Acque profonde
di Adrian Lyne
Acque profonde segna il ritorno alla regia per Adrian Lyne a distanza di venti anni da Unfaithful; prendendo spunto dal romanzo di Patricia Highsmith il regista britannico torna a ragionare sui punti fermi della sua poetica, dal tradimento all’ossessione amorosa e sessuale, fino al conflitto tra i generi. Un’opera dichiaratamente démodé, ma proprio per questo affascinante, che avrebbe meritato un’uscita in sala, invece di essere relegata da subito all’universo delle piattaforme streaming.
Via con me
Vic Van Allen è un uomo di mezza età che vive nell’agiatezza senza alcun bisogno di lavorare da quando ha venduto il brevetto per un microchip utilizzato per i droni da muovere in azioni di guerra. Sposato con la bellissima Melinda (con la quale ha una bimba di sei anni, Trixie), sopporta senza troppe scenate il fatto che lei lo tradisca con chiunque le capiti a tiro. Uno degli amanti della donna, però, è misteriosamente scomparso nel nulla… [sinossi]
Le acque profonde, oltre a quelle che agitano l’animo di Vic Van Allen e sua moglie Melinda, sembrano essere anche adatte a rappresentare lo stato del “cinema visto al cinema” in questo periodo di superamento – o almeno così ci si augura – della pandemia (in attesa di capire, tra l’altro, quel che accadrà sul fronte bellico). Il nuovo film di Adrian Lyne, il primo per il cineasta britannico dal 2002, quando venne realizzato Unfaithful, sarebbe dovuto uscire nelle sale il 20 novembre del 2020, per poi essere rimandato al 13 agosto 2021, e di nuovo al 14 gennaio 2022. Di rinvio in rinvio, sempre giustificato dall’imprevedibilità della situazione sanitaria, si è arrivati alla situazione attuale, con l’esclusiva per la diffusione assegnata alle piattaforme streaming, Hulu per gli Stati Uniti d’America, e Amazon Prime Video per il resto del mondo. Sedici mesi di rimpalli, di slittamenti, di posticipazioni, per poi abbandonare il grande schermo e portare questo thriller dal retrogusto erotico – sull’eros senza eros si tornerà tra poco – nei salotti, nei cucinini, sui televisori e i tablet. In pochi, è probabile anche a giudicare da ciò che si sta leggendo in giro (anche su questo ci sarà modo di scrivere in modo più approfondito nel corso della disamina), avranno da ridire su ciò, eppure una scelta simile appare criminosa, non solo per la qualità del film di Lyne, ma per un mero discorso distributivo: dovrebbero essere proprio opere come Acque profonde a rappresentare il punto di connessione tra il pubblico e la sala, narrazione d’intrattenimento con un cast facilmente riconoscibile. Diversa è invece la posizione della Disney, che detiene i diritti del film, ma non c’è nulla di nuovo in tutto questo, se è vero che perfino i film Pixar – si veda alla voce Red – non ottengono più il passaggio per la sala. Che si tratti di film per infanti o per soli adulti la musica dunque non cambia, riducendo in modo forte l’offerta della sala e dunque disincentivando ancora di più la sua frequentazione. Un atto politico ostile, checché se ne voglia dire, per chiunque affermi – e in alcuni casi viene da pensare “millanti” – amore per il cinema.
Non che Acque profonde sarebbe andato incontro a un’accoglienza meno sarcastica se avesse avuto la possibilità di approdare in sala, sia chiaro. Nei primi due giorni di fruizione – il film è stato messo a disposizione degli utenti il 18 marzo in tutto il mondo – è stato facile imbattersi in commenti caustici, risate di scherno, giudizi tranchant dominati da parole quali “ridicolo”, “imbarazzante”, o giochi di parole sul titolo, a suggerire che le acque non sarebbero poi così profonde. E non lo sono, infatti: come può essere profonda l’acqua di una piscina, o ancor più quella di un torrente che scorre nascosto dalla boscaglia? Lyne è perfettamente consapevole del pelo d’acqua su cui sta facendo muovere i suoi personaggi, intenzionati a nascondere cadaveri che non potranno che riemergere perché fanno parte del loro subconscio, di quel desiderio represso che trova solo nella dimensione del mistero o di ciò che travalica i confini del lecito – leicità della morale pubblica prima ancora che della legge – un suo sfogo, una rappresentazione credibile e concreta. Ma la vulgata social si è ovviamente spinta oltre, dichiarando a pieni polmoni la vecchiezza putrescente del cinema di Lyne, relitto del passato. Certo, Acque profonde non è un film “contemporaneo”, e non perché Zach Helm e Sam Levinson in fase di scrittura si siano abbeverati alla fonte di Patricia Highsmith, pur tradendone in maniera plateale lo sviluppo (più fedele fu nel 1981 Michel Deville, scegliendo Jean-Louis Trintignant e Isabelle Huppert come protagonisti): questa storia di tradimenti e vendette guidate dalla gelosia non parla alle dinamiche odierne perché Lyne si dimostra cocciutamente fedele alla propria poetica ed estetica. Così durante la visione sembra di ripiombare ai tempi di 9 settimane e ½, Attrazione fatale, Proposta indecente, un’epoca seduttiva in un’ottica orgogliosamente ambigua, e dunque morbosa, lontana dalle nette distinzioni attuali, dal progressismo beota, dalla semplificazione con cui si pretende di leggere l’abisso dell’umano. Eccole, quelle sono invece le acque profonde in cui si immerge sempre lo sguardo di Lyne – e quanto fu incompresa la sua lettura di Lolita! –, e in cui torna ancora oggi, senza bisogno di bombole d’ossigeno. In questo senso Acque profonde è quasi una visione programmatica, perché in qualche misura Vic e Melinda sono come Edward e Connie, la coppia protagonista di Unfaithful (che prendeva spunto da Stéphane, una moglie infedele di Claude Chabrol: interessante il rapporto a distanza tra Lyne e la produzione thriller francese post-nouvelle vague). Simile la dinamica di coppia, simile la soluzione, simile il ruolo svolto dal pargolo di turno – qui è la birbante e intelligentissima seienne Trixie, che fa ammattire la madre chiedendo in maniera ossessiva ad Alexa (tutto resta in casa Amazon, dopotutto) di ascoltare Old MacDonald Had a Farm, e capisce prima di ogni altro cosa sta effettivamente combinando il padre.
Lyne non è però fuori dal tempo, e così la visione dell’eros muta in maniera sensibile: abbandonato il vedo-non-vedo in silhouette, si rarefanno anche le scene d’amore. In quest’epoca anodina il sesso non è visibile, ma è narrabile, e con esso il suo impatto sulla psiche, sull’emozione, sul comportamento. Nel conflitto insanabile tra i generi che è alla base di tutto il processo creativo di Lyne, fin dall’epoca di A donne con gli amici, il femminile è ancora ridotto alla dicotomia muliebre di “fedele” o “infedele”: non perché sia così nella realtà, e lo testimonia la non riducibilità del personaggio di Melinda, ma perché così vuole la società borghese. Una società che applica una censura morale al comportamento di una donna “libera”, ma non si accorge dell’assassino che le è seduto accanto. Una società che costruisce microchip destinati a uccidere esseri umani in guerra illudendosi – o meglio, trovando giustificazione – nel fatto che in ogni caso potrebbero servire anche a portare cibo agli indigenti. “Ma non è mai così”, è l’unica risposta possibile. L’immateriale del cinema trova una sua materialità solo in due opzioni, tra loro forse in parte simili: il desiderio di possesso fisico e il desiderio di annientamento fisico. In quella linea di galleggiamento si posiziona lo sguardo di Lyne, muovendosi con eleganza attorno ai suoi personaggi – splendidi in scena, anche se in pochi sembrano essersene accorti, sia Ben Affleck che Ana de Armas, che delizia lo spettatore italiano cantando al pianoforte Via con me di Paolo Conte –, con la stessa movenza di una lumaca che cerca la sua compagna. In Unfaithful i due coniugi si trovavano immobili al semaforo, tentando di comprendere quale strada prendere: qui la moglie attende il marito a casa, in un ciclo che è inizio e fine a un tempo, ma in macchina la piccola Trixie può esibirsi in una performance canora e sorridente. You Make Me Feel Like Dancing, canta la bimba: come stesse ballando Melinda scopre le turpitudini del marito; come stesse ballando Vic ri-sogna i tradimenti della moglie. Il thriller erotico forse non ha più diritto d’esistere nella mediocrità produttiva dell’oggi, ma Lyne fortunatamente non è stato avvertito di questo.
Info
Il trailer di Acque profonde.
- Genere: erotico, sentimentale, thriller
- Titolo originale: Deep Water
- Paese/Anno: Canada, USA | 2022
- Regia: Adrian Lyne
- Sceneggiatura: Sam Levinson, Zach Helm
- Fotografia: Eigil Bryld
- Montaggio: Andrew Mondshein, Tim Squyres
- Interpreti: Ana de Armas, Ben Affleck, Brendan C. Miller, Dash Mihok, Devyn Tyler, Finn Wittrock, Grace Jenkins, Jacob Elordi, Jade Fernandez, Jeff Pope, Kristen Connolly, Lil Rel Howery, Michael Braun, Michael Scialabba, Rachel Blanchard, Tracy Letts
- Colonna sonora: Marco Beltrami
- Produzione: 20th Century Studios, Entertainment 360, Entertainment One, Film Rites, Keep Your Head, New Regency Productions, Regency Enterprises
- Distribuzione: Amazon Prime Video
- Durata: 114'




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