Si riaccende il Fiamma

Si riaccende il Fiamma

Il Ministro della Cultura Dario Franceschini e la Presidente della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia Marta Donzelli hanno annunciato oggi con una conferenza stampa che il Cinema Fiamma di Roma, chiuso dal 2017, diventerà a partire dalla fine del 2023 la sala della Cineteca Nazionale, senza sede dal febbraio 2019.

La notizia era nell’aria da alcune settimane, ma la conferenza stampa congiunta del Ministro della Cultura Dario Franceschini e della Presidenta della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia Marta Donzelli svoltasi oggi ha sciolto anche le ultime riserve: lo scorso 22 giugno è stato sottoscritto l’atto di acquisto per il Cinema Fiamma da parte della Fondazione. In poche parole la Cineteca Nazionale tornerà ad avere un cinema completamente a sua disposizione. Sembra così chiudersi la triste parentesi che ha visto la Cineteca priva di un proprio spazio nel quale fare attività culturale e movimentare l’immenso catalogo di pellicole che ha nell’archivio (un periodo in cui le sono venute in soccorso realtà come la Casa del Cinema, il Palazzo delle Esposizioni, e il Cinema Quattro Fontane, senza però riuscire nel complesso a sopperire alla mancanza). Era dal febbraio 2019, quando terminò il contratto di affitto che legava la Cineteca Nazionale al Cinema Trevi in vicolo del puttarello, che si attendeva un annuncio di questo tipo: oltre mille giorni in cui si è passati da una proposta surreale all’altra – condividere uno spazio nella Biblioteca Nazionale, sfruttare le piccole sale interne al MIC nella sede di Santa Croce in Gerusalemme – e durante i quali la proposta cinematografica romana si è impoverita. La conferenza stampa di oggi dunque, per quanto immersa nella calura estiva, segna un passo importante, probabilmente definitivo per risolvere un problema trascinatosi per troppo tempo, e che finora si è tentato di arginare senza davvero mettervi mano. Anche perché non si tratta di uno spazio in affitto, com’era per l’appunto il Cinema Trevi: grazie anche ai fondi del Pnrr la Fondazione ha infatti acquisito il Cinema Fiamma posto in via Bissolati, punto di connessione tra piazza della Repubblica, piazza Barberini, e via Veneto. Chiuso dal 2017 e all’epoca parte del gruppo Circuito Cinema, il Fiamma è una sala storica della Capitale, al punto che vi si svolse l’anteprima cittadina e nazionale de La dolce vita. Donarle nuova vita, per di più all’interno delle attività della Cineteca, e del Centro Sperimentale di Cinematografia, è un passaggio importante, una boccata d’ossigeno per una città sempre più agonizzante, e in cui gli spazi culturali soffocano.

L’investimento d’altro canto è rilevante, dato che solo per l’acquisto dell’immobile sono stati stanziati 3,1 milioni di euro, e il progetto è finalmente ambizioso, degno di una cineteca nazionale e di una capitale come Roma. Se il cinefilo capitolino era infatti abituato al Cinema Trevi, con i suoi cento posti a sedere scarsi e la sua ubicazione sotterranea, a fianco dell’area archeologica Vicus Caprarius (per non tornare alle succitate proposte di condivisione degli spazi, come ad esempio la sala congressi della Biblioteca Nazionale), il progetto che vede protagonista il Fiamma si muove in una direzione completamente diversa: le sale saranno due, una più capiente e una seconda più “intima”; inoltre vi sarà una caffetteria – elemento del tutto assente nella precedente esperienza – e perfino un’aula studio, oltre a un punto di ritiro della Biblioteca Luigi Chiarini, la cui sede è all’interno del Centro Sperimentale di Cinematografia. Insomma uno spazio aperto, che cerchi di accogliere lo spettatore e di creare nel corso del tempo nuove falangi cinefile: l’obiettivo che dovrebbe sempre far parte del lavoro di una cineteca. Le due sale del Fiamma saranno ovviamente dotate di proiettore 35mm e Dcp, ma si sta ragionando sul fatto di gestire anche un proiettore 70mm: nel caso così fosse si tratterebbe dell’unica sala della Capitale in grado di proiettare in questo formato.
Resta ovviamente aperto il discorso sulla programmazione. Appare evidente come con due sale a disposizione non sia possibile replicare solamente l’idea di programmazione che si sviluppava al Trevi: lì ci si concentrava in forma quasi esclusiva sul catalogo di pellicole lasciate in dotazione dalle produzioni, e dunque sulla difesa e la promozione della storia del cinema italiano. Un punto che dovrà giustamente restare centrale all’interno dei lavori del Fiamma, ma sarà necessario accompagnarlo con altro. Oggi si è parlato di uno sguardo attento agli esordi italiani, ma si è anche suggerita la possibilità di rinnovare l’esperienza di retrospettive di cinema internazionale come quella che si è svolta fino a fine giugno al Quattro Fontane. Sarebbe quello un passaggio fondamentale, anche per far ritrovare centralità alla Cineteca Nazionale a livello europeo, muovendosi dunque in direzioni non così dissimili dagli orizzonti della Cinémathèque parigina o della Cinemateca Portuguesa, tanto per fare due esempi concreti. Il fatto che si parli di proiezioni con biglietto a pagamento (il Cinema Trevi, dopo i primi anni con biglietto, aveva solo l’ingresso gratuito) fa ipotizzare scenari di questo tipo.

Tutto questo lo si scoprirà a dicembre 2023, quando dopo i lavori di ristrutturazione il Fiamma tornerà a essere operativo, a oltre sei anni dalla sua chiusura. Ma dopo anni di tribolazioni finalmente sembra intravedersi un raggio di luce: la Cineteca è un patrimonio di tutta la nazione, e ovviamente dell’intera città di Roma, ed è indispensabile che abbia uno spazio consono in cui portare avanti tanto la memoria del cinema del passato – e la tutela delle proiezioni in pellicola, sempre più difficili da organizzare – quanto uno sguardo sempre proteso al presente e al futuro. La battaglia culturale è solo all’inizio, ma per una volta sia consentito un cauto ottimismo. Ce n’era bisogno.

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