Uscite in sala 16 giugno 2022

Uscite in sala 16 giugno 2022

Era dai tempi dello Zio Boonmee che un film di Apichatpong Weerasethakul non trovava distribuzione in sala: Memoria è il titolo imperdibile di una settimana che per il resto propone il nuovo lavoro della Pixar, il film/dialogo di Charlotte Gainsbourg con la madre Jane Birkin, l’animazione di Naoko Yamada, e poi un buon numero di opere per lo più dimenticabili.

MEMORIA
di Apichatpong Weerasethakul

Quale mistero può davvero nascondere un rumore notturno di cui non si sa trovare la provenienza? Il ritorno di Apichatpong Weerasethakul alla regia di un lungometraggio a sei anni di distanza dal magnifico Cemetery of Splendour segna anche la prima produzione al di fuori della natia Thailandia per il cineasta: questo spaesamento logistico non comporta però alcuno smarrimento poetico o visionario, e Weerasethakul torna a ragionare su alcuni dei suoi temi portanti (il concetto di memoria come visione collettiva, della società e dell’umano in quanto tale; la malattia; la confusione tra tangibile e immateriale) in un’opera di grande ispirazione, cui Tilda Swinton si presta senza mai mettersi al centro del discorso. Imperdibile in sala, luogo a cui è deputato e dove merita di essere visto.

Jessica, una coltivatrice di orchidee, si reca a Bogotà per fare visita alla sorella malata. Qui incontra un’archeologa e un giovane musicista. Durante il suo soggiorno comincia a sentire dei rumori che non la fanno dormire di notte. La sua insonnia è sempre più preoccupante fino a quando incontra qualcuno… [sinossi]

LIGHTYEAR – LA VERA STORIA DI BUZZ
di Angus MacLane

La classe non sarà acqua, ma se non attinge mai a nulla di nuovo rischia di non produrre più “ohhhh” di meraviglia. Questo il discorso che si potrebbe intraprendere per il nuovo parto creativo della Pixar: la qualità della scrittura è indubbia, così come la tessitura tecnica, ma lo spin-off dedicato a Buzz Lightyear (uno dei personaggi più amati in assoluto tra quelli creati dalla società statunitense) non aggiunge nulla a quanto già fatto nel corso dei decenni. L’impressione è quella di un meccanismo rodato che permette di procedere con il pilota automatico: un bel volo, per carità, ma di cui ci si dimentica abbastanza in fretta.

La storia è quella di Buzz, membro del team degli Space Rangers e intento a fuggire insieme al suo capo Alicia Hawthorne al mondo infestato da creature rapaci in cui sono bloccati. Per riuscirci Buzz dovrà circumnavigare un pianeta a bordo della sua navicella spaziale a velocità supersonica. Peccato che ogni volta che ci prova per lui trascorrono 4 minuti ma per il resto del suo pianeta 4 anni, e che ad ogni suo fallimento il divario fra la sua età anagrafica e quella di Alisha aumenti. Ad aiutarlo sarà un inaspettato comprimario: un gattino hi-tech. [sinossi]

JANE BY CHARLOTTE
di Charlotte Gainsbourg

Di anima ne ha da vendere Charlotte Gainsbourg, che a cinquant’anni esordisce alla regia e rivendicando uno stile à la Agnès Varda (dopotutto il titolo rimanda al mitico Jane B. par Agnès V., uno dei primi film da lei interpretati a sedici anni – insieme a Kung Fu Master, sempre di Varda) dialoga apertamente con sua madre Jane Birkin. Un vis à vis serrato, doloroso, paradossalmente allo stesso tempo spigoloso e dolcissimo. Esordio rimarchevole, che rischia ovviamente di passare sotto silenzio e merita invece attenzione, anche per un’idea di cinema d’antan di cui si sente un grande bisogno in questi tempi mediocri.

Come si può raccontare un’icona senza usare parole già dette e immagini già viste? Attraverso lo sguardo unico al mondo di un figlio, anzi una figlia. Lo dimostra Charlotte Gainsbourg in Jane par Charlotte, documentario-tributo alla madre Jane Birkin che parte con delle riprese scomposte da backstage di quest’ultima al suo ennesimo concerto di successo. Poche scene dopo si svela la vera anima del film: non un fan movie ma un confronto serrato tra madre e figlia che è insieme un dialogo artistico, o meglio un monologo a due voci. [sinossi]

LIZ E L’UCCELLINO AZZURRO
di Naoko Yamada

È un piacere ritrovare in sala (da sabato 18) il cinema di Naoko Yamada, che dopo La forma della voce torna a ragionare sui sentimenti, la difficoltà nell’introspezione, e il coming-of-age. Ne viene fuori un film accorato, semplice e diretto ma non per questo privo di raffinatezze, delicato e a suo modo stratificato racconto di formazione che sa anche ragionare sull’arte, e sul suo significato più profondamente umanista.

Il club di musica per fiati della scuola superiore Kitauji si prepara per un nuovo concorso, con l’obiettivo di conquistare l’oro. Per Mizore e Nozomi, ormai al terzo anno, sarà l’ultima volta. Il brano a piacere selezionato per l’occasione è Liz e l’uccellino azzurro. Nell’omonima fiaba, un uccellino assume le sembianze di una fanciulla che si lega profondamente a Liz, la quale infine lo esorta a volare via libero. L’introversa Mizore si riconosce in Liz, ma non ne comprende i sentimenti: la giovane è fortemente attaccata a Nozomi, sua unica amica, e non riuscirebbe a spingerla lontana da lei. Le prove per l’esibizione procedono, e il dialogo di assolo fra Mizore e Nozomi, fulcro del brano, continua a essere insoddisfacente. A compromettere l’esecuzione è la ritrosia di Mizore a lasciar andare l’uccellino azzurro? Oppure… [sinossi]

IL PARADISO DEL PAVONE
di Laura Bispuri

Le idee non mancherebbero a questo film, così come una scrittura solida e un buon numero di attori. A mancare, oltre alla capacità di smarcarsi da alcune pessime abitudini della produzione italiana, e alla volontà di evitare didascalismi e forzature retoriche, è semmai il respiro di un cinema che sappia davvero offrire chiavi di interpretazioni del mondo che mette in scena, abbia volta di scandalizzare e di scandalizzarsi, e non si limiti al semplice compitino. Peccato.

In un giorno d’inverno, Nena riunisce la famiglia per festeggiare il suo compleanno. Ci sono proprio tutti: il marito Umberto, i figli Vito e Caterina con la cugina Isabella, la nuora Adelina e l’ex genero Manfredi con la sua nuova fidanzata Joana, la nipote Alma, la domestica Lucia con sua figlia Grazia. E poi c’è Paco, il pavone di Alma. Nell’attesa di un pranzo che non arriverà mai, Paco si lancia fuori dal balcone. Il suo gesto mette in discussione tutta la famiglia, chiamata a riflettere sulla verità dei propri sentimenti e sul senso profondo di ciò che resta e di ciò che invece scompare per sempre. [sinossi]

AMANTI
di Nicole Garcia

Se si deve incorrere nei cliché comunque molto meglio il pranzo corale e collettivo messo in scena da Bispuri di questo mélo intriso d’amour fou che tutti hanno già visto, tutti sanno dove andrà a parare e tutti possono prevedere in ogni minimo dettaglio. Nicole Garcia conferma la medietà della sua messa in scena, Stacy Martin si appiglia solo alla propria avvenenza, l’unico a giganteggiare – in modo comunque un po’ gigione – è Benoît Magimel.

Lisa e Simon sono inseparabili. Sono innamorati l’uno dell’altra da quando erano adolescenti. Capita una tragedia, provocata dalle attività criminali di Simon. Egli è in pericolo e fugge. Senza Lisa. Lei aspetta invano notizie da lui. Tre anni dopo, è sposata con Leo quando le loro strade si incrociano nuovamente su un’isola nell’Oceano Indiano. [sinossi]

COME PRIMA
di Tommy Weber

Tommy Weber traduce in immagini il romanzo grafico di Alfred, ma nella trasposizione da disegno a cinema il tutto si sfilaccia, e si dimostra privo di consistenza, prevedibile, e senza alcun slancio visivo o coraggio narrativo. Ne viene fuori un’opera anodina, dimenticabile, inerte, che neanche un volenteroso Francesco Di Leva può pensare di ridestare dal suo torpore intellettuale.

Estate 1956. Dieppe, Francia. André ha finalmente trovato, dopo 17 anni, il fratello maggiore Fabio. Quest’ultimo aveva lasciato Procida e la famiglia per arruolarsi con i fascisti. André, così come il padre, militava sul versante opposto. Ora l’uomo, come viene comunicato a Fabio, è morto e lui può rientrare a casa. Le distanze tra i due però sembrano incolmabili. [sinossi]

HILL OF VISION
di Roberto Faenza

Non lascia traccia di sé neanche il nuovo film di Roberto Faenza (il diciannovesimo in 54 anni di carriera: l’ultimo era stato nel 2016 La verità sta in cielo), soprattutto per una costruzione narrativa e visiva troppo debole per il grande schermo e prossima alla fiction televisiva, ma almeno il regista torinese dimostra di credere così tanto a ciò che sta raccontando da riuscire a infondere vita anche dove sembrava impossibile rintracciarla. Un miracolo che comunque non può “salvare” il film nel suo complesso.

Mario ha 5 anni, un padre fascista inviato in Libia e una madre americana che non ama il regime e cerca di opporvisi. Quando la donna viene arrestata dai fascisti il bambino, finisce con il trovarsi per strada. A guerra terminata in maniera del tutto inattesa ritrova la madre che lo porta con sé negli Stati Uniti in una comunità di quaccheri che si chiama “Hill of Vision”. I problemi per lui non sono terminati perché il percorso di integrazione non si presenta per nulla semplice. [sinossi]

MINDEMIC
di Giovanni Basso

Trova spazio in sala – e di questi tempi è comunque una notizia positiva – anche l’esordio di Giovanni Basso, che punta tutto sull’interpretazione di un caleidoscopico Giorgio Colangeli: il tentativo è quello di raccontare la progressiva discesa nella follia per via dell’isolamento – e il riferimento al lockdown non è peregrino né infondato. Basso ha idee visive ma il film non possiede l’impianto per reggere sulla lunga distanza, finendo ben presto per impantanarsi in una reiterazione eccessiva del medesimo schema. Eccellente Colangeli, anche se sempre sopra le righe.

Nel tentativo di scrivere il suo nuovo film, Nino, regista settantenne ormai sul viale del tramonto, si perde in un delirio artistico e personale, in cui i ricordi e i personaggi di una vita si mescolano a quelli della storia che vuole raccontare, generando in lui un cortocircuito in cui non riesce più a distinguere tra verità e finzione. [sinossi]

Questa settimana escono anche Finalmente libera (2021) di Giuseppe Di Giorgio, Alla vita (2022) di Stéphane Freiss. Lunedì 20 escono Corpo a corpo (2021) di Maria Iovine, Invito al viaggio – Concerto per Franco Battiato (2022) di Giuseppe Domingo Romano, e Il viaggio degli eroi (2022) di Manlio Castagna. Buone visioni!

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