Intervista a Carlos Conceição

Intervista a Carlos Conceição

A Locarno inizia l’avventura festivaliera del portoghese Carlos Conceição, ospite della manifestazione svizzera nel 2013 con Versailles, uno dei suoi primi corti. L’anno successivo presenta un altro corto, Boa Noite Cinderela, alla Semaine de la Critique di Cannes. Il suo primo lungometraggio, Serpentário, è un viaggio nell’Angola in cui è nato e vissuto prima di trasferirsi a Lisbona per intraprendere gli studi di cinema. Il film è presentato al Forum della Berlinale 2019 e vince il concorso Nuove visioni del Sicilia Queer Filmfest lo stesso anno. Il suo secondo lungometraggio, Um Fio de Baba Escarlate, un noir ambientato in una Lisbona cupa e notturna, partecipa al Seville European Film Festival 2020.
Abbiamo incontrato Carlos Conceição durante il 75 Locarno Film Festival, dov’è tornato, in concorso, con Nação Valente (Tommy Guns).

Puoi parlarmi del personaggio della suora del prologo del film? Fa parte della tua ossessione per i simboli della religione cattolica, come nel cortometraggio Carne e in Um Fio de Baba Escarlate? E quale relazione si crea tra la religiosa e le donne indigene dell’Angola?

Carlos Conceição: La suora rappresenta uno dei significati dell’occupazione portoghese. Lo scopo originale (della colonizzazione) era quello di diffondere la religione e i vangeli tra le persone che avevano un altro credo, che non avevano gli insegnamenti cristiani e la loro conoscenza del mondo. Questo è quello che accadeva all’inizio dell’occupazione dei territori africani da parte degli stati europei, regni a quel tempo, con l’idea di diffondere cultura, la nostra conoscenza, le nostre idee e credo che sia rimasto più o meno così fino alla seconda metà del Ventesimo secolo. In particolare tra Portogallo e Angola perché credo che ci fosse una specie di sindrome di Stoccolma tra i colonizzati e la chiesa cattolica. La chiesa cattolica, che era la vera faccia di questa acculturazione, ha portato anche del sollievo tramite questa idea della fede che confortava le popolazioni indigene con credi e costumi religiosi completamente differenti. Perciò la figura della persona religiosa, che fosse una suora o un prete, è diventata un’icona molto importante della colonizzazione portoghese. Credo che questa suora sia molto differente dalle altre suore presenti nei miei film precedenti. È molto, molto realistica anche se non è un personaggio reale. Rappresenta il primo vertice di un triangolo che ho cercato di creare per rappresentare le tre personificazioni di quando si prova a definire la patria, la madrepatria. Di solito ci si riferisce a una figura femminile in portoghese, perché è un sostantivo femminile. C’è anche questa idea mitologica che la patria sia una “madre” e ci si riferisce a questo concetto di appartenenza a una certa nazione o di avere una certa cultura, una certa educazione come identità della madre, del patrimonio materno. Perciò ho creato questi tre personaggi femminili, tre prospettive di questo concetto: la donna religiosa che in verità rappresenta l’invasione, la vergine innocente, e la giovane donna molto emancipata che non sa bene cosa le passi per la testa. Quest’ultima è uno spirito libero, che viene tradita dalla propria innocenza perché incontra il male in persona. Poi anche questo personaggio, interpretato da Anabela Moreira, per me è da tragedia greca, come Ecuba o Elettra, dove c’è questa donna che è una sex worker che è intenzionalmente un archetipo, perché abbiamo la suora, la vergine e la prostituta. La gente critica questa idea o l’utilizzo degli archetipi in particolare quando si parla di donne e penso che in questo film fosse proprio quello che volevo fare, rappresentare gli archetipi così che lo spettatore potesse identificarli poiché li conosce. E poi rovesciare la moneta in modo che il film diventi una sorta di domanda che riguarda il presente, anche se è stata mostrata come una storia del passato.

Anche i soldati, con la figura dell’ufficiale istruttore, rappresentano archetipi?

Carlos Conceição: Tutti sono archetipi. Perché alcuni non rappresentano gruppi o culture o figure storiche. Penso che tutti loro siano personaggi isolati in qualche modo. Tuttavia tutti portano un significato che può non essere universale a meno che non ci sia un archetipo collegato. Quindi, un archetipo è un qualcosa di molto importante per trasmettere idee che vogliamo provare ad analizzare, in modo da poterlo fare in seguito.

Il primo soldato che si vede, quello interpretato da Sílvio Vieira, intrattiene un rapporto occasionale con la ragazza angolana. Per lei si tratta di un approccio diverso con le persone europee, avendo avuto a che fare solo con la suora. Ma poi il soldato tira improvvisamente fuori la pistola e uccide la ragazza. Possiamo parlare in questo caso di un mix di due archetipi?

Carlos Conceição: In questo caso non direi che si tratta di archetipi. Molti di questi soldati portoghesi che erano mandati in guerra non avevano mai baciato una ragazza. Erano tutti molto giovani e sono dovuti partire improvvisamente per il fronte. E improvvisamente vedevano tutte queste cose che non avrebbero mai immaginato. La maggior parte di loro veniva dalle metropoli portoghesi, avevano una prospettiva più conservatrice mentre quelli che erano nati e cresciuti nelle colonie erano
più degli spiriti liberi. Si identificavano di più con la cultura locale anche se poi erano costretti a entrare nell’esercito e a combattere per il Portogallo. Questa scena di cui parli penso che sia una delle parti più rappresentative di questa differenza di prospettive perché, come ho detto, lei è emancipata, è uno spirito libero, è spontanea, non ha alcuna cultura filosofica che le dice che dovrebbe vergognarsi del proprio corpo o del suo desiderio sessuale o cose del genere. Mentre lui ha un’arma, è una persona che ha avuto una specie di epifania che lo ha portato in un posto strano. E quando prega lui ha questa sorta di idea della colpevolezza cristiana riguardo al sesso, che è qualcosa che lei non avrebbe mai perché è felice e conduce l’intero incontro.

Potremmo fare un analogo ragionamento sugli zombi, in quanto simbolo di un senso di colpa per il colonialismo che ha mietuto tante vittime nella popolazione locale? Come in incubo che torna quando non sono stati fatti i conti con le responsabilità del passato?

Carlos Conceição: Gli zombi sono la guerriglia, la forza d’indipendenza, dei fantasmi vendicatori che provengono dal passato per reclamare una specie di giustizia. Certamente anche i soldati sono in qualche modo delle vittime. Sono criminali ma allo stesso tempo sono anche delle vittime. Gli viene data la possibilità di affrontare il presente, il giudizio del presente e affrontare le conseguenze di tutto ciò. Il personaggio di Prata, un uomo di colore, dice che devi scavalcare un muro che rappresenta le vecchie idee e incontrare il presente fuori perché tu possa davvero capire cos’è il mondo, cos’è quest’era, di che si tratta. E poi quali sono i discorsi, le convinzioni che hanno senso nel presente invece di rimanere legati a vecchi pregiudizi, idee che portano solo sofferenza?

Perché c’è il tuo cognome su quel medaglione che viene scambiato tra i personaggi?

Carlos Conceição: Semplicemente una coincidenza, perché il mio cognome non ha nulla a che vedere con quella scena. Al limite un gioco della costumista che ha deciso che quello fosse il miglior medaglione da poter indossare. C’è scritto “Nostra Signora della Concezione”, e concezione in portoghese combacia con il mio cognome. “Nostra Signora della Concezione” è essenzialmente la Vergine Maria. La puoi chiamare “Nostra Signora di Fatima”, perché è apparsa a Fatima in Portogallo. Ha molti nomi diversi in portoghese.

A proposito della Madonna di Fatima è divertente che l’attrice Joana Ribeiro, protagonista del tuo Um Fio de Baba Escarlate, anche nel ruolo trasgressivo di una suora, nello stesso momento abbia fatto la Vergine Maria in un film, Fatima, sulla nota apparizione mariana.

Carlos Conceição: Sì, è un film del figlio di Gillo Pontecorvo, Marco Pontecorvo. Terribile. Con quella musica, i fuochi. Già questa storia della Vergine Maria che appare in cima agli alberi è assurda, ma poi… Anche João Arrais, il mio attore feticcio, è in quel film.

Come mai quel riferimento, nel quadro a Brigitte Bardot? Un’icona del cinema e del costume che, nel 1974, anno in cui si svolge il film, abbandonava il cinema chiudendo un’era.

Carlos Conceição: In Angola non era finita. Le mode in Angola seguivano tempistiche diverse. Era molto popolare la band greca Aphrodite’s Child. Non so se fosse famosa in Europa, ma non penso lo fosse in Portogallo, ma in Angola aveva un successo enorme. E anche la band belga Wallas Collection, mai sentita in Portogallo. In Angola era da “woah!”. Gli Aphrodite’s Child, di cui facevano parte Demis Roussos e Vangelis, ebbero un’enorme carriera ma non si sentono più in Portogallo, non credo che ci sia qualcuno che li conosca ora. Brigitte Bardot era così famosa all’inizio degli anni Settanta nel mondo di lingua portoghese. C’era questa sorta di samba, degli anni Sessanta [composta dal brasiliano Jorge Veiga, N.d.R.] con il testo che faceva «Brigitte Bardot, Bardot / Brigitte beijou, beijou». Riguardo Brigitte Bardot non c’è una logica dietro a quell’apparizione. Sarebbe potuta essere Natalie Wood o Amàlia Rodrigues. Ma poi il soldato, quando uno dei personaggi gli chiede se si ricorda della madre, dice che era molto alta e bionda, e da lì l’idea di Brigitte Bardot che arriva dentro al fiume come un pezzo dimenticato. Hai ragione perché non era più così famosa all’epoca, ma tutto ciò che galleggia nel fiume è in qualche modo spazzatura e loro semplicemente la recuperano e gli danno un significato. Quindi lei è un po’ come la suora e la vergine nel medaglione, semplicemente una continuazione di quel simbolismo.

Info
Nação Valente sul sito del Festival di Locarno.

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