Sentinelle Sud

Sentinelle Sud

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Vincitore del 40 Bergamo Film Meeting, Sentinelle Sud rappresenta l’opera seconda per il regista francese Mathieu Gérault. Un film che arricchisce il già nutrito cinema incentrato sui reduci di guerra, ma che non sa bene che strada prendere tra il realismo sociale legato alle condizioni traumatiche di questi soggetti e l’intrigo da cinema di genere.

The Afghan Connection

All’indomani di un’imboscata in Afghanistan che ha decimato la sua unità, il soldato Christian Lafayette ritorna in Francia. Mentre cerca di riprendere una vita normale, sembra scegliere il circolo vizioso della violenza e della criminalità. [sinossi]

La filmografia incentrata sulla figura del reduce di guerra tormentato è sterminata. L’uomo che ha subito traumi, o che ha commesso atrocità, che non si dà pace, che ha interiorizzato la violenza bellica che in qualche modo tornerà a manifestarsi, il personaggio che fatica a reinserirsi nella società. Dall’archetipico Travis Bickle di Taxi Driver al Chris Kyle di American Sniper: le opere con un tag sui veterani sarebbero tantissime. Ora si aggiunge anche un film d’oltralpe, Sentinelle Sud, che ha vinto il premio, assegnato dal pubblico, al 40 Bergamo Film Meeting. Si tratta dell’opera seconda di Mathieu Gérault, regista dalla filmografia saltuaria, autore di Journal IV del 2005 e del corto Hautes erbes del 2001, tutti film di cui ha firmato regia e sceneggiatura. Sentinelle Sud, progetto sviluppato già dal 2015 con la Fondation Gan Cinéma, è incentrato sul personaggio di Christian Lafayette, appena congedato dalla guerra in Afghanistan, superstite di un agguato a Herat che ha fatto parecchie vittime tra i militari francesi del suo battaglione. Ancora ammaccato, l’uomo trova lavoro, grazie al suo ex comandante, in un supermercato, e continua a frequentare alcuni suoi commilitoni: Mounir, di origine algerina, e Henri, ricoverato in una struttura ospedaliera in quanto fortemente traumatizzato. Christian intreccerà una relazione sentimentale con l’infermiera che si occupa di lui. E il protagonista arriverà a scoprire il marcio di quella missione militare, in un traffico d’oppio che coinvolge proprio quel suo comandante che era chiamato Padre dai soldati.

Ci sono varie strade che un tale soggetto potrebbe intraprendere, tanti temi possibili. Mathieu Gérault cerca di prenderle tutte, con il risultato di rimanere sempre in superficie. C’è il plot del disagio sociale dei veterani di guerra, e del loro difficile ritorno alla vita civile. In questo senso il film è davvero troppo didascalico. Sappiamo tutto dello stato psicologico di Christian, del suo senso di colpa per essere sopravvissuto, del considerare la vita civile come una diversa forma di guerra, del suo passato e del fatto di trattenersi le armi, dalle sue risposte alla psicologa e dall’udienza di inizio film. Telefonatissimo anche quello che potrebbe essere un tema importante, centrato sulla figura di Mounir, di origine algerina e di religione islamica, che ha combattuto in guerra contro altri musulmani, che si è trovato in un ruolo invertito rispetto alla guerra d’Algeria. Anche qui tutto è esplicitato da una sua frase in cui inveisce contro il colonialismo francese. Sviluppato anche il contesto sociale in cui questi reduci si ritrovano, in cui è facile approdare alla criminalità organizzata, rappresentata da una banda di gitani. Qui c’è un primo appiglio narrativo in cui Gérault tenta di innestare un cinema di genere. Ma l’heist movie è buttato lì, la rapina alla gioielleria, fatta da Christian e Mounir, pure a volto scoperto, non verrà più sviluppata. Il film si incentra invece sulla scoperta del malaffare, del marcio in quella missione militare, dove il comandante era pure in combutta con un mullah. Un soggetto da film di cospirazione che a fatica si armonizza con il carattere sociale e antibellico che pure il film porta avanti. Sono troppe le scarpe in cui Gérault vuole mettere piede.

Quanti film ci porta alla mente Sentinelle Sud! Dalla scena in cui Mounir imbraccia il fucile di precisione dal balcone inquadrando da lontano con l’obiettivo lo sgherro della banda. Ancora viene in mente Taxi Driver. E quando l’ormai mentalmente disabile Henri uccide il comandante non possiamo che pensare a Palla di lardo in Full Metal Jacket. Il fatto è che sono temi talmente battuti dalla settima arte che è difficile riuscire a dire qualcosa di originale.

Info
Il trailer di Sentinelle Sud.

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