Intervista a Enrico Ortolani Sternini e Rizia Ortolani

Intervista a Enrico Ortolani Sternini e Rizia Ortolani

La storia del cinema italiano deve molto a Riz Ortolani, compositore e autore di più di duecento colonne sonore, per film come per i classici sceneggiati televisivi. Alcuni brani sono entrati nella storia, come quello scritto per Mondo cane poi divenuto una canzone di enorme successo, dal titolo More, con la voce della moglie, la celebre cantante Katyna Ranieri. Ha musicato film come Il sorpasso, La battaglia di Fort Apache, Danza macabra, I giorni dell’ira, Fratello sole, sorella luna, Sette orchidee macchiate di rosso, Non si sevizia un paperino. Ha avuto sodalizi artistici con Pupi Avati (indimenticabili le note di Zeder), Damiano Damiani, Tinto Brass. A oggi tanti suoi brani cult sono riciclati da registi cinefili come Tarantino o Winding Refn.
Durante la 58a edizione della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro è stato organizzato un concerto in piazza con le musiche del Maestro, originario proprio della città marchigiana. Abbiamo incontrato in quell’occasione i figli, Rizia Ortolani ed Enrico Ortolani Sternini, impegnati nell’attività di ricordo dell’opera del grande musicista.

Per più di una generazione la canzone More è rimasta un ricordo indelebile. Fu un successo internazionale enorme, ricevette un Grammy e fu candidata all’Oscar. Mi potete raccontare esattamente come è avvenuto il passaggio tra il brano di accompagnamento di un segmento di Mondo cane, a canzone con un testo?

Rizia Ortolani: C’è stata una proiezione d’anteprima del film Mondo cane, non so se negli Stati Uniti o in Italia, presumo negli Stati Uniti, mi raccontava mia madre, Katyna Ranieri. All’uscita tutti quanti canticchiavano quel motivo per cui mia madre, che era una donna piuttosto intelligente per certe cose e intuitiva, ha detto a mio padre: «Facciamo scrivere le parole subito». Hanno contattato Norman Newell e immediatamente lui ha scritto il testo. Nella proiezione successiva è stata messa la versione cantata da mia madre, che poi è quella che ha avuto la nomination all’Oscar nel 1962, con un Riz Ortolani trentaseienne e cantata da mia madre alla cerimonia. A oggi è l’unica cantante italiana che si è esibita sul palco degli Oscar, ancora non ce n’è stata un’altra. La Pausini è stata sfortunata perché c’è stato il covid.

Enrico Ortolani Sternini: More non vinse l’Oscar però abbiamo avuto notizie riservate in base alle quali sappiamo che quello che vinse andò a scusarsi, perché consapevole di una vittoria immeritata. Abbiamo invece le foto di mia madre che ritira il Grammy, per mio padre, consegnata da Count Basie, questi questi sono i nomi di cui stiamo parlando.

Fu poi interpretata anche da Frank Sinatra.

Enrico Ortolani Sternini: Fu cantata da tutti, abbiamo circa duemila incisioni. Mi raccontava mio padre che, dopo una quindicina di giorni che venne fatto il testo, avevano già settecento incisioni. Si scatenarono.

Rizia Ortolani: Ed è ancora una cosa attuale perché nell’ultimo LP di Amanda Lear uscito qualche mese fa, contiene una cover di More. Amanda Lear aveva cantato una canzone per la colonna sonora de La ragazza dal pigiama giallo. Lei lo ha ricordato dicendo di aver voluto incidere una canzone di Ortolani con il quale aveva lavorato. Mi ricordo che mio padre raccontava di questa donna bellissima. All’epoca, circa nel 1979, c’erano ancora dei dubbi sul suo genere sessuale. Mio padre diceva: «Io non so se è vero quello che scrivono. Io però l’ho vista ed è veramente bella».
E mio padre aveva degli ottimi gusti in fatto donne. Le aveva fatto dei complimenti e lei aveva gradito.

Vostro padre ha composto le musiche per film estremamente forti e scioccanti, come Africa addio o Cannibal Holocaust. Lui diceva che la violenza va accarezzata dalla musica, che non deve acutizzare quelle emozioni. In effetti quei brani soavi hanno un ruolo importante nella riuscita dei film, oltre a essere straordinari in sé.

Rizia Ortolani: La musica di Cannibal Holocaust è meravigliosa, una di quelle che io amo di più, e accompagna scene particolarmente forti. Tra l’altro è stata ripresa dalla serie tv Euphoria, andata in onda adesso negli Stati Uniti, ed è la musica dei titoli di coda del settimo episodio, dove c’è un prologo di quello che succederà nell’ottavo, che dice già tutto. Hanno scelto proprio quel brano per far capire quello che poi sarebbe successo dopo.

Si sente anche in Love, il film di Gaspar Noé.

Rizia Ortolani: Non lo sapevamo. Ma la usano in tanti e non si ha idea della diffusione incontrollata di queste cose. Noi sapevamo solo di Euphoria, ce l’hanno chiesto, per la sigla del finale della settima puntata. Quello che non sapevamo è che nella stessa puntata c’era tutta la versione di More come accompagnamento una scena con tutti i ragazzi che ballano. Quello non ce l’hanno chiesto per esempio, l’hanno messa e basta. Solo guardando l’episodio l’abbiamo scoperto.

Enrico Ortolani Sternini: Molte volte succede così, si chiede solo all’editore e noi possiamo anche non saperlo.

Il fatto che molti registi cinefili, come Tarantino o Winding Refn, recuperino ora i brani di vostro padre per i loro film, rappresenta un loro omaggio a quel cinema di genere italiano una volta bistrattato, considerato dalla critica dell’epoca come spazzatura. Vostro padre ne ha musicati tantissimi. Cosa ne pensate?

Enrico Ortolani Sternini: Quel cinema non era spazzatura. Alcuni film semmai erano scomodi come quelli di Jacopetti e Prosperi.

Infatti sono film che hanno avuto anche strascichi giudiziari.

Rizia Ortolani: Erano in realtà questioni politiche che andavano oltre il film.

Comunque la si veda, la musica di vostro padre nobilitava anche questi film controversi. Cosa ne pensate?

Rizia Ortolani: Infatti quella musica è rimasta.

Enrico Ortolani Sternini: Addirittura quando proiettarono Addio Zio Tom negli Stati Uniti qualcuno diede fuoco a un cinema dove era programmato. E pensare che Gualtiero voleva ricacciare tutte le accuse che gli facevano di essere fascista, erano questioni politiche. Però la musica è rimasta perché la canzone sui titoli di testa, Oh My Love sempre cantata da mia madre, fu un successo planetario e ora è stata inserita in Drive di Nicolas Winding Refn.

Rizia Ortolani: Non dimentichiamoci poi che mio padre ha avuto una collaborazione trentennale con Pupi Avati. Hanno vinto Nastri d’Argento, David di Donatello. Hanno fatto circa una trentina di film. Sono musiche bellissime, orchestrazioni fantastiche, e poco ascoltate come un pezzo di Ma quando arrivano le ragazze? che è meraviglioso. Se qualche cantante o qualche discografico mettessero mano a quel pezzo facendo scrivere le parole, verrebbe fuori un successo pazzesco che potrebbe bissare quello di More. Se in mano alle persone giuste.

Ha anche ripreso i cori degli stadi in Ultimo minuto.

Rizia Ortolani: Quell’inno è bellissimo, perché non lo cantano allo stadio? Venditti è un grande, ma non esiste solo lui.

Dopo Pupi Avati quali sono registi con cui ha avuto le collaborazioni più proficue?

Rizia Ortolani: Carlo Di Palma è stato un suo carissimo amico, fraterno, da sempre, da prima che io nascessi. Erano anche simili caratterialmente, entrambi molto riservati. E poi Damiano Damiani e Tinto Brass. Io ho dei ricordi con Tinto Brass bellissimi. A casa di Tinto e ‘Tinta’, con i miei genitori abbiamo passato delle serate meravigliose. E poi anche Pasquale Festa Campanile che purtroppo è morto presto. E ancora non dimentichiamo l’amicizia con Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi. Per Mondo cane erano arrivati addirittura a portare le pizze da un cinema all’altro. Lo facevano loro perché non c’erano tante copie, per cui proiettavano la copia in una sala e poi la prendevano e correvano in macchina verso un’altra sala. Pupi e Antonio Avati li chiamo zii perché loro parlavano del loro fratello Riz. Ruggero Deodato è stato un grandissimo amico di mio padre ma anche un mio grandissimo amico, un’amicizia che che è rimasta. Erano tantissimi gli amici, purtroppo si assottiglia sempre la lista.

Vostro padre ha musicato anche La cattura di Paolo Cavara. Quindi gli è rimasto vicino anche dopo la famosa rottura con Jacopetti per i dissidi relativi ad Africa addio?

Rizia Ortolani: Paolo era un carissimo amico, era uno bravo ed è stato molto sfortunato, quella caduta gli è costata la vita. Una persona meravigliosa, ho dei bellissimi ricordi di Paolo, della moglie, del figlio che ha qualche anno più di me. Voleva suonare il violoncello, mio padre lo aveva aiutato. Eravamo proprio amici. Ricordo di una cena a casa loro, abitavano sulla Nomentana. Noi avevamo una Mercedes. Come spesso succede in Italia e a Roma, la gente è invidiosa. A fine cena siamo scesi per tornare a casa e abbiamo trovato la Mercedes con tutte e quattro le ruote squarciate. Paolo Cavara ci ha dato la sua macchina e ci ha detto di andare a casa, che poi avrebbe fatto sistemare la macchina. Era proprio un’amicizia vera.

Vi chiedo un ricordo anche di vostra madre, Katyna Ranieri. Rimanendo nel campo del cinema, lei ha collaborato anche con Nino Rota.

Enrico Ortolani Sternini: Siamo negli anni Cinquanta, mia madre aveva un successo spaziale. Il periodo era diverso, diverso l’entertainment più legato al teatro e alle canzoni. Lei ha cercato sempre di fare della musica di qualità. Poi a un certo punto, negli anni Settanta, ha pensato che due stelle non funzionassero. Così disse a mio padre di fare quello che doveva fare, lei gli avrebbe dato solo una mano se non per per delle cose particolari. Lei era una grandissima paroliera. Pochi sanno che le parole di Oh My Love di Fratello sole, sorella luna le ha scritte lei. Lei era molto professionale, al limite del parossismo. Aveva un vocabolario di latino, l’IL usato da generazioni di studenti, che ha utilizzato per i cori in latino di una serie su Michelangelo. Proveniva da anni bui dove bisognava combattere per riuscire a ottenere. Lei veniva chiamata dagli impresari di locali celebri per esibirsi. In uno di questi venne chiamata al telefono dalla direzione per dirle che da quella sera il suo cachet sarebbe raddoppiato. Erano altri tempi.

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