The Batman
di Matt Reeves
Rombante come il motore della poderosa batmobile, esce nelle sale The Batman di Matt Reeves, ennesima ambiziosa variazione su un tema indubbiamente abusato eppure ancora fertile. Sostenuto dall’ottimo cast, da valori produttivi evidenti, dalle note di Michael Giacchino e dal sagace, reiterato e non banale utilizzo di Something in the Way dei Nirvana, Reeves si lancia all’inseguimento di Nolan, di Joker, del lato oscuro della DC Comics, e affonda le mani in un realismo doloroso che rinuncia alla spettacolarità ipertrofica e si nutre di suggestioni noir, struggimento interiore e abissi della mente.
Sturm und Drang
Gotham City, notte di Halloween. Il sindaco Don Mitchell Jr. viene assassinato nella sua casa da un serial killer che si fa chiamare l’Enigmista. Il giovane miliardario Bruce Wayne, nei panni del temuto vigilante Batman, indaga insieme al dipartimento di polizia, anche se osteggiato da gran parte degli agenti e dal commissario Savage. Insieme al tenente James Gordon, Batman scopre che l’Enigmista gli ha lasciato un messaggio. Poco dopo, l’Enigmista uccide anche Savage, lasciando un altro messaggio per Batman e inviando ai media un video sulla truculenta morte del commissario… [sinossi]
Non sono poche le immagini che restano impresse nei nostri occhi dopo la visione di The Batman. Tra le tante, quasi tutte immerse in un nero brulicante come quelli di Mann o Lynch, merita un accenno l’iconica chiusura dell’inseguimento del Pinguino: sopravvissuto a uno schianto con la sua macchina, oramai in trappola, il (super)villain in fieri non può che osservare a testa in giù Batman che si avvicina minacciosamente. Il Pinguino ha paura. E la paura, anche quella dei criminali più violenti e incalliti, è una delle chiavi di lettura di questo film, della destrutturazione e (ri)scrittura del protagonista, dei vari personaggi e della stessa Gotham City, perennemente immersa in un’oscurità che nasconde mille possibili declinazioni del Male – e che può nascondere anche l’uomo-pipistrello, Babau dei criminali ma anche di buona parte dei poliziotti, dei media e della gente comune. Insomma, sappiamo bene chi è il Pinguino, ma chi è Batman?
La stessa illuminante soggettiva che
apre il film ci spinge verso alcune inquietanti domande e
sovrapposizioni. In primis, sugli evidenti punti di contatto tra il buono Batman e il cattivo Enigmista. Sulla natura
stessa di Wayne\Batman, sul potere e i suoi privilegi, sulla
ricchezza inscalfibile, sulle azioni e relative conseguenze di chi
osserva il mondo dall’alto – sono i dettagli, come le vertigini del
giovane Batman, a ricomporre un ritratto che sembra un puzzle
costantemente percorso da pericolosi fremiti. Infatti, il giovane
Wayne vive a un passo dallo stesso abisso dei suoi nemici,
dell’Enigmista e di chi lo seguirà, ma anche di Catwoman, qui
alleata e innamorata e contraltare più consapevole e maturo
dell’eroe mascherato.
Il ricorso al noir, alla voce narrante, alla
pioggia battente, tutti elementi che già appartengono a Batman ma
che qui giocano un ruolo assolutamente predominante, si legano a
questa introspezione dell’oscurità, alla demitizzazione del super – che Batman non è mai stato – per tornare all’eroe, persino
cristologico, ma soprattutto umano, imperfetto, non ancora
strutturato come i suoi predecessori cinematografici.
In soggettiva o meno, lo sguardo e i punti di vista restano al centro di The Batman e, più in generale, del cinema di Reeves – la mente corre alla videocamera di Cloverfield, ma il rovesciamento dei punti di vista, al pari della riscrittura e della rielaborazione estetica, percorre tutto il suo successivo cinema, condito di remake che hanno sempre cercato di essere altro e di tenere alta l’asticella (Blood Story, Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie e The War – Il pianeta delle scimmie).
Lontano da inutili orpelli spettacolari, qui ridotti ai minimi termini, Reeves lavora densamente sulle immagini: qui entra in gioco lo spettatore, lo sguardo esterno chiamato in causa dalla soggettiva, titillato dalle composizioni pittoriche, da un’imponenza estetica che punta all’implosione più che all’esplosione, alla detection anche interiore. Quello che vuole e soprattutto riesce a fare Reeves è scavare ancor più a fondo di Nolan, cercando quindi altre vie rispetto al cinema monumentale e sostanzialmente ineguagliabile dell’autore londinese. Rispetto alla trilogia nolaniana, The Batman mantiene infatti una sorta di rotta parallela, sposando quel realismo ma iniettandovi un’oscurità differente e stratificata: non a caso, ritroviamo nel film di Reeves molto cinema anni Settanta, anche nel suo rifarsi a Fincher e a Zodiac. L’inquietudine, il complotto, la tecnologia che ci osserva, quel pessimismo generalizzato, legato a più mandate a un eroismo quasi privo di speranza e luce, sono l’humus culturale ma anche estetico di un film e di una poetica che non hanno bisogno dell’oggi per essere profondamente contemporanei, ma che possono permettersi di declinare i dolori del giovane Wayne evocando Kurt Cobain e la sottocultura emo – senza dimenticare che il mosaico di Batman si compone di mille tasselli, decisamente trasversali, dalle pagine dei comics alle trasposizioni live action e animate, fino alla non secondaria dimensione videoludica.
La stessa scelta di Pattinson, con «la sua capacità di essere ossessivo, di trasmettere disperazione»1, risponde a questa necessità di scavare a fondo, di penetrare tra le pieghe nascoste di un personaggio tormentato, tra i segreti di una famiglia troppo potente per essere immacolata. A Reeves serve distruggere per poter (ri)costruire, per mettere in piedi con un solidissimo stand-alone una nuova mitologia, una nuova possibile trilogia. E il primo vero mattone è proprio Pattinson, che è portato alla luce da Civiltà perduta (un film che non poteva lasciare indifferente Reeves) e che in Good Time ha definitivamente smesso di dover dimostrare qualcosa. Da questi film arrivano le vertigini di The Batman, la capacità di sottrarre, di deflagrare improvvisamente, di restituire la sensazione di una dolorosa costante vibrazione sottocutanea. Non dissimili le scelte di Paul Dano, Zoë Kravitz, Colin Farrell, John Turturro e Andy Serkis, tutti attori-volti-corpi febbrili, portatori sani\insani di oscurità e profonde ferite. Il cavaliero oscuro è finalmente tornato.
Note
1. Gian Luca Pisacane, The Batman secondo Matt Reeves, Cinematografo.it.
Info
Il trailer di The Batman.
La scheda di The Batman sul sito della Warner.
- Genere: action, cinecomic, drammatico, poliziesco
- Titolo originale: The Batman
- Paese/Anno: USA | 2022
- Regia: Matt Reeves
- Sceneggiatura: Matt Reeves, Peter Craig
- Fotografia: Greig Fraser
- Montaggio: Tyler Nelson, William Hoy
- Interpreti: Amber Sienna, Andy Serkis, Barry Keoghan, Colin Farrell, Elena Saurel, Iana Saliuk, Jay Lycurgo, Jayme Lawson, Jeffrey Wright, John Turturro, John Wolfe, Lorraine Tai, Mark Killeen, Max Carver, Paul Dano, Pepe Balderrama, Peter Sarsgaard, Robert Pattinson, Rupert Penry-Jones, Ruth Horrocks, Todd Boyce, Zoe Kravitz
- Colonna sonora: Michael Giacchino
- Produzione: 6th & Idaho Productions, DC Comics, DC Entertainment, Warner Bros.
- Distribuzione: Warner Bros.
- Durata: 176'
- Data di uscita: 03/03/2022






Resh Visions – Il Viaggio del Supereroe
Joker
Shazam!
The Lego Movie 2: Una nuova avventura
Glass
Aquaman
Dark Night
Professor Marston and the Wonder Women
Justice League
The War – Il pianeta delle scimmie
Wonder Woman
Lego Batman – Il Film
Unbreakable – Il predestinato
Batman v Superman: Dawn of Justice
Birdman (o L’imprevedibile virtù dell’ignoranza)
Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie
L’uomo d’acciaio
Il cavaliere oscuro – Il ritorno
Kick-Ass
Blood Story
Batman: Gotham Knight
Il cavaliere oscuro