Fucking Bornholm

Fucking Bornholm

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Presentato in concorso al 56o Karlovy Vary International Film Festival, Fucking Bornholm è un film della regista polacca Anna Kazejak incentrato su due famiglie e la loro vacanza insieme nell’isola danese di Bornholm. Una vacanza che degenererà in un tumulto di tensioni. Uno studio psicologico sulle coppie di mezza età impegnate a crescere i figli con gli spauracchi della società contemporanea.

C’è del marcio in Danimarca, isole comprese

Due famiglie che si conoscono da anni trascorrono il lungo weekend di maggio in campeggio insieme, come loro abitudine, sull’idilliaca isola danese di Bornholm. Tuttavia, invece del relax che avevano previsto, la vacanza si trasforma in un purgatorio. [sinossi]

Un quadro tutto azzurro, il mare ripreso dall’alto con riflessi dorati. Così comincia Fucking Bornholm della regista polacca Anna Kazejak, presentato in concorso al 56o Karlovy Vary International Film Festival. Più avanti nel film si vedranno acque increspate, onde che accompagneranno le vicende dei personaggi tra i quali esploderà tutta una serie di tensioni legate al rapporto di coppia nella mezza età, alla protezione dei figli. La superficie marina segue in qualche modo il diagramma della felicità dei protagonisti, secondo una metafora abbastanza greve ma, non è l’unica volta che il film scade per mancata raffinatezza. Segue l’immagine della crociera che porta i protagonisti nel loro tranquillo weekend di paura sull’isola. Una nave che richiama, con tre simbolici comignoli, alla sagoma del Titanic e ancora scivoliamo nel naufragio “telefonato”.

Le dinamiche di amicizia virile sulla spiaggia da turismo yuppie, interrotte guarda caso da una donna incinta, il terrore per gli abusi sessuali nei confronti del figlio, primo innesco di una miccia, in una situazione come in Il sospetto di Vinterberg, che si sgonfia perché il bambino si è rivelato suggestionato dalle immagini porno trovate nel pc del padre. Guarda caso. E poi il riconoscimento, difficile, della sessualità puberale che fa eco a quella ormai annoiata della mezza età, per cui una delle mogli trova conforto nel concedersi al playboy eremita della spiaggia, pure abbastanza attempato, con cui recupera un erotismo perduto.

Le donne sono crudeli, dice un marito all’altro. Anna Kazejak non riesce a rifuggire ai facili cliché nel suo tratteggiare le schermaglie tra i sessi. E non riesce nemmeno a rifuggire alla dittatura della bella immagine, patinata che farebbe la gioia di una qualsiasi film commission. Così anche in quella scena che sembra raffigurare il suicidio di una delle due protagoniste, che si lascia andare in un mare stavolta scuro all’alba. Non di suicidio si tratterà, ancora siamo stati tratti in inganno da un’altra possibile citazione, al finale di Interiors di Woody Allen.

Nonostante gli scivolamenti di cui sopra, Fucking Bornholm rimane una comedy of manners più che dignitosa, che evita sempre di scadere nell’umorismo involontario. È uno studio psicologico e antropologico sui comportamenti umani in villeggiatura, dove certe tensioni autodistruttive sepolte possono scoperchiarsi in un battibaleno. Sono tanti i film di vacanze, quelli che seguono le dinamiche umane in contesti inusuali dove si vorrebbe l’imperativo del divertimento. Da Ferie d’agosto di Virzì ai Vanzina, i casi sarebbero tanti. Fucking Bornholm è un film che segue le onde o le maree, mettendo in scena la vita come fatta da equilibri che si dissolvono e ricompongono con un andamento ciclico.

Info
Fucking Bornholm sul sito di Karlovy Vary.

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