Nação Valente

Nação Valente

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Presentato in concorso al 75 Locarno Film Festival, Nação Valente è la nuova opera del filmmaker portoghese Carlos Conceição che torna all’Angola di Serpentário, fotografandone gli istanti precedenti la decolonizzazione. Tornano i temi cari al regista, come la religione, in un globale contesto di senso di colpa per il passato coloniale portoghese.

Angola profonda

Nel 1974 i portoghesi e i loro discendenti lasciano l’Angola, il cui territorio viene via via riconquistato dagli indipendentisti. La strada di una ragazza locale incrocia quella di un soldato portoghese, che le porterà amore e morte. Un plotone portoghese barricato dentro a un muro dovrà uscirne, quando il passato riemergerà dalla tomba per reclamare l’attesa giustizia. [sinossi]

Con un maestoso e spettacolare panorama, controcampo degli occhi di un giovane, si apre Nação Valente (il titolo internazionale è Tommy Guns), l’ultimo film, in concorso al 75° Locarno Film Festival, di Carlos Conceição che torna in Angola dopo il precedente Serpentário. Altri fantastici paesaggi torneranno nel film, a sottolineare una fascinazione nei confronti del paese africano caro al regista, la sua terra natia, dove ha vissuto, discendente di una famiglia colonica, prima di trasferirsi a Lisbona per gli studi di cinema. La presenza personale di Conceição, come una sua firma, è rappresentata da un ciondolo con incisa la scritta con il cognome del regista, che la suora missionaria lascia alla ragazza indigena. Poi, quando questa viene uccisa da un soldato portoghese, quest’ultimo si impossessa del monile per inghiottirlo. In un film dove ricorrono ciondoli, medaglioni, forcine, chiavi, passaggi di oggetti, feticci, come il libro preso a un soldato morto da un commilitone, il nome famigliare del regista si trasmette dai bianchi ai neri per tornare ai bianchi in modo violento.

Sono diverse le interazioni tra europei e africani nel prologo del film. Riguardano una suora missionaria, che ci riporta all’ossessione del regista per l’iconografia cristiana che sfocia spesso nella dissacrazione, come nel corto Carne o nel precedente film, Um Fio de Baba Escarlate. L’anziana religiosa ha varie donne autoctone come aiutanti, una delle quali, la più giovane, l’aiuta per esempio a lavare i crocefissi. Queste donne indossano i loro coloratissimi abiti tradizionali, e preservano le proprie credenze, come quella di suonare le percussioni per i defunti. Quando la giovane angolana incontra un aitante militare portoghese, sul greto di un fiume, trova qualcosa che nella missione è severamente repressa, ovvero la sessualità. L’attrazione tra i due sfocia in uno spontaneo rapporto nella natura, dopo il quale l’uomo, senza motivo apparente, senza pulsioni giustificate, uccide la ragazza. Questa morte, lasciata fuori campo, rimane enigmatica, come a sancire la natura intrinsecamente violenta e dominatrice del colonizzatore europeo, nel soldato che prega dopo l’atto sessuale, in quanto tale portatore di morte e distruzione. Come quando Frankenstein uccide senza capirlo una bambina, in una scena, bellissima quanto incompresa, del film di James Whale del 1931, scena peraltro ripresa ne Lo spirito dell’alveare di Victor Erice, film che ancora è visto come un modello nel cinema iberico.

Dopo il prologo, Nação Valente si concentra sul mondo claustrofobico di una caserma di soldati portoghesi, con un ufficiale che ripropone tanto cinema di guerra, da Ufficiale e gentiluomo a Full Metal Jacket. Un sistema chiuso, sbarrato dal mondo circostante da un lungo e misterioso muro. Un mondo dove vige un clima asfittico, machista e latentemente omoerotico. Come i sotterranei di Underground, i soldati di quella truppa sono indottrinati, manipolati. Nel lago che rientra nel territorio di questo fortino, anch’esso sbarrato dal muro, galleggiano i rifiuti, i feticci dell’occidente, bambolotti, crocifissi. Ma anche un grande quadro che ritrae Brigitte Bardot, sogno erotico decadente, che proprio in quell’anno, l’ultimo della dittatura e del colonialismo portoghesi, abbandonava le scene cinematografiche.

Il soldatino decorato sogna la mamma, e anche quando si ritroverà davanti le grazie di una spogliarellista prostituta, chiamata ad alleviare gli umori della truppa, non potrà che vedere in lei la figura materna. Sarà proprio la donna, maman e putain, ad aprire una breccia in quel muro che sembrava inscalfibile. Non si può che passare per il cinema, per l’uccisione del padre padrone, del dispotico ufficiale istruttore, come fa Palla di lardo, e per una rivolta degli zombi, gli angolani che nella più classica iconografia del genere, spuntano con le mani dalle loro tombe, sepolti sotto una croce coloniale. Sotto l’immancabile luna piena dei lupi mannari, che pure presiedeva le vicende di Um Fio de Baba Escarlate. La fuoriuscita da quel mondo amniotico porta i militi e la spogliarellista in un mondo che sembra proprio la Lisbona contemporanea. Passata la Rivoluzione dei garofani, finita la dittatura, finito l’Estado Novo e finita anche l’occupazione coloniale.

Info
Nação Valente sul sito del Festival di Locarno.

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