Crimes of the Future

Crimes of the Future

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La “nuova carne” è nata. In Crimes of the Future David Cronenberg torna a ragionare su alcuni dei temi ricorrenti della sua poetica espressiva, sia per quel che concerne l’organicità e la sua evoluzione sia nel discorso sull’arte, sulla necessità dell’umano di agire rispetto al contesto in cui si muove. Secco e forse per questo in parte respingente, il nuovo film del cineasta canadese è un’opera potente e disturbante. Con Viggo Mortensen, Léa Seydoux, e Kristen Stewart. In concorso al Festival di Cannes.

Come farsi un corpo senza organi

Saul Tenser e la sua partner Caprice sono due famosi artisti performativi che si esibiscono in pubbliche operazioni chirurgiche e il cui lavoro si spinge fino a modificare gli organi interni o a generarne di nuovi dalle funzioni sconosciute. Il futuro imprecisato in cui vivono ha abolito il dolore fisico e l’idea stessa del corpo è totalmente mutata, essendo ormai l’organismo un sistema psichico. Un giorno, a un vernissage di una galleria di body art, Saul viene avvicinato da un uomo il cui figlio è stato ucciso dalla madre: l’uomo chiede una performance speciale per il bambino… [sinossi]

Inizia con un infanticidio Crimes of the Future, il ritorno al cinema di David Cronenberg a otto anni di distanza dallo splendido Maps to the Stars, presentato anch’esso in Concorso a Cannes, che terminava con l’omicidio/suicidio perpetrato dal personaggio interpretato da Mia Wasikowska che cancellava con questo gesto il frutto di un incesto, di una catena di replicanti e di doppi, nel nome della Libertà (il titolo della poesia di Éluard che la Wasikowska declama morendo). La ricerca di un’evoluzione, l’interruzione della ripetizione moribonda che è il tramonto dell’uomo, il desiderio di una forma nuova di libertà e di evoluzione sono al centro del nuovo lavoro del regista canadese, che si riallaccia nell’incipit del suo ultimo film proprio alla fine del suo precedente, due scene di morte legate a due aberrazioni (l’incesto nel caso di Maps to the Stars, una strana mutazione in Crimes of the Future)sebbene qui l’omicidio del bambino assuma un significato totalmente differente: una madre uccide il proprio figlio soffocandolo con un cuscino dopo che il bambino ha mangiato avidamente un oggetto di plastica. Cosa significa? A lungo il senso di questa scena resterà un mistero, mentre la scena successiva ci conduce all’interno di un mondo apparentemente primitivo, post-industriale, cupissimo, che è in realtà un futuro imprecisato dove il dolore fisico è stato abolito e la psiche, coadiuvata da una sofisticata tecnologia, è in grado di creare e generare nuovi organi interni di incerta e ignota funzione. In questo ecosistema lavorano una famosa coppia di body artist, Saul (Viggo Mortensen) e Caprice (Léa Seydoux), star di affollate e glamour performance pubbliche in cui lei guida complesse operazioni chirurgiche per prelevare da lui le nuove creature e mostrarle al mondo, addirittura dopo averle tatuate, firmate, arabescate prima dell’estrazione.

L’universo di Crimes of the Future si muove tra l’immaginario organico/incubale de Il pasto nudo, le tecnologie biologiche usate dai giocatori (e creatori, come Allegra Geller) di eXistenZ di cui ritornano in scena le “bioporte” e i “joystick” organici, ma richiama anche inevitabilmente Inseparabili con le sue operazioni chirurgiche tanto che il regista inserisce in questo film proprio un desiderio espresso da Jeremy Irons in Inseparabili: “Sarebbe bello fare concorsi di bellezza per gli organi interni, vedere il fegato meglio sviluppato, il miglior funzionamento di un rene…”. Se gli attori recitano trasognati e depsicologizzati come in Crashdel resto Crimes of the Future è uno dei film più ballardiani del regista – il territorio più prossimo che Cronenberg percorre nel suo nuovo film è forse paradossalmente quello che mise in scena già in A Dangerous Method raccontando la nascita della psicanalisi, nuova realtà discorsiva capace di portare l’umano a un altro livello di consapevolezza, di far sì che i concetti divenissero fisici, pretendessero di essere messi in atto. Il sintomo malato doveva essere detto per trasformarsi in una nuova verità organica, tornando al corpo da cui era nato per rivelare l’impulso rimosso e portarlo alla vita: una rivoluzione assoluta compiuta all’inizio del Novecento. Ma in Crimes of the Future l’uomo è riuscito a rimuovere non il desiderio inconscio, che anzi è attivo e furibondo, bensì il dolore fisico: l’umanità ha eliminato il sintomo, lasciando che la causa (la psiche) si muova liberamente, così liberamente che, grazie alla sua forza puramente intensiva unita alla tecnologia (e dunque a quel mondo artificiale creato da quell’essere naturalmente aberrante che l’uomo), il corpo possa mutare. A che fine, ancora non è chiaro: la nuova rivoluzione post-psicanalitica non è ancora definita. Ma la ricerca di Saul e Caprice si interroga sulla materia, sulle sue connessioni con lo spirito: di certo anche il loro è un “metodo pericoloso” ma soprattutto i due partner, che si amano di un amore che si esprime in vie inedite rispetto a quelle a noi note, sono ormai mossi da intenti diversi. Se per Caprice l’arte resta forma da dominare, bellezza della potenzialità concettuale e unico modo inoltre di sentire (dunque l’arte si muove in una dimensione prevalentemente estetica, nel novero della categoria romantica dell’interessante) per Saul la sua attività sta diventando qualcosa di differente. Qualcosa di politico, come gli farà notare una gallerista durante un vernissage in un locale à la page dove un uomo si esibisce danzando con decine di orecchie innestate sul corpo, la bocca e gli occhi cuciti: un’estetica puerile, liquidata dallo stesso Saul come esteriore e priva di interesse, puramente formalista. La (de)generazione dell’organismo indolore è infatti un dato assodato, sociale, e ha dato vita a espressioni artistiche diffuse e stilisticamente variegate: la società è una fucina di sperimentazioni psico-fisiche per lo più innocue perché prive della necessaria energia vitale, chirurgie cosmetiche e non estetiche sebbene l’idea della chirurgia estetica muova l’operato di molti strani esseri che si dimenano nel film (ed è evidente che alcune operazioni richiamino la body artist Orlan, che faceva performance con le proprie operazioni chirurgiche fin dalla seconda metà degli anni ’80). Ma in una società siffatta esiste anche un burocratico Ufficio di Registrazione per i nuovi organi il cui compito è monitorare che non emergano aberrazioni in grado di mettere realmente in pericolo l’umano, di farlo evolvere in forme sconosciute. Ed esistono anche forze oscure, sia di polizia che rivoluzionarie, le quali vogliono invece un’insurrezione e un’evoluzione nella carne, o viceversa impedirla. Il problema del corpo è politico perché attraverso il cambiamento psicofisico può succedere qualcosa di impensabile e se, per lo più e come sempre, l’organismo sociale non si muove verso la rivolta, qualcuno lo sta facendo. Del resto lo stesso Saul sta vivendo una fase di iper-creatività incontrollabile, forse dovuta alla sua genialità organica super stimolata, e partorisce in continuazione escrescenze, tumori, entità che non necessariamente diventeranno organi (dunque organizzazioni funzionali) né apparati complessi, ma che esistono e, con la loro esistenza, sconvolgono l’organismo e, chissà, magari un giorno potenzialmente lo riorganizzeranno. Ed è qui, appunto, che il problema di Saul si intreccia con la scena iniziale: l’evoluzione, ci hanno insegnato Darwin e Lamarck (al netto delle loro importantissime divergenze teoretiche) è adattamento all’ambiente, è selezione funzionale. E nel film l’evoluzione si compie: nasce la nuova carne.

In Crimes of the Future la psiche e il corpo sono una cosa sola, il dualismo superato e l’unità organica interagisce con l’ambiente che è, ormai, totalmente artificiale, manipolato dall’uomo, vero tumore del mondo, cellula infestante che continua a partorire escrescenze. Perché l’arte è un tumore. La parola è un tumore. La manipolazione dell’ambiente è tumorale. La psicanalisi del resto era “la peste”. L’unità psichica e corporea, l’organizzazione di un sistema desiderante, è potenzialmente in grado di portarci in territori ignoti, capaci di ucciderci o di liberarci ed emanciparci. E l’arte può restare tale ma può anche diventare azione, pretendere un cambiamento nei fatti. Se Cronenberg non è certo un regista “impegnato” nel senso classico, non c’è dubbio che sia un intellettuale raffinato e che in Crimes of the Future immagini la possibilità di un’evoluzione, di una rivoluzione benché uccisa sul nascere: la vicenda del bambino soffocato è ovviamente destinata a tornare e a spingere la pulsione politica di Saul a un livello irreversibile. Perché una riorganizzazione spontanea è stata selezionata, un apparato è nato in una sorta di nuovo Cristo: prima di allora i “registratori di nuovi organi” (una delle addette è Kristen Stewart, in una parte molto divertente quanto piccina piccina) non avevano mai avvistato il “salto di specie”, la nuova funzionalità organica. Che succederà?

Film scabro e di poche azioni, dialogato, concettuale, per molti aspetti respingente, Crimes of the Future incredibilmente sottolinea se non l’ottimismo di sicuro il vitalismo ammirato del regista per questa mutazione che è l’umanità. Forse l’uomo che chiede a Saul di eseguire l’autopsia su suo figlio è un pazzo, un delirante, un terrorista da fermare. Eppure l’idea che ha avuto, potenzialmente letale, potrebbe essere una rivoluzione: ma poi, quando mai una rivoluzione non è potenzialmente mortale? (“Forse la prossima volta” sussurra la coppia di Crash dopo la collisione finale) Sembrerà strano che Cronenberg decida di aggiungere un tassello così importante in cui il corpo è al centro del discorso in un periodo storico in cui il corpo è quasi assente, evaporato in una tecnologia fatta di schermi e interazioni virtuali che lo estromettono: ma a ben vedere in Crimes of the Future e nei suoi corpi in cui anche la sessualità è stata superata (dalla chirurgia, dalla generazione spontanea, dalla pulsione monadologica), l’organico è proprio il tramite anestetizzato attraverso cui poter far tentativi ed errori, quindi evolvere. È dunque proprio il corpo del contemporaneo. In un film che mostra operazioni, tagli, lacerazioni, organi tatuati, organi mai visti prima e in cui la società è però sempre articolata in “creatori/controllori/rivoltosi” (proprio come in eXistenZ del resto), il regista porta in scena un “miracolo” perché – questo il suo pensiero, che in ogni caso attraversa la sua intera filmografia – siamo animali sorprendenti, tragici, purulenti, ma incredibilmente generativi. Otto anni di silenzio per tornare al cinema con un film che elabora in maniera ancora una volta differente e creatrice i temi, le ossessioni, la teoresi di un regista/intellettuale che da oltre mezzo secolo continua ad affascinare il pubblico con una costruzione filosofica lucida, analitica, costruzionista e non riduzionista, arrivando qui a immaginare la nuova nascita confermando allo stesso tempo l’eterna irriducibile morte. Un film fondamentale per chi ama il cinema del genio di Toronto.

Info
Crimes of the Future, il trailer.

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