War Pony

War Pony segna l’esordio alla regia per la produttrice Gina Gammell e l’attrice Riley Keough, che sviluppano il soggetto scritto da Franklin Sioux Bob e Bill Reddy sulla vita all’interno delle riserve indiane. Un lavoro senza dubbio onesto e sincero, che brilla per idee ma non riesce a uscire da una tonalità fin troppo uniforme. Camera d’Or per il miglior esordio a Cannes 2022, dov’era selezionato in Un certain regard.

Prigionieri senza riserve

Il preadolescente Matho e il ventenne Bill sono nativi americani e vivono in una riserva in South Dakota: il primo ha un padre spacciatore e, con i suoi amichetti, già non disdegna l’uso di droghe; il secondo ha due figli da due ragazze diverse, ma non sa come mantenerli o mantenersi non avendo un lavoro… [sinossi]

Fresco vincitore della Camera d’Or – ossia del premio per la miglior opera prima presentata in tutte le sezioni di Cannes – War Pony è l’esordio alla regia della producer Gina Gammell e dell’attrice Riley Keough, 33 anni da poco compiuti e nipote di Elvis Presley, che dopo essersi ben posizionata nella scelta dei ruoli e degli autori con cui lavorare (Mad Max: Fury Road di Miller, Magic Mike e La truffa dei Logan di Soderbergh, passando per La casa di Jack di von Trier e American Honey di Andea Arnold) compie il passo “dietro” la macchina da presa con un film ambizioso sulla poco edificante esistenza dei giovani – ma anche degli adulti – in una riserva per nativi americani. Un tema già di per sé foriero di impegno civile, raccontato con un occhio al documentario (il film è girato nella riserva di Pine Ridge in South Dakota, dove nel 2013 fu girato proprio il documentario Pine Ridge della danese Anna Eborn) e uno all’indie che guarda le marginalità e l’America non integrata. In questa accezione si possono citare Chloé Zhao e il suo The Rider girato sempre nella riserva di Pine Ridge, il cinema di Debra Granik e quello proprio di Andrea Arnold: l’idea di War Pony nasce infatti dall’incontro tra Keough e due comparse di American Honey, Franklin Sioux Bob e Bill Reddy, co-autori dello script assieme alle due registe. È dai loro racconti sulla vita nella prigione a cielo aperto dove sono relegati i nativi che prendono spunto le due storie parallele di Matho (LaDainian Crazy Thunder) e Bill (Jojo Bapteise Whiting), i protagonisti del film, e del poco solare contesto in cui si sviluppano: droga, disoccupazione, assenza di futuro e prospettive, violenza, case-baracche, paternità precoci e vite allo sbando sono i centri di gravità di un lavoro piuttosto monocorde e che non smentisce mai le proprie premesse, come se il film si sviluppasse per deduzione o, molto più banalmente, sulla traccia del già visto. Perciò stupisce un po’ proprio il riconoscimento come miglior opera prima ad un film dignitoso ma che manca di freschezza, sebbene vada riconosciuta una discreta sensibilità alle registe per messa in scena e adesione empatica ai personaggi.

Matho è un ragazzino che vive in mezzo alle anfetamine, alla marijuana, a ogni tipo di sostanza: il padre spacciatore non sta molto dietro alla sua precaria istruzione o a quel che il bambino fa nel tempo libero con gli amichetti (niente di troppo buono) e anzi gli passa persino una canna senza problemi perché sa bene che il figlio è già un consumatore di droghe. Matho è però anche un preadolescente sensibile e dolce, con una cotta per una compagna di classe carina e perbene, destinato a veder soffocare questa parte di sé a seguito di un inanellarsi di tragedie. A far da contraltare alla sua storia quella (narrata in parallelo) di Bill, ventenne senza arte né parte, senza lavoro e perdigiorno, ma con già due figli da due ragazze diverse (una delle quali Bill vorrebbe anche riconquistare), che si ritrova in un affare ben poco limpido con un americano benestante (e, si scoprirà, ben armato) ma il cui pallino dall’inizio alla fine del film è un cane di razza, un poodle, su cui Bill vuol mettere le mani per rivenderne i cuccioli a caro prezzo. War Pony (il titolo si riferisce a come i nativi usavano chiamare i propri cavalli) si sviluppa attorno ai suoi due protagonisti, mettendosi accanto ai personaggi con una regia mai invasiva, rarefatta, semi-documentaristica appunto. La sua scelta stilistica è però anche un po’ il suo limite perché tutto sommato il film si snoda autorialmente lento, ma anche un po’ paratattico nel prendere una storia per poi tornare sull’altra e soprattutto linearissimo nei suoi esiti, se non prevedibili in senso stretto, prefigurabili nel loro significato di fondo. Non sono tanto le idee a mancare – la storia del poodle è quella più brillante – ma le tonalità: se ogni tanto si scorgono tratti più lievi (e lo stesso Bill, nella sua inettitudine, in certi momenti è un personaggio da commedia), in generale un velo plumbeo e cupo avvolge War Pony dall’inizio alla fine, strozzando sul nascere le sfumature in nome della drammatica “denuncia” sociale. Visivamente il film ripercorre le orme di un cinema ampiamente consolidato negli Usa da decenni, fatto di una naturalistica ripresa di ambienti e situazioni degradate, di notturni paesaggi e disagi interiori, uniti alla ritrattistica emozionale dei due personaggi principali la cui parte più drammatica è per lo più assegnata al piccolo Matho. Non c’è luce né futuro per gli indiani d’America, popolazione colonizzata e dimenticata, relegata a una vita nascosta e rimossa: Gammell e Keough per il loro debutto a quattro mani scelgono un usato sicuro, cinematograficamente parlando, coniugato al “tema forte”. E, visto il riconoscimento al film (presentato in Un Certain Regard) vincono la sfida nonostante la pattuglia degli esordi a Cannes 75 fosse agguerrita e non banale. Per il resto, War Pony è un lavoro onesto e sicuramente sincero, forse non proprio memorabile, che posiziona già – in particolare – Riley Keough quale regista interessata all’autorialità, come del resto lo è sempre stata da interprete viste le scelte non scontate e mai casuali che hanno contraddistinto finora la sua buona carriera.

Info
War Pony sul sito di Cannes.

  • war-pony-2022-riley-keough-gina-gammell-01.jpg

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