Bubble

Anche gli anime giapponesi sbarcano alla Berlinale 2022, dove viene presentato, all’interno di Generation 14plus, Bubble, ultimo lavoro di Tetsurō Araki, che rilegge La sirenetta di Andersen in un contesto fantascientifico postapocalittico, giocando al superamento di prodotti dal simile immaginario.

Con tutte quelle bollicine

Quando misteriose bollicine caddero su Tokyo, la città venne distrutta e coperta, e imprigionata, da un’enorme cupola. Le risorse sono scarse e gli abitanti superstiti, in particolare i giovani orfani, competono per il cibo. In audaci gare di parkour, che prevedono il salto dalle bolle, si distingue il Team Blue Blaze, incentrato sul riservato Hibiki. Quando Hibiki, caduto in mare, viene salvato dalla sirena Uta, si dipana una magica e tragica storia d’amore, ispirata a La sirenetta di H.C. Andersen. [sinossi]

Anche gli anime alla Berlinale 2022. Nella sezione Generation 14plus infatti viene presentato Bubble, ultimo caleidoscopico lavoro dell’animatore Tetsurō Araki, noto per serie come Death Note o L’attacco dei giganti. L’autore, coadiuvato dalla sceneggiatura dello scrittore Gen Urobuchi, si mostra in grado di confezionare un universo che può rivaleggiare per il livello immaginifico, con quello di tanti suoi colleghi, anche storici. Le galassie, il sistema solare, la Terra, il Giappone e Tokyo: il film si apre con una zoomata cosmica che ci porta in uno scenario postatomico 2.0, in una neo-neo Tokyo, in un futuro imprecisato, dove restano le macerie di un attacco, non un bombardamento di armi convenzionali o meno, di misteriose bollicine che hanno ora pervaso la megalopoli giapponese, fluttuando nell’aria. Il gioco è chiaramente quello di elaborare una nuova immagine della catastrofe, eterea e intangibile, punto di arrivo di un percorso iconografico che parte dalle distruzioni storiche vere, il bombardamento di Tokyo, le bombe atomiche, alle ricostruzioni di futuri distopici con particolare riferimento alla Neo-Tokyo di Akira. Un gioco di implementamento, superamento anche grazie a tecnologie d’animazione sempre più sofisticate, messe a punto dallo Studio WIT.

La Tokyo postapocalittica 2.0 di Tetsurō Araki è un nuovo mondo fluttuante dove si perdono i punti cardinali di riferimento, di gravità, in un gigantesco congegno escheriano. Macerie, scheletri di grattacieli costruiscono uno skyline in parte sommerso (come quello della storica serie di Conan dello Studio Ghibli) e in parte affiorante sulla superficie delle acque di un mare che ha invaso la città. Ma enormi macigni galleggiano anche nell’aria, sospesi, fluttuanti. La città è attraversata da mezzi vintage, quale una vecchia, e arrugginita, nave della guardia costiera, e un treno galleggiante, sospeso nel vuoto. Difficile non vedervi omaggi all’immaginario di Leiji Matsumoto, in particolare a Galaxy Express 999. Campeggia, e domina la città, una scintillate e purpurea Tokyo Tower rimasta intatta. È una Tokyo off limits, rinchiusa in una grande cupola che riproduce quelle bollicine che pervadono l’ambiente, come dei globuli rossi che fluttuano in un acquario di plasma. Sono come dei mattoncini, delle cellule elementari, capaci di aggregarsi ma anche disgregarsi, di una biologia fantastica. Riproducono l’architettura chiave, a spirale, di questo universo, partendo dalla sua struttura più macroscopica, quella delle galassie, passando per delle sculture appese, sul modello di Calder, sulla struttura di tante forme naturali, le conchiglie, i semi del girasole, e arrivando a quel vortice rosso, come un buco nero ricolorato, che incombe sulla città minacciando di inghiottire tutto.

A scorrazzare in quello spazio in sospensione, non più i centauri in motocicletta di Akira, bensì degli agilissimi atleti di parkour, capaci di volteggiare saltando facilmente e velocemente in quella dimensione urbana in sospensione. Sono come artisti acrobati, artefici di una cultura povera, manifestazione di un disagio, di quel grande ghetto che è diventata la capitale giapponese. Raggruppati in bande, alcune delle quali con personaggi torvi alla Ken il guerriero. E in questo incredibile scenario, Tetsurō Araki ritaglia una storia fiabesca primigenia, che si rifà a La sirenetta di H.C. Andersen come all’archetipo del principe azzurro, dove la leggendaria creatura femminile, con la coda di pesce, si garantirà un’esistenza umana. Bubble è un caleidoscopio visivo irrefrenabile e ipercinetico che non delude le premesse.

Info
Bubble sul sito della Berlinale.

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