad esempio i personaggi portati in scena da Monte Hellman nel seminale Strada a doppia corsia non hanno una reale meta (così come i liceali a zonzo in American Graffiti), ma vagano alla ricerca di un senso, l’attraversamento della geografia americana per Spielberg ha un valore simile ma al contempo più intimo: la crisi del sistema, rappresentato attraverso la dicotomia criminali/legge, è in primis una crisi della famiglia americana, così sradicata da non poter essere più “riparata”. È questo un nodo cruciale dell’intera filmografia del regista, il fil rouge che forse più di ogni altro ne rappresenta il senso intimo – riecheggia, per fare un esempio, anche nell’ultimo, stupefacente, West Side Story. Lo struggimento di Spielberg non è mai solo verso un’idea astratta dell’America, come poteva essere per molti cineasti classici, ma verso qualcosa di assai più concreto e legato agli affetti personali, all’intimità, al rapporto relazionale con gli altri. In questo senso Sugarland Express non va letto come il resoconto di un inseguimento, ma come il disperato tentativo di due adolescenti mai cresciuti (anche per colpa della società, visto che la prigione non li ha educati) di rimettere a posto la loro vita, riappropriandosi di un figlio che gli è stato strappato.

Il viaggio dei tre personaggi – i due giovani criminali in fuga e l’ostaggio che hanno preso a scudo, l’altrettanto giovane agente di polizia cui sono riusciti a strappare la pistola d’ordinanza – è fin da subito destinato alla disperazione, alla sconfitta, e dunque nella migliore tradizione del genere alla morte. Perché è un viaggio utopico, così slegato dalla realtà del mondo da diventare mitico ed essere ingigantito in tal foggia dal popolo e dal sistema mediatico. In un certo senso è come se Spielberg stesse rimettendo in scena L’asso nella manica di Billy Wilder, tentando di raccontare la mediocrità di un mondo che ha bisogno di eroi e se li costruisce su misura, senza interrogarsi minimamente su chi o cosa si stia elevando al grado di paladino. Se all’epoca alcuni critici, tra i quali Roger Ebert, storsero il naso di fronte a una scrittura eccessivamente “tipizzata” dei personaggi in scena, la verità è che proprio dietro quella scelta si cela il discorso sulla semplificazione che è alla base del film (fin dalla fuga dal carcere Clovis e Lou Jean non fanno che “semplificare” la situazione in cui si trovano). Lasciando la polizia come nemico di cui è quasi inconoscibile il volto – alla maniera del camionista di Duel, ma così come sarà in realtà inconoscibile anche la volontà dello squalo, al di là della sua natura famelica – Spielberg si concentra solo sui tre nell’abitacolo, e cerca di raccontare di nuovo il tentativo infruttuoso e impossibile di ricreare un contesto familiare. Agevolato dalla straordinaria fotografia di Vilmos Zsigmond, con cui tornerà a lavorare per Incontri ravvicinati del terzo tipo, Spielberg dona una lezione purissima di regia, tra scelte di campo folgoranti, movimenti di macchina mai banali, un utilizzo del ritmo del racconto che segue le accelerazioni e decelerazioni della “grande fuga”. Raccontando l’anima dei suoi personaggi, la loro fragilità, quell’aura di bambini perduti che non hanno un Peter Pan a salvarli, e che mai userebbero la pistola, pur impugnandola con foga.

Info
Il trailer di Sugarland Express.

  • sugarland-express-1974-steven-spielberg-01.jpg
  • sugarland-express-1974-steven-spielberg-02.jpg
  • sugarland-express-1974-steven-spielberg-03.jpg

Articoli correlati

  • In sala

    West Side Story recensioneWest Side Story

    di Steven Spielberg torna a West Side Story, il musical di Leonard Bernstein, Arthur Laurents e Stephen Sondheim, a sessant'anni di distanza dal clamoroso successo dell'adattamento cinematografico di Jerome Robbins e Robert Wise che sbancò la stagione hollywoodiana dei premi con ben 10 Oscar.
  • Cult

    always recensioneAlways – Per sempre

    di In Always Steven Spielberg firma il remake di un film che ha molto amato, Joe il pilota di Victor Fleming. Always è però un film spielberghiano fino al midollo, elegia del volo come metafora della libertà, quella libertà vissuta in pieno solo quando si è in grado di rinunciarvi per uno scopo superiore.
  • Classici

    salvate il soldato ryan recensioneSalvate il soldato Ryan

    di In Salvate il soldato Ryan alla retorica del racconto Steven Spielberg risponde con un'antiretorica dello sguardo che prova a dialettizzare la Storia. L'eroismo e la dedizione di Tom Hanks si trovano a fronteggiare due magniloquenti sequenze di guerra, dove a dominare è solo il caos, e la morte.
  • Cult

    1941 allarme a hollywood recensione1941 – Allarme a Hollywood

    di Steven Spielberg si confronta con la demenzialità da Saturday Night Live. Tra gag, citazioni della Disney e war movie, con Dan Aykroyd e John Belushi pre-Blues Brothers.
  • Cult

    la guerra dei mondi recensioneLa guerra dei mondi

    di Steven Spielberg rilegge con La guerra dei mondi il classico della fantascienza di H.G. Wells, raccontando l'apocalisse dell'umanità, il crollo inevitabile del mondo moderno, il rapporto con l'alieno come qualcosa di tragico. Insieme a Minority Report il più dichiaratamente politico dei suoi blockbuster.
  • Classici

    il colore viola recensioneIl colore viola

    di Con Il colore viola per la prima volta Steven Spielberg abbandona il cinema di "intrattenimento", tentando di portare a termine l'ideale rovescio di Via col vento. Operazione mastodontica, il film si rifugia un po' troppo spesso nelle comode cavità del romanzo d'appendice, ma non manca di sequenze assai ispirate.
  • Classici

    l'impero del sole recensioneL’impero del sole

    di I campi di prigionia giapponesi vengono raccontati da Steven Spielberg attraverso lo sguardo di un dodicenne britannico catturato a Shanghai, attingendo alla memoria autobiografica di J.G. Ballard.
  • Classici

    E.T. l'extra-terrestre RecensioneE.T. l’extra-terrestre

    di Straripante campione d'incassi, cult generazionale, icona del cinema fantastico degli anni Ottanta, E.T. è un perfetto esempio di fantascienza family friendly, in netta contrapposizione con le atmosfere cupe e distopiche degli anni Settanta.
  • #tuttiacasa

    Il mondo perduto - Jurassic Park recensioneIl mondo perduto – Jurassic Park

    di Vero e proprio schiacciasassi al box office, Il mondo perduto - Jurassic Park non ha lasciato molta traccia di sé nei percorsi critici, e viene raramente citato anche quando si affronta la carriera di Steven Spielberg. In realtà questo ritorno ai dinosauri è tutt'altro che trascurabile.
  • #tuttiacasa

    indiana jones e il tempio maledetto recensioneIndiana Jones e il tempio maledetto

    di Schiacciato tra le superpotenze I predatori dell'arca perduta e L'ultima crociata, Indiana Jones e il tempio maledetto è stato spesso oggetto di dileggio. Pesano sul giudizio un gusto ludico che si spinge fino al limitar del luna park e una narrazione in qualche modo slegata dal resto della saga.
  • #tuttiacasa

    Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo recensioneIndiana Jones e il regno del teschio di cristallo

    di Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo segna il ritorno in scena dell'archeologo più famoso della storia del cinema a diciannove anni di distanza da L'ultima crociata. Trattato con sufficienza il film testimonia invece la ricerca di un rapporto con il "classico" all'interno del cinema di Steven Spielberg.
  • #tuttiacasa

    indiana jones e l'ultima crociata recensioneIndiana Jones e l’ultima crociata

    di Terzo capitolo di quella che è al momento una tetralogia, Indiana Jones e l'ultima crociata è il film dedicato alle avventure dell'archeologo statunitense in cui con più costanza Steven Spielberg si trova a dialogare con la commedia classica, costruendo una dialettica generazionale tra Harrison Ford e Sean Connery.
  • Archivio

    Schindler's List recensioneSchindler’s List

    di La storia di Oskar Schindler e della sua "Schindler's List", con la quale riuscì a salvare più di mille ebrei dai campi di sterminio nazisti. Il film che permise a Steven Spielberg di vincere l'Oscar dopo anni di attesa.
  • Cult

    I predatori dell'arcaperduta RecensioneI predatori dell’arca perduta

    di Irrompe sul grande schermo la figura di Indiana Jones, ed è subito un successo planetario. Spielberg dirige il primo capitolo di una tetralogia destinata a modificare l'industria hollywoodiana dall'interno. Il passo definitivo verso la conquista dell'industria, insieme al sodale George Lucas.
  • Archivio

    Ready Player One RecensioneReady Player One

    di Ready Player One segna il ritorno di Steven Spielberg al cinema come luna park dell'esistente, e mette il punto sulla deriva citazionista degli anni Ottanta che occupa un ruolo non indifferente dello scacchiere produttivo hollywoodiano di questi anni. Intrattenimento ad altissimi livelli che non disperde mai il suo potenziale teorico.
  • Prossimamente

    The Post

    di The Post, racconto dei fatti noti come Pentagon Papers, permette a Steven Spielberg di proseguire nel suo racconto sui fondamenti costituzionali degli Stati Uniti d'America e allo stesso tempo di riallacciare la propria poetica alla messa in crisi del sistema promossa negli anni Settanta dalla New Hollywood.
  • Venezia 2017

    Incontri ravvicinati del terzo tipo

    di Il primo incontro tra il cinema di Steven Spielberg e gli esseri provenienti da un altro pianeta. Un classico intramontabile, in cui giganteggia un eccellente Richard Dreyfuss. Alla Mostra di Venezia 2017 nella sezione dedicata ai restauri in digitale.
  • Torino 2016

    A.I. Intelligenza Artificiale RecensioneA.I. – Intelligenza Artificiale

    di Al Torino Film Festival, nella retrospettiva Cose che verranno, viene ospitato anche A.I., una delle creature meno comprese dell'intera carriera di Steven Spielberg.
  • Roma 2016

    Prova a prendermi RecensioneProva a prendermi

    di Prova a prendermi è l'omaggio di Steven Spielberg alla commedia "umanista" che partecipò all'epoca d'oro del cinema classico. Con l'eccellente duetto/duello tra Tom Hanks e Leonardo Di Caprio. Alla Festa di Roma 2016.
  • Cult

    War Horse

    di War Horse, oltre a rappresentare una delle visioni più struggenti della Prima Guerra Mondiale, iscrive in maniera definitiva e incontrovertibile Steven Spielberg all'albo dei grandi registi classici di Hollywood.
  • Archivio

    Il GGG – Il grande gigante gentile

    di Steven Spielberg adatta per il grande schermo il celebre romanzo di Roald Dahl, racchiudendo in un film per l'infanzia tutta la sua poetica, il suo immaginario e la sua umanità. Fuori concorso a Cannes 2016.
  • Archivio

    Il ponte delle spie RecensioneIl ponte delle spie

    di Steven Spielberg, appoggiandosi a una sceneggiatura dei fratelli Coen, racconta un momento della Guerra Fredda, aggiungendo un nuovo tassello al rapporto tra il suo cinema e la Storia.
  • Cult

    Jurassic Park RecensioneJurassic Park

    di Steven Spielberg apre i cancelli del Jurassic Park, l'unico giardino zoologico del mondo in grado di ospitare veri dinosauri. Fin troppo veri...
  • Archivio

    Lincoln RecensioneLincoln

    di In una nazione divisa, Lincoln osserva una linea di condotta che mira a porre fine alla guerra, unire il paese e abolire la schiavitù. Le scelte che compirà in questo momento critico cambieranno il destino delle generazioni future...
  • Blu-ray

    Lo squalo RecensioneLo squalo

    di Primo film di grande successo diretto da Steven Spielberg, a distanza di quasi quarant'anni Lo squalo dimostra ancora tutta la propria potenza espressiva e la propria stratificazione, narrativa e di senso.
  • Animazione

    Le avventure di Tintin: il segreto dell’unicorno

    di Il giovane reporter Tintin e il suo fedele cane Milou scoprono il modellino di una nave che nasconde un segreto esplosivo...

Leave a comment