Table for Six
di Sunny Chan
Dopo aver esordito nel 2018 con Men on the Dragon, lo sceneggiatore hongkonghese Sunny Chan torna alla regia con Table for Six, rom-com a tre coppie che ironizza con garbo su uno dei punti cardine della cultura cinematografica (ma non solo) della città-stato: la fratellanza. Sarebbe dovuto uscire in sala per il Capodanno cinese, ma le condizioni sanitarie hanno costretto la distribuzione a far slittare la data, e così Table for Six arriva al Far East di Udine in anteprima mondiale.
Fratelli
Steve, Bernard e Lung sono tre fratelli, oramai nel pieno dell’età adulta, che vivono ancora in quella che fu la fabbrica per la lavorazione della carne gestita dal padre (Bernard in realtà ha un padre diverso, ma è sempre cresciuto con i fratelli). Nonostante il desiderio del fratello minore Lung, Steve è restio a vendere il bizzarro appartamento, in cui ogni sera i tre uomini si ritrovano per cenare insieme: ma non ha fatto i conti con l’amore, passato e futuro… [sinossi]
Non è casuale che in Table for Six si faccia così spesso riferimento al Capodanno Cinese (e a San Valentino, che temporalmente lo segue a ruota), momento topico dell’anno entro il quale sanare le relazioni sentimentali che non si vuole prendere troppo sul serio. Dopo quei festeggiamenti in coppia sarebbe difficile, pare, lasciarsi. Non è casuale perché il film, seconda regia per lo sceneggiatore Sunny Chan – suoi gli script di due cult-movie di Soi Cheang, Hidden Heroes e Horror Hotline… Big Head Monster –, sarebbe dovuto uscire a Hong Kong e in tutto il mercato del sud-est asiatico l’1 febbraio, proprio in concomitanza con una delle festività più sentite e amate dalle popolazioni locali. Il condizionale è ovviamente d’obbligo, perché le condizioni sanitarie hanno spinto la distribuzione ad annullare l’uscita, posticipandola a data da destinarsi. Una situazione che il film di Chan ha condiviso con altri titoli, a dimostrazione di come la questione pandemica stia ancora intervenendo in modo molto duro sulla produzione cinematografica, e la fruizione delle opere. Proprio la mancata distribuzione in sala ha “consentito” a Table for Six di raggiungere lo schermo del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, principale sede del Far East, in anteprima mondiale: il pubblico friulano è stato dunque il primo a posare lo sguardo sul film, che non aveva visto nella sua versione definitiva neanche l’attrice Stephy Tang, ospite del festival e sul palco anche per presentare il dramma divorzista Twelve Days di Aubrey Lam. Per gli affezionati cultori del cinema hongkonghese, che resta con ogni probabilità l’affetto più durevole del FEFF (che dopotutto nacque ventiquattro anni fa sulla base dell’Hong Kong Film Festival), guardare Table for Six equivale più o meno a sentirsi a casa. Non tanto per la dimensione “familiare” del film, su cui si tornerà tra poco, ma per le timbriche tipiche della commedia della piccola città-stato, per il ritmo delle battute, per la goliardia che trova spazio negli interstizi più improbabili, ad esempio nel clou di una sequenza di litigio collettivo.
Sunny Chan prende di petto uno degli aspetti cruciali, dei cardini del culto che ammanta la produzione cinematografica di Hong Kong da quarant’anni a questa parte, vale a dire il discorso sul concetto di fratellanza. Un’ironia così consapevole da permettere ai personaggi di citare apertamente Chow Yun-fat in A Better Tomorrow, per esempio. La commedia infatti ruota interamente attorno a tre fratelli – tecnicamente fratellastri, ma nessuno tranne nel momento di massimo distacco fa caso a un dettaglio simile –, che vivono da sempre nello strano appartamento che il padre ora defunto (è morta anche la madre) ricavò dalla sua piccola fabbrica in cui lavorava la carne di maiale: un po’ per problemi economici, un po’ per un senso di dovere verso i genitori, i tre non si sono mai separati. Non solo, da sempre cenano insieme, senza nessuna eccezione. Steve, il più grande, è un fotografo che lavora solo da casa; Bernard, il secondo, è l’unico a lavorare fuori casa; Lung, il più piccolo, ha lasciato l’impiego per tentare la sorte nei cosiddetti e-sport, e passa il tempo a giocare al computer. Tre asociali che si trovano d’improvviso alle prese con tre donne, una delle quali (Monica, interpretata proprio dalla brava Stephy Tang) si mette con Bernard dopo essere stata per quattro anni la fidanzata di Steve. E qui, inevitabilmente, i nodi iniziano a venire al pettine tra gelosie, problemi per troppo tempo nascosti sotto al tappeto, e quella ricerca disperata di maturità che sembra a tutti gli effetti l’ostacolo più grande per affrontare la vita.
Se Table for Six segue molti dei dettami canonici della commedia romantica, il lavoro in fase di regia di Chan si dimostra tutt’altro che banale, e merita un breve approfondimento a parte. Girato nel pieno della crisi pandemica, il film sceglie di ridurre al minimo le location, limitando l’azione per la quasi totale interezza nell’appartamento in cui vivono i tre fratelli. Una scelta pressoché inevitabile, ma che paradossalmente viene in soccorso proprio alla narrazione: trasformando una commedia di situazioni e degli equivoci in una sorta di pièce teatrale Chan costringe in qualche modo i propri interpreti a entrare in maggiore profondità nei rispettivi personaggi, il tutto senza che il regista rinunci a una messa in scena dinamica, che gioca con gli stilemi dell’action, si diverte a muoversi in territori apparentemente dissonanti rispetto al genere che ha scelto di sperimentare. Quel che ne viene fuori è un piccolo ma affascinante pastiche, che non molto aggiunge alla gloriosa storia della commedia hongkonghese ma riesce sempre a tenere desta l’attenzione dello spettatore, grazie anche a un cast in stato di grazia, sei interpreti a cui viene addossato – un po’ come per quel che concerne la location scelta – il peso del film: Dayo Wong, Stephy Tang, Louis Cheung, Ivana Wong, Peter Chan e la malaysiana Lin Min-chen sono perennemente in scena, e sanno gestire con grande intelligenza i ritmi della commedia, che si sposta dal canone della rom-com fino al grottesco, passando per la farsa che contiene perfino elementi parodistici. Un ripasso gentile e divertente delle potenzialità della commedia di Hong Kong, che guarda con dolcezza al passato produttivo della nazione, un passato che purtroppo sembra sempre più lontano, distante, perduto. E al quale Chan si aggrappa, un po’ come Steve che non vuole abbandonare l’appartamento/fabbrica di famiglia, per paura di non sapersi muovere nel mondo lì fuori. Parla di pandemia, in qualche modo, Table for Six, ma non solo. Parla della paura di una nazione di perdersi, ora che la Cina la sta poco per volta ri-colonizzando, assorbendola pezzo per pezzo. “Sembra di essere a Mongkok”, afferma a un certo punto Monica guardando la tavola imbandita preparata dalla volitiva Josephine. Ma Mongkok è lì fuori, e chissà se esiste ancora com’era un tempo.
Info
Table for Six sul sito del Far East.
- Genere: commedia, sentimentale
- Titolo originale: Faahn hei gung sam
- Paese/Anno: Hong Kong | 2022
- Regia: Sunny Chan
- Sceneggiatura: Sunny Chan
- Fotografia: Meteor Cheung
- Montaggio: Cheng Wai-lun, Cheung Ka-Fai
- Interpreti: Dayo Wong, Fish Liew, Ivana Wong, Lin Min-chen, Louis Cheung, Peter Chan, Stephy Tang
- Colonna sonora: Alan Wong, Janet Yung
- Produzione: EDKO Films
- Durata: 116'







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Far East 2022 – Presentazione
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