Garden Sandbox

Garden Sandbox

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Presentato in concorso al 33° FIDMarseille, Garden Sandbox è una piccola opera del filmmaker nipponico Yukinori Kurokawa, che racconta di un Giappone marginale, periferico, lontano dalla rutilante capitale, un inno alla vita semplice dei piccoli centri urbani.

Tobako monogatari

Sakaguchi viene ingaggiata dalle autorità cittadine per realizzare una guida turistica in video sul piccolo centro di Tobako. Comincia così la perlustrazione della ragazza, disseminata di incontri inaspettati. Prima con Kitagawa, grazie al quale Sakaguchi ha ottenuto il lavoro. Poi con una sarta, e poi con Yoshino, con il quale emerge una tiepida storia d’amore. [sinossi]

Tutto parte da un lavoro su commissione. Una giovane donna viene ingaggiata da un ente di promozione turistica di una piccola cittadina, Tobako (in realtà una località immaginaria, il film è stato girato a Kawaguchi, un sobborgo dell’area metropolitana di Tokyo). La ragazza è incaricata di realizzare un video promozionale per la città, un piccolo centro dinamico che evidentemente vuole rilanciarsi. La protagonista perlustrerà il territorio in cerca di spunti per il suo lavoro, incrociando e conoscendo persone sulla sua strada. La vita del Giappone di periferia è oggetto del cineasta Yukinori Kurokawa nel suo ultimo film Garden Sandbox (Niwa no sunaba), presentato nel concorso internazionale del 33° FIDMarseille.

Lo sguardo di Kurokawa su quel piccolo mondo non tanto moderno, è sociale e al tempo stesso poetico ma anche urbanistico. Non ci sono segni della modernità, di quella contemporaneità che appartiene a tutto il mondo. Si vede, all’inizio, un registratore audio con microfono, ormai un oggetto vintage, mentre i personaggi si muovono per la città con delle piantine cartacee, niente google maps. Verrà a un certo punto l’idea di rilanciare la moda dello skateboard, quel gioco/sport che, nei decenni precedenti, come dicono i personaggi, si vedeva ovunque in città. Sulla trasformazione, anche dei vestiti da sposa, che vengono riciclati, sulla facilità in cui l’assetto di un luogo può modificarsi, sulla precarietà urbanistica, è improntata la visione di Kurokawa. La città di Tobako è un tipico esempio di situazione postindustriale dove, come si dice nel film, le aree dismesse verranno convertite a parchi e parcheggi. Ma ancora le attività produttive residue sono percepite come una minaccia, per l’impatto ambientale, visivo e olfattivo, a una città che sta cambiando in senso residenziale. Nella realtà a Kawaguchi buona parte delle fonderie è stata chiusa mentre rimangono impianti della Fuji e si producono componenti per le automobili Toyota. Kurokawa ha concepito il film partendo da un libro di illustrazioni, Time of Blue, di una pittrice, Fumika Inoue, che rievoca la sua infanzia in quel territorio.

Ricorre l’immagine del fiume, in Garden Sandbox, delle acque che scorrono, a rappresentare questo dinamismo, questo fluire, questa estrema transitorietà, del paesaggio come della vita. Kawaguchi è stretta tra il fiume Arakawa e il suo affluente Shiba. Un canale di drenaggio è stato scavato dal fiume Shiba per convogliare via le acque in caso di esondazioni. La città è emblematica per quella precarietà e quella fragilità tipiche del paese, nella sua propensione alle inondazioni e ai disastri naturali. In questo ambiente transitorio, si muovono personaggi alienati, come svampiti – il regista li vede idealmente come in un film di Buster Keaton –, che studiano e vivono la città, colti in una dimensione di quotidianità. L’immagine data dal titolo del film riporta a quei tipici recinti di siepi, che si trovano nei parchi pubblici nipponici, che delimitano delle aree di sabbia destinate ai giochi per i bambini. Tobako è come un limbo separato dal Giappone che corre nella modernità, ma un limbo associato a un’immagine, per i giapponesi, di serenità infantile. Quando si raccontano storie di Tobako, si dice nel film, tutto diventa piatto, anonimo. Solo a tratti le acque dei fiumi si increspano. Un vuoto narrativo, che è anche un pieno. Qualcuno cita lo scrittore, di epoca Kamakura, Kenko Yoshida in una massima che dice che anche l’aria vuota contiene cose. E la calma piatta narrativa confluisce nelle scene di ballo, di festa della fine del film: un inno alla vita semplice di provincia.

Info
Garden Sandbox sul sito del FIDMarseille.

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