Vedette
di Claudine Bories, Patrice Chagnard
Presentato al 70esimo Trento Film Festival, Vedette di Claudine Bories e Patrice Chagnard è un documentario sulla vita d’alpeggio nelle Alpi Svizzere, che si focalizza sulla figura imponente e saggia di un’anziana vacca, che trascorre placida l’ultimo periodo della sua esistenza. Un’opera elegiaca su un rapporto, ancora paritario, tra uomo e natura, che arriva a toccare il mistero dello status etico dell’animale, della sua consistenza di essere sensibile e forse senziente.
T’amo, pia vacca
Vedette è una mucca. Vedette è una regina. O meglio, era una volta la regina delle regine degli alpeggi. Ma che effetto ha invecchiare, e non poter contare più? I registi Claudine Bories e Patrice Chagnard la seguono ormai anziana, nell’anno in cui viene spodestata dal trono. I suoi proprietari sono due donne del posto che conservano album di foto di Vedette e parlano di lei come se fosse un membro della famiglia. [sinossi]
Perché non parli? Vuole la leggenda che Michelangelo Buonarroti così si espresse davanti al suo Mosè, a una scultura così perfetta. Reazione simile a quella provata davanti a Vedette («Parlami!»). Per le sue padrone, e per la stessa regista, si tratta di un essere senziente, le parlano, la accarezzano, ne capiscono le emozioni, ne colgono gli sguardi, percepiscono la sua tristezza o si accorgono di quando non è in buona forma. Vedette è una mucca, di razza Herens, dal manto nero, quella tipica che si alleva negli alpeggi di alta quota del cantone svizzero del Vallese. Quelle tipiche, da cartolina, che popolano le vallate delle Alpi svizzere, con la caratteristica campana al collo. Vedette era la regina assoluta, tra le regine, come sono considerati gli esemplari di questa razza. Era campionessa tra le mucche da combattimento. Ora si è ritirata e vive serenamente l’ultima parte della sua vita insieme con le sue padrone, Elise e Nicole, per le quali è come una famigliare vera e propria. A raccontarci di questo essere vivente i documentaristi Claudine Bories e Patrice Chagnard nel film Vedette, presentato in concorso al Trento Film Festival 2022 dopo l’anteprima all’Acid di Cannes.
I registi compiono un lavoro da cinéma vérité tra prati, baite nelle Alpi svizzere, a 2190 metri d’altitudine. Seguono per lungo tempo l’esistenza di questi esseri viventi, i bovini, le persone, i cani come nello stile dei grandi documentaristi. Vedette è un’opera di poesia rurale, di estrema rarefazione verbale, dove predomina una sinfonia di muggiti e tintinnii di campane. Passa un po’ di tempo prima di sentire le prime parole di umani. Il film si snoda tra paesaggi imponenti, malghe, con lo sfondo di cime innevate. Si passa da inquadrature che contengono moltitudini di mucche, numerate, per poi concentrarsi su Vedette, unica in scena, con il suo numero 146 tatuato, a volte immersa nel paesaggio in cui si perde in campi lunghissimi, a volte in primo piano, con il suo sguardo fiero e imponente, talvolta guardando in camera. Ci sono momenti sublimi come quello in cui le immagini di Vedette nei prati è accompagnata dalle note della Carmen di Bizet. Oppure quello in cui la regista Claudine Bories legge davanti alla vacca un brano sulla tesi cartesiana degli animali-macchina. E Vedette è inquadrata a lungo con uno sguardo come di perplessità. In questo paesaggio estremo, in questo mondo dove l’uomo si mantiene in un equilibrio quasi paritario con la natura e gli animali, si pone l’interrogativo sullo stato etico delle creature non umane, sulla loro consistenza di esseri sensibili e senzienti.
La storia di Vedette è quella di una vita all’avvicinarsi al compimento del suo ciclo. Il trapasso dell’animale viene lasciato fuori campo. Lasciato al racconto delle sue padrone, Elise e Nicole, che descrivono gli ultimi istanti della mucca, sui suoi tremolii, come se fosse consapevole di stare per lasciare questo mondo. La decisione di non operarla è stata presa con le indicazioni del veterinario, sul fatto che a quell’età ogni intervento sarebbe stato rischioso. Meglio lasciar fare alla natura. E, senza raccapriccio, le due donne raccontano di aver dato il corpo di Vedette a un macellaio per farne bistecche che hanno cucinato. La prima volta che mangiano un loro bovino, proprio quello cui erano più affezionate. Fa parte della peculiarità stessa di questo mondo di montagna, dove tutto rientra in cicli naturali ininterrotti, dove la vita si perpetua, non si chiude ma si trasmette.
Info
Vedette sul sito del Trento Film Festival.
- Genere: documentario
- Titolo originale: Vedette
- Paese/Anno: Francia | 2021
- Regia: Claudine Bories, Patrice Chagnard
- Sceneggiatura: Claudine Bories, Patrice Chagnard
- Fotografia: Patrice Chagnard
- Montaggio: Emeline Gendrot
- Colonna sonora: François Macherey
- Produzione: Les Films du Parotier, New Story
- Durata: 100'



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