Everything Will Be Ok
di Rithy Panh
Torna alla Berlinale, in competizione, anche il grande Rithy Panh con un film, Everything Will Be OK, che purtroppo conferma una fase involutiva della sua carriera: ritroviamo tutti i difetti del precedente Irradiés, pure passato alla Berlinale. Dei pupazzetti immobili di animaletti ci inducono a riflettere sul nostro rapporto con le altre specie animali, da sempre stato basato sullo sfruttamento anche crudele. Ma nel campionario di orrori dell’umanità, messo in esposizione dal documentarista franco-cambogiano, ha senso associare i polli in batteria con il genocidio della Kampuchea Democratica?
Il pianeta delle scimmie e dei maiali
Con diorami e filmati di repertorio Rithy Panh racconta una storia distopica del ventunesimo secolo. Dopo un secolo di ideologie genocide e specismo distruttivo, gli animali hanno schiavizzato gli esseri umani e conquistato il mondo. Questo è ora un pianeta di scimmie, cinghiali e leoni, e una rivoluzione zoologica sta invertendo e ricreando le atrocità del Ventesimo secolo. [sinossi]
Con l’immagine di un monolito, di kubrickiana memoria, comincia la nuova opera di Rithy Panh, Everything Will Be Ok, presentata in concorso alla Berlinale 2022. Un titolo che suona ironico e che ricorda quegli slogan di speranza che campeggiavano nelle fasi più drammatiche della pandemia. La pandemia che separa questo film dall’opera precedente, Irradiés, presentata in quell’edizione della Berlinale del 2020 dove già si intravedevano quei nuvoloni minacciosi del virus in arrivo. E il cataclisma sanitario che è seguito ha portato l’autore franco-cambogiano a concepire questa nuova opera, che riflette ancora una volta sugli orrori dell’umanità. Opera tuttavia dove si confermano tutti quei rilievi e perplessità che avevamo mosso nei confronti di quella precedente.
Il monolito in apertura ci porta alla fantascienza, alla narrativa distopica, a una struttura dove Il pianeta delle scimmie si incontra con La fattoria degli animali. Panh costruisce dei bellissimi diorami che ricreano un paesaggio fantascientifico postapocalittico, usando sculture, dipinti, installazioni, dove animali senzienti hanno preso il potere sul pianeta. Lo fa con il linguaggio che gli è proprio, con quei pupazzetti, non animati, ma capaci di comunicare espressioni e sentimenti, nello stile di L’image manquante. Il volto, immobile quanto attonito di queste figure di animali, osserva gli orrori dell’umanità, su schermi che proiettano filmati di repertorio che Panh ha raccolto da archivi di tutto il mondo. L’impianto visivo è sorprendente, costruito su un métissage di immagini, dove i segni di antiche civiltà, come Stonehenge, si affiancano a quelle di Metropolis, dove i quadratini per taggare, che compaiono sui volti delle fotografie sui social, vengono applicati ai visi dei condannati a morte dal regime di Pol Pot.
La scintilla di sapienza instillata dal monolito ha creato l’uomo, evoluto da antenati scimmieschi, un essere che ha potuto, grazie al dito opponibile, sviluppare la tecnologia per arrivare allo spazio, come pure usare l’osso come arma per uccisioni intraspecifiche. Due aspetti inscindibili. E Il pianeta delle scimmie portava a un ribaltamento dell’antropocentrismo anche per quanto riguarda la sperimentazione animale, che nel mondo governato da scimpanzé e gorilla, viene effettuata sugli esseri umani. Tra gli orrori dell’umanità esposti in Everything Will Be Ok, insieme a colonialismo, totalitarismo e genocidi, si affianca lo specismo, ovvero, la convinzione umana di superiorità rispetto alle altre specie animali, a sua disposizione quindi per ogni sorta di sfruttamento. In conferenza stampa Rithy Panh ha citato un paradosso. La chirurgia viene sperimentata sui maiali, che hanno un’anatomia molto simile a quella umana. Anche l’insulina per curare il diabete veniva fino a poco tempo fa estratta dal corpo dei suini. Ma questa similitudine/vicinanza non ci dovrebbe indurre al contrario al rispetto di questi altri essere viventi? Ma, aggiungiamo, chi rifiuterebbe di sottoporsi a un’operazione chirurgica salvavita perché questa è stata resa possibile dal sacrificio di tanti maiali? Non c’è una definitiva risposta e non sarà mai possibile stabilire fino a dove possano spingersi i diritti degli animali contro il loro sfruttamento.
Le idee di Panh sono legittime e vanno rispettate. Ma non può non suscitare perplessità l’accostamento, fatto con precise scelte di montaggio dialettico, tra gli aerei che spargono pesticidi e i volti delle vittime dei khmer rossi, quelle del macello, riprese peraltro da Le sang des bêtes di Georges Franju, e della sperimentazione animale con quelle di dittature, genocidi e olocausti. Panh ci vuole dire che anche la conquista dello spazio è passata per il sacrificio animale, quelli della cagnetta Laika e altri. Ma arriva ad accostare le ogive dei razzi spaziali con il fungo dell’atomica. La critica è prima di tutto estetica, perché Panh, nel profluvio di immagini – arriva a schermi divisi anche in sei – finisce per appiattire in un’omologazione delle stesse. Everything Will Be Ok si chiude esaltando la figura di Albert Sabin, che sviluppò il vaccino antipolio, esempio di scienza al servizio dell’umanità che suona da monito nell’attuale supremazia della ricerca farmaceutica privata. Peccato che Sabin abbia creato il vaccino al prezzo di innumerevoli cavie animali. Fa parte di quello stesso paradosso di cui sopra, ma Panh non ci arriva.
Info
Everything Will Be Ok sul sito della Berlinale.
- Genere: animazione, documentario, fantascienza
- Titolo originale: Everything Will Be Ok
- Paese/Anno: Cambogia, Francia | 2022
- Regia: Rithy Panh
- Sceneggiatura: Agnès Sénémaud, Christophe Bataille, Rithy Panh
- Fotografia: Prum Mesa, Rithy Panh
- Montaggio: Rithy Panh
- Colonna sonora: Marc Marder
- Produzione: CDP
- Durata: 98'







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