Borders of Love

Borders of Love

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Presentato nella Crystal Globe Competition del 56o Karlovy Vary International Film Festival, Borders of Love rappresenta l’esordio al lungometraggio per il regista ceco Tomasz Wiński. Il film vuole essere un’analisi psicologica di un rapporto di coppia che si apre gradualmente verso consensuali ménage à trois, anche aumentando il numero degli addendi. Ottime le premesse dell’inizio che però poi non vengono sviluppate rimanendo occasioni perse.

Coppia aperta quasi spalancata

Hana sta iniziando a sentire che la sua relazione con Petr sta entrando in fase stagnante. Così decide di ravvivare la complicità e inizia a condividere con lui le sue fantasie erotiche e i suoi desideri segreti. Arriveranno a provare esperienze con altri partner e a spingere sempre più in là i limiti di quanto sia concesso in amore e sesso. Tuttavia un tale esperimento può facilmente sfuggire di mano. [sinossi]

Hana e Petr sono due architetti. È un particolare che viene rivelato solo in una breve scena, di loro insieme ad altri colleghi dello stesso studio, che discutono su un progetto. Prima di questo momento era lasciata nel vago la loro estrazione sociale, e anche dopo il particolare non avrà nessun rilievo. Discutono su un plastico che prevede tante finestre sul cortile, la metafora del cinema come atto di voyeurismo. E Borders of Love è un film che riesce a entrare appieno nell’intimità della coppia. Si tratta dell’esordio al lungometraggio per il regista ceco Tomasz Wiński, presentato nella Crystal Globe Competition del 56o Karlovy Vary International Film Festival.

Quello della coppia aperta è stato un tema molto popolare nell’era della liberalizzazione sessuale in occidente. Si pensi alla popolare piéce teatrale di Franca Rame e Dario Fo, Coppia aperta, quasi spalancata o a canzoni italiane di successo come Triangolo o Pensiero stupendo. Borders of Love (il titolo originale è Hranice lásky) apparirebbe la perfetta attualizzazione del tema, per essere perfettamente inserito nel contesto tecnologico attuale. Una scena chiave del film vede Hana rimanere contrariata quando il tecnico le dice che il suo hard disk esterno è irrimediabilmente corrotto e i contenuti sono stati definitivamente perduti. La sua vita con Petr, tutti i loro ricordi immagazzinati in riprese video, sono buttati via. Ma il marito la consola: «Faremo nuove memorie». L’inizio di Borders of Love vede la coppia impegnata in un rapporto sessuale, ripresa da una mdp ravvicinatissima che accarezza la pelle, restituendola come superficie corrugata. Analoghe scene avverranno in spiaggia. Sono loro stessi che si riprendono con il cellulare, in modo compulsivo e spasmodico. Tutta la prima parte del film funziona in un sottile gioco di soggettive e oggettive, dove le prime sono rappresentate praticamente dalle videoriprese dei due protagonisti. Ma la differenza è davvero labile e, solo a un certo punto, Tomasz Wiński mostrerà il cellulare, l’occhio interno.

Il gioco della visione, dei punti di vista, comincia in modo molto intrigante. Purtroppo si perde, il regista prosegue la narrazione concentrandosi sulla dinamica psicologica della coppia che si apre agli estranei. Ma tutti quegli spunti iniziali sono buttati via. Un ultimo rigurgito è quando Petr riprende Hana mentre telefona al terzo incomodo, in un momento in cui la cosa sembra appartenere a una dimensione di scherzo. Sotto sotto ci credono davvero e si lasciano andare gradualmente a quella perversione? Hana dichiara a Petr la sua attrazione per l’aitante ragazzo, che vedono nel pub, come esibizione di disinibizione o perché cerca le attenzioni del marito? E l’indifferenza di quest’ultimo e solo una difesa dall’umiliazione o una reale apertura di libertà sessuale? La coppia verrà così travolta da un gioco perverso che consumerà le loro vite. Fatto sta che tutta quella perversione autovoyeuristica si perde in nome di un voyeurismo oggettivo. Anche l’estetica cambia. Dalle immagini amatoriali sgradevoli, maldefinite e che evidenziano nei e inestetismi dei corpi dei protagonisti, si arriva a un erotismo patinato con cui si mette in scena una tensione erotica che avviluppa tutti. Come Petr e Hana perderanno il controllo della loro vita sentimentale e sessuale, così Tomasz Wiński perde il filo di un gioco di perversione metalinguistica. Eppure il discorso ritorna nella stessa ultima scena, in cui si porrà il problema di una ripresa da terzi, di a chi appartenga l’occhio che guarda.

Info
Borders of Love sul sito di Karlovy Vary.

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