Langue des oiseaux

Langue des oiseaux

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Presentato in concorso alla 58a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, Langue des oiseaux è un tassello, incentrato su cinguettii e versi ornitologici vari, del lavoro del filmmaker francese Érik Bullot sulle lingue, gli alfabeti, le loro strutture. Con la ricerca di ponti, contatti tra lingue diverse e piani diversi, quello musicale, quello poetico o quello visivo.

Il merlo non fa me

La lingua, e non il linguaggio degli uccelli: non solo “la lingua” rinvia a un vocabolario esoterico, ma presuppone un insieme codificato di regole fino a giungere a un senso della poesia e della musica. Anche il film, in cui una voce ricostruisce dal futuro la vita prima della “sesta estinzione”, è strutturato in capitoli, con scene musicali, serie o buffe, e un’analisi delle virtù della traduzione e del desiderio di comunicazione fra esseri umani e volatili. [sinossi]

Il merlo non fa “me” (se la mucca fa “mu”). Così un brano celebre di Elio e le Storie Tese. Il verso del merlo, della specie più comune Turdus merula, fa invece tcink-tcink-tcink, oppure tciuck, oppure ancora tsii, come riporta una guida ornitologica. Buffe onomatopee create per la necessità di trascrivere foneticamente la voce di un pennuto con i caratteri alfabetici. Un concetto che è alla base di Langue des oiseaux, del filmmaker francese Érik Bullot, presentato in concorso alla 58a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro.

Bullot ci inserisce da subito in una visione distopica della natura, con un’afona voce off didascalica, in francese, che ricorda quella de La jetée. Siamo in un futuro antropocenico non molto lontano, dove è ormai conclusa la sesta estinzione di massa, che ha spazzato via anche la classe degli uccelli. Si inizia con immagini di pennuti ripresi in pellicola, immagini vintage che, già dalla loro stessa grana, denunciano la loro origine nel passato, forse opera di qualche cineamatore naturalistico. Gli uccelli sono ripresi nel loro contesto, tra rami, fronde, in campo lungo senza essere evidenziati con zoom come vorrebbe il linguaggio da documentario patinato National Geographic. Due misteriose silhouette, di spettatori, osservano quei filmati su uno schermo. Viaggiatori del tempo che cercheranno di tornare nel passato, in serre o in polverose gallerie museali di animali tassidermizzati, a recuperare qualche misterioso messaggio da parte degli uccelli? Come succedeva in Star Trek IV – Rotta verso la Terra con le balene? Nel finale il rapporto visivo si ribalterà: due figure umane hanno invece lo schermo alle spalle, il campo si allargherà comprendendo il backstage dello studio di registrazione.

Nel mezzo il tentativo, impossibile, di comprendere i fischiettii dei volatili, di studiarne un eventuale linguaggio, nel cercare un ponte interspecifico tra uomo e uccello. Il discorso di Érik Bullot è un discorso teorico sulle intersezioni dei linguaggi, sulle loro sovrapposizioni, sulla transmedialità, sui passaggi di stato tra una lingua e l’altra, sulla traduzione continua, sulla trasfigurazione della natura in arte. Anche dell’esperto ungherese viene tenuta sia la versione originale delle sue parole sia quella, alternata, tradotta in francese da un’interprete. I cinguettii che diventano parole, che diventano musica, poesia, pentagrammi finanche figure pittoriche. Geroglifici, note musicali, l’alfabeto braille e nuove simbologie create ad hoc, rappresentano lo sforzo di codificare quelle musicalità naturali dei pennuti, di sovrapporne i simboli alla ricerca di un’utopica stele di Rosetta. E poi i tentativi di imitare, riprodurre quelle sonorità attraverso dei rumoristi come quelli del cinema, o i gorgheggi di cantanti liriche. E i protagonisti di questi tentativi trovano più appropriato, ai loro fini, l’accento svizzero francese per riprodurre il verso del merlo. C’è posto anche per i messaggi dallo spazio, le onde captate con la radioastronomia da parabole incrostate. Rappresentano, come si è detto, un obiettivo utopico. Érik Bullot è un artefice così di un nuovo cinema dell’incomunicabilità.

Info
Langue des oiseaux sul sito di Pesaro.

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