Moonfall

Moonfall

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In un’era dominata dai supereroi della Marvel e della DC, il disaster movie di Roland Emmerich non sembra in grado di tracciare nuove strade, anestetizzato da una scrittura alquanto rivedibile, da un cast raffazzonato e da un’idea di cinema che da decenni funziona a intermittenza. A Moonfall non manca la grandeur emmerichiana, qui fin troppo libera, mancano un adeguato sostegno produttivo, la misura, il controllo.

Luna Bufa

Una forza misteriosa manda la Luna in rotta di collisione con la Terra minacciando la vita sul pianeta. Poche settimane prima dell’impatto, l’ex astronauta della NASA Jo Fowler è convinta di avere la chiave per salvare il mondo, ma solo l’astronauta Brian Harper e il teorico complottista K. C. Houseman le credono. Questi improbabili eroi organizzeranno un’impossibile missione nello spazio, solo per scoprire che la nostra Luna non è quello che sembra… [sinossi]
È arte,
deve essere arte.
– La reazione di Giancarlo Francesconi davanti all’Omino Bufo.

Che disastro! Al di là di alcune pellicole apparentemente fuori dagli schemi emmerichiani, come Anonymous e il lodevole Stonewall, il disaster movie resta il centro di gravità permanente, un’idea di cinema declinata oltre l’inverosimile, spinta senza freni verso implosioni\esplosioni gargantuesche, immani, volutamente fracassone, caotiche. Il regista, sceneggiatore e produttore tedesco si spinge sempre più in là delle apocalissi immaginate dagli altri, mette in scena la distruzione totale del mondo (2012) o di simboli apparentemente intoccabili (Indipendence Day) e pesca a piene mani nella retorica, sotto ogni forma, addobbandola di spacconate a stelle e strisce – in questo senso, resta memorabile il pugno assestato dal Capitano Steven Hiller (Will Smith) a uno degli invasori alieni. A suo modo, una cifra stilistica.
Sostanzialmente agli antipodi di The Day After Tomorrow – L’alba del giorno dopo, il suo disaster più normalizzato ma anche più hollywoodianamente riuscito, Moonfall ha più buchi di una Luna di formaggio, nonostante il budget corposo e la sua evidente natura di giocattolone da pop corn & coca cola. Ancorato alla nostra svilita quotidianità, persino divertito (ma non così divertente) nel giocare con le paranoie e gli abissi tragicomici del complottismo 2.0, il blockbuster indipendente di Emmerich ribalta attese e prospettive, tratteggia eroi con la pancia e le idee piuttosto confuse (ma giuste, geniali, quasi messianiche) e mette il naso dello spettatore e degli sventurati protagonisti a pochi centimetri dalla minacciosa Luna.

La catastrofe, come in (quasi) tutti i film di Emmerich, si compie e sconquassa lo status quo: non è mai, però, qualcosa di politico, semmai produttivo, immaginifico, puramente cinematografico, nonostante l’affresco sconsolante delle altre sfere, le stoccate sulla società piramidale, l’ingiusta salvezza per pochi. Al di là della riuscita o del fallimento, della considerazione positiva o negativa della pellicola, Moonfall è l’ennesimo tentativo di essere altro rispetto alle direttrici imperanti del cinema mainstream. Emmerich ha un’idea precisa di messa in scena, di spettacolo totale, ma in questo caso, complice forse la natura indipendente della produzione, si allontana fin troppo dai paletti e dalle placide certezze hollywoodiane, impantanandosi in una sceneggiatura che finisce per svilire le mirabilie da pompatissimo e megastrutturato rollercoaster – era comunque altra la potenza di fuoco del pur traballante 2012, come il respiro panoramico, le possibilità di andare oltre il già visto e via discorrendo. Nell’era degli imperanti colossi Marvel e DC, questo schianto lunare è doloroso ma sordo, quasi invisibile, impotente di fronte alla calcolata ma sbrilluccicante medietas dei campioni del box office.

Non una questione di soldi, come osservava Susan Sontag per i film di fantascienza a basso costo: a Moonfall non manca la grana per cibarsi e cibarci dell’estetica della distruzione. Manca tutto il resto. E non possono certo bastare una manciata di secondi di Sutherland, il volto paffuto di John Bradley, l’impegno di Patrick Wilson o l’inquietante fissità espressiva di Halle Berry. Come non possono bastare le gag e i personaggi buffi, i militari stolti e il complottismo ridanciano, il buonismo improbabile e i trucchi con gravità e pixel. Lontana anni luce dalla sagacia di Don’t Look Up, come era del resto prevedibile, l’ultima fatica di Emmerich si accomoda accanto a La guerra di domani, altra deludente parentesi fantascientifica tra un film della DC e uno della Marvel. Che disastro!

Info
Il trailer di Moonfall.
Il sito ufficiale di Moonfall.

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