La fortuna di Nikuko

La fortuna di Nikuko

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Nelle sale per una manciata di giorni grazie alla consueta sinergia tra Nexo Digital e Dynit, La fortuna di Nikuko di Ayumu Watanabe è un coming of age piccino piccino, alquanto amabile e sorretto da un’animazione che guarda costantemente alla sua dichiarata fonte d’ispirazione: lo Studio Ghibli e Il mio vicino Totoro. Leggiadro come il suo character design, sorretto da scelte cromatiche che riecheggiano l’ultimo Takahata, il film di Watanabe è lo specchio di un Giappone ideale e idealizzato, lontano anni luce dalle grandi città. Amore, amicizia, solidarietà e una vita semplice, innocente come gli occhi di Kikuko.

Te la ricordi Matsuko? Te le ricordi le lacrime?

La storia ci racconta della piccola Kikuko, 11 anni, che vive con sua madre Nikuko, una donna di 38 anni, allegra, appassionata e sempre pronta a mangiare qualcosa di delizioso. Ma Nikuko ha un problema: si innamora sempre della persona sbagliata. Il suo motto preferito è: “Essere ordinari è la cosa migliore”. Spesso lo spirito forte e audace di Nikuko mette in imbarazzo Kikuko, combattuta tra il voler crescere in fretta e il voler restare per sempre bambina. La sua vita le piace, ma allo stesso tempo sogna di poter presto lasciare il luogo in cui vive, dove tutti conoscono tutto di tutti. Senza aver nulla in comune se non la convivenza su una barca al porto, Kikuko e Nikuko si troveranno ad affrontare le sfide quotidiane, fino a quando un inatteso segreto non verrà rivelato… [sinossi – nexodigital.it]

Non è solo per le calibrate e spassose citazioni de Il mio vicino Totoro, dalla prima celeberrima apparizione del paffuto ronfante alla ancor più iconica sequenza della fermata dell’autobus. Il convincente La fortuna di Nikuko sembra infatti una sorta di proseguimento del percorso di crescita di Satsuki, che già era una Mei più grande: l’undicenne Kikuko muove un altro passo, lasciandosi alle spalle l’infanzia e iniziando a guardare il mondo e le persone che la circondano con gli occhi di un’adolescente. Maturata, consapevole.
Ghibliano in più di un aspetto, il film di Ayumu Watanabe è un piccolo racconto di formazione che bada più alle emozioni che agli snodi narrativi: quello che resta, infatti, è proprio questa parabola un po’ disordinata e randomica, fatta di pianti, piccoli e grandi litigi, paure, esplosioni di gioia, primi rossori. Restano le facce buffe, gli animaletti parlanti e il travolgente entusiasmo materno di Ninuko. E resta la piacevolissima sensazione di aver potuto osservare la vita dalla giusta distanza, dalla giusta angolazione: semplice ma mai banale, La fortuna di Nikuko sembra un parente stretto, quasi un prequel emotivo, di Incrocio d’amore di Yee Chih-yen. E ci riporta all’ottimo, disperato e super-pop Memories of Matsuko, gioiello di Tetsuya Nakashima. Se Kikuko è strettamente connessa alla miyazakiana Satsuki, Nikuko è davvero la versione fortunata di Matsuko. Te le ricordi le lacrime?

Conosciuto soprattutto per I figli del mare (2019), ma regista dalla corposa filmografia, ad esempio un paio di Doraemon (Il dinosauro di Nobita e Nobita and the Green Giant Legend) e un buon numero di serie (Komi Can’t Communicate, Come dopo la pioggia…), Ayumu Watanabe è una sorta di Sunao Katabuchi più commerciale, in grado di intercettare le indicazioni emotive del box office e di proporre – cosa non da poco – scelte estetiche e narrative quantomeno alternative.
In una fase dominata tra piccolo e grande schermo da un ventaglio di proposte non molto ampio, ad esempio i non pochi emuli di Makoto Shinkai, pellicole come In questo angolo di mondo e La fortuna di Nikuko rappresentano una salutare boccata d’aria fresca – discorso simile per Words Bubble Up Like Soda Pop di Kyōhei Ishiguro, altro oggetto piccino picciò.
Dal character design alla fondamentale palette di colori, ogni aspetto grafico si adatta perfettamente al tono del racconto, all’età della protagonista, a questa stagione magicamente sospesa, imprevedibile. La stessa struttura narrativa, al pari della messa in scena, converge verso lo stesso obiettivo: cogliere uno stato d’animo, uno status generazionale, profondamente intimo e personale. In questo senso, Watanabe e Katabuchi abbondano di un pudore raro, fatto anche di silenzi, attese, non detti – anche, e forse soprattutto, sul piano squisitamente grafico. Ancora una volta, grazie Studio 4°C.

Info
La scheda de La fortuna di Nikuko sul sito della Nexo.
Il trailer de La fortuna di Nikuko.

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