Licorice Pizza
di Paul Thomas Anderson
Licorice Pizza è il ritorno alla regia per Paul Thomas Anderson a quattro anni di distanza da Il filo nascosto, e segna un nuovo viaggio a ritroso nel tempo, stavolta nella San Fernando Valley del 1973. Tra American Graffiti, Fast Times at Ridgemont High e Dazed and Confused, Anderson abbandona qualsiasi tipo di formalismo per un racconto anarchico e liberissimo sull’innamoramento, lasciandosi guidare dagli occhi degli esordienti Alana Haim e Cooper Hoffman. Un’esplorazione degli affetti che diventa per Anderson anche una questione intima, e privata.
I materassi ad acqua, la crisi del petrolio, e altre storie
Nel 1973, durante le sessioni di fotografie per l’annuario scolastico, Gary Valentine e Alana Kane si conoscono: lui è un quindicenne che sta facendo strada come attore-bambino, lei l’insoddisfatta assistente del fotografo. In quell’incontro nasce un’amicizia, e forse qualcosa di più, che attraversa la storia di Los Angeles, dalla crisi del petrolio che lascia a secco le automobili di mezza città fino alla campagna elettorale per le elezioni comunali condotta da Joel Wachs. [sinossi]
“When people say, you’re not my kind / And that your clothes are out of line / And that your hair isn’t combed all the time / You’re not real pretty but you’re mine”, cantano Sonny e Cher in But You’re Mine, mentre David Bowie con Life on Mars? risponde idealmente “But the film is a saddening bore / For she’s lived it ten times or more”. Anche Gary e Alana, probabilmente, troverebbero noioso un film, loro che stanno vivendo, brutalmente sognando, e correndo. Corrono sempre, in Licorice Pizza, Gary e Alana: corrono l’uno verso l’altro, l’uno contro l’altro, si inseguono, corrono mentre il mondo sta cadendo a pezzi, con la crisi del petrolio che lascia a secco le macchine della città. Corrono a piedi mentre altri inseguono sogni di passata gloria in sella a una motocicletta, come se questa illusione potesse permettere di sopravvivere nella realtà. Ma dalla moto si cade, e cade anche Alana, con Gary che immediatamente, senza pensarci, corre verso di lei. Dopo la stasi algida, raffinatissima e quasi incorporea de Il filo nascosto, Paul Thomas Anderson torna alla carne, a un brulicare di vita/morte che è persino ignaro della propria essenza. All’interno di questo viaggio in sé stesso che diventa racconto di un mondo cristallizzato nel tempo – e dunque inevitabilmente idealizzato – il regista statunitense ritrova le schegge forsennate di Ubriaco d’amore, Sydney, e Magnolia, i suoi film più nevrastenici, controllati e liberissimi allo stesso tempo, nonché gli unici ambientati nel tempo presente. Per il resto il cinema di Anderson è un lungo peregrinare nel tempo che fu, dal principio del Novecento ne Il petroliere al secondo dopoguerra di The Master e Il filo nascosto, fino al 1970 di Vizio di forma, al 1973 di Licorice Pizza, al 1977 in cui inizia Boogie Nights. Gli anni Settanta, quelli in cui un Anderson bambino iniziava a scoprire la vita, e che nelle sue mani non sono mai un oggetto inerte, ma pulsano di una ricerca quasi topografica delle proprie origini: sia Boogie Nights che Licorice Pizza sono ad esempio ambientati nella San Fernando Valley, l’area losangelina in cui crebbe il regista (ed è quello l’epicentro della narrazione anche in Magnolia e Ubriaco d’amore). Licorice Pizza in tal senso è davvero una fotografia recitata a memoria di una città che non esiste più, a partire ovviamente dal titolo che si rifà a un negozio di dischi molto in voga tra i giovani dell’epoca. La già citata crisi energetica scatenata dall’OPEC, la corsa per la poltrona di sindaco del giovanissimo Joel Wachs, Lucille Ball e il suo Appuntamento sotto il letto, il ritorno delle sale gioco per flipper, il “Mikado”, primo ristorante giapponese aperto nella San Fernando Valley: è come se Anderson inseguisse il filo delle proprie suggestioni, quelle immagini squarcianti che invadono il cervello con il passato senza che si possa dar loro una collocazione esatta, precisa, inappuntabile.
Così il film procede dimenticandosi del tutto l’idea di struttura, di nuovo come il vagare di Alana e Gary, che si frequentano e si distaccano, per poi avvicinarsi ancora una volta, in un percorso di conoscenza e innamoramento che supera una seconda barriera del tempo, quello anagrafico: Alana ha dieci anni più di Gary, che ne ha solamente 15 all’inizio del film. Il rapporto tra i due personaggi, resi magnificamente dalle prime interpretazioni davanti alla macchina da presa della musicista Alana Haim e di Cooper Hoffman, figlio di quel Philip Seymour che fu l’attore prediletto di Anderson, è il centro nevralgico del film, quel tenersi negli occhi dei due è anche la vertigine dello sguardo andersoniano, che in maniera voluta fa sì che tutto il resto risulti episodico, aneddotico, privo di qualsiasi ipotesi di continuità. La vita scorre, in Licorice Pizza, e tutto si dissolve e svanisce, dall’impresa di Gary come venditore di materassi ad acqua al tentativo di Alana di diventare attrice sul set di un film che rassomiglia da vicino a Breezy di Clint Eastwood – con Sean Penn a vestire i panni di tal Jack Holden, che fin dal nome rimanda a William Holden –, o di impegnarsi nella politica per il rinnovamento della “città degli angeli”. Ma un tempo cristallizzato non è riformabile. Gli anni Settanta sono un bene rifugio per Anderson e nel pieno della pandemia, con il mondo rinchiuso nelle proprie case, gli consentono di evadere, di ricordare le corse libere in mezzo alla strada, di perdersi ancora nello struggimento di un amore che non ha modo di esprimersi ma semplicemente vibra nell’aria. Così Licorice Pizza diventa a suo modo anche un film sul proprio tempo, e sull’impossibilità di vivere oggi, quasi di respirare; nel confrontarsi con una quotidianità asettica e priva di sentimento Anderson risponde con una sua personalissima versione di Come eravamo, e anche un po’ di Ma papà ti manda sola – l’incredibile guida in ripida discesa a retromarcia del camion rimasto senza carburante –, e non è di certo casuale che Alana Haim abbia qualcosa di Barbra Streisand (a partire dal “naso ebreo” che tanto loda Harriet Sansom Harris nei panni di Mary Grady, celebre agente di attori-bambini in quel di Hollywood), per di più citata con tanto di interrogazione sulla pronuncia del cognome.
Anche per questo non ha bisogno di una trama Licorice Pizza, perché una narrazione canonica lo ingabbierebbe, lo costringerebbe a confrontarsi con lo spazio-tempo in modo meno sognato, meno lisergico, meno libero. Tra American Graffiti di George Lucas (uscito in sala proprio nel fatidico 1973), Fast Times at Ridgemont High di Cameron Crowe e Dazed and Confused di Richard Linklater, evidenti punti di riferimento ideali per Anderson, Licorice Pizza si muove con una grazia seducente, con la levità di una passeggiata estiva serale, eppure non dimentica alcuni dei temi più cari al regista, come ad esempio l’assenza dei genitori, il concetto fuggevole di bambino prodigio, l’esteriorità virulenta del maschile (qui incarnata nei modi spacconi e non poco dissociati di Bradley Cooper), l’alienazione, la solitudine, l’incapacità di trovare la propria strada, la spinta imprenditoriale. Tra un omaggio a Taxi Driver e uno a Nashville – si veda l’uomo che spia il comportamento del candidato sindaco Wachs, metà Travis Bickle metà Kenny Fraiser – Paul Thomas Anderson chiama a raccolta amici e vicini, parenti e affetti vari, e utopisticamente tiene a distanza il mondo virale abbandonandosi a una rêverie delicatissima, e dedicando alcune sequenze molto ispirate come l’incontro tra Gary, Alana e l’agente del ragazzo, o la già citata guida al contrario del camion. Ma su tutte svetta la telefonata “in incognito”, con i due che ognuno alla sua cornetta e osservati dai genitori e dai fratelli e sorelle restano muti, in attesa di una parola che arriverà solo all’ultimo istante, ma che pervade ogni singola inquadratura del film.
Info
Il trailer di Licorice Pizza.
- Genere: commedia, teen movie
- Titolo originale: Licorice Pizza
- Paese/Anno: USA | 2021
- Regia: Paul Thomas Anderson
- Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
- Fotografia: Michael Bauman, Paul Thomas Anderson
- Montaggio: Andy Jurgensen
- Interpreti: Alana Haim, Benny Safdie, Bradley Cooper, Christine Ebersole, Cooper Hoffman, Dan Chariton, Emma Dumont, George DiCaprio, Harriet Sansom Harris, John C. Reilly, John Michael Higgins, Joseph Cross, Mary Elizabeth Ellis, Maya Rudolph, Megumi Anjo, Nate Mann, Ray Chase, Ryan Heffington, Sean Penn, Skyler Gisondo, Tom Waits, Yumi Mizui
- Colonna sonora: Jonny Greenwood
- Produzione: Bron Creative, Focus Features, Ghoulardi Film Company, Metro-Goldwyn-Mayer (MGM)
- Distribuzione: Eagle Pictures
- Durata: 133'
- Data di uscita: 17/03/2022






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