Fools

Presentato nella Proxima Competition del 56o Karlovy Vary International Film Festival, Fools è il nuovo lavoro del regista polacco Tomasz Wasilewski, nuovo capitolo della sua ricerca nei meandri reconditi della psiche umana e della sessualità, sconfinando un po’ nell’épater la bourgeoisie.

Madre e figlio

Marlena (62) e Tomasz (42), nascosti al mondo in una piccola città di mare, hanno una relazione felice da molti anni. La loro intricata vita quotidiana inizia lentamente a sgretolarsi quando, contro la volontà di Tomasz, Marlena permette a suo figlio di trasferirsi con loro. Man mano che il passato ritorna a loro in piena forza, dovranno ridefinire il loro amore, le loro scelte e la loro vita. [sinossi]

Non condivido le tue inclinazioni sessuali, ma mi batterò fino alla morte perché tu possa esprimerle. Quanti registi contemporanei potrebbero far propria questa variante della celebre frase attribuita a Voltaire? Alain Guiraudie, Jan Soldat e altri si occupano di quei desideri reconditi, e indicibili, della psicologia sessuale umana, la cui rappresentazione costituisce ancora un forte tabù. Potremmo aggiungere a questa lista di cineasti il polacco Tomasz Wasilewski, dopo Floating Skyscrapers, dove l’accettazione dell’omosessualità incontra ostacoli velatamente edipici, dopo Le donne e il desiderio, dove una serie di amori estremi e impossibili fotografa la svolta della fine del sistema socialista. Il progetto autoriale di Wasilewski si conferma anche nell’ultimo film, Fools (il titolo originale è Glupcy), presentato nella Proxima Competition del 56o Karlovy Vary International Film Festival.

Con Fools, Wasilewski abbandona contesti contemporanei o storici definiti per scivolare su un terreno di astrazione. Siamo in un territorio estremo, al confine di terra e mare, sulla costa baltica della Polonia. Il vento soffia impetuoso su quel mare i cui flutti si vanno a infrangere, fragorosamente, su quel grande limbo di sabbia costiera. In questo territorio marginale, in questo conflitto tra elementi primari, viene messo in scena un dramma primordiale, giocato sulla maternità, sui rapporti edipici, dove Medea diventa Giocasta. Il film comincia con una scena d’amore tra i due protagonisti Marlena e Tomasz. Come già in altri suoi film, il regista polacco snocciola un campionario di situazioni che al cinema, che in definitiva vuole immagini patinate e mai sgradevoli, sono escluse. Due corpi di mezza età impegnati in un amplesso. Ma la situazione infrange anche un altro stereotipo patriarcale. I due amanti hanno vent’anni di differenza ed è la donna a essere di maggior età, 62 anni contro i 42 dell’uomo. Il figlio di Marlena è coetaneo del compagno della donna e vent’anni sono anche quelli trascorsi in sua assenza, prima del suo ritorno. Marlena ritorna a essere madre, nell’accudimento del figlio, e si genera così un triangolo affettivo tra la donna, il marito e il figlio, che scivola nell’incesto, tra i più grandi tabù della nostra cultura.

L’ambizione di Wasilewski, nel trattare argomenti scomodi, è quella di fare un film sulla fisicità, sul corpo, sui corpi, sulla carne, sui cadaveri, contemplando nascita, sessualità, malattia e senescenza, e morte. Tutti aspetti, tappe, dell’esistenza umana, che sconfinano tra di loro. Il regista polacco indugia nell’ostentazione della sessualità di corpi flaccidi, come si è detto, come pure nel corpo consunto dalla malattia, lacerato dalle piaghe di decubito. Per arrivare alla composizione dell’immagine funerea, il cadavere ripreso dall’alto. L’accudimento del malato, il ruolo da infermiera, assume una connotazione sessuale, in un contesto dove gli istinti carnali aleggiano, come è chiaro nel bacio e nella pulsione erotica tra le due donne. E il discorso vale anche per l’accudimento del corpo privo di vita, a cui si rade la barba, come in una preparazione per l’estremo saluto. Wasilewski ha compiuto studi, consultato esperti, per scoprire che l’incesto è molto più diffuso di quanto si creda e nella forma di rapporto tra madre e figlio come nel bertolucciano La luna. Il regista non giudica, vuole mettere in scena qualcosa che esiste e che si preferisce non vedere. Ma rimane il dubbio che Wasilewski si faccia calcare la mano in un compiaciuto e sistematico discorso di épater la bourgeoisie.

Info
Fools sul sito di Karlovy Vary.

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