Regra 34

Regra 34

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Film vincitore del Pardo d’Oro al 75 Locarno Film Festival, Regra 34 è il terzo lungometraggio di finzione della regista brasiliana Julia Murat che, attraverso la storia di una ragazza, brillante studentessa di giurisprudenza alle prese con dilemmi giuridici mentre sperimenta pratiche sessuali estreme, pone una riflessione sul concetto di regole che governano le interazioni sociali, sia dal punto di vista dello stato che da quello privato.

Dei delitti e del pene

Simone è una studentessa di giurisprudenza e una praticante legale che si occupa di cause di donne maltrattate e in generale di vittime di discriminazioni, sessuali, razziali. Nella vita privata, è dedita a performance nei siti di life sex cam e a sperimentare pratiche erotiche sempre più estreme con vari partner. [sinossi]

Il mondo delle life sex cam, dove chiunque può diventare un performer porno anche come lavoro, presenta non pochi motivi di interesse sociologico, per quanto riguarda esibizionismo e voyeurismo nel sistema interconnesso e interattivo della rete. Se n’era occupato il film brasiliano Tinta Bruta del 2018. Ancora dal Brasile arriva un film incentrato su quello stesso tema, Regra 34, opera della regista Julia Murat, che ha trionfato con il Pardo d’Oro al 75 Locarno Film Festival. Protagonista del film è Simone, una ragazza seguita nel suo percorso di studentessa di giurisprudenza fino a diventare praticante legale e sostenere l’arringa del suo primo processo. Contemporaneamente la protagonista conduce una vita sessuale disinibita e libera, partecipando ai siti di chat erotiche e sperimentando con i suoi partner, uno dei quali anche collega di studi e praticantato, attività erotiche estreme e pericolose come l’asfissia. Simone è una ragazza colta, cita la libertina Frida Kahlo e usa un poster di Manara come sfondo delle sue performance via cam. E si ispira anche alla Valentina di Crepax.

Regra 34 porta avanti la narrazione con montaggio griffithiano, alternando armonicamente i momenti della formazione forense della ragazza, a quelli del suo libertinismo fatto di sperimentazioni sempre più eccessive. La classe dove Simone segue i suoi corsi rappresenta un campionario multietnico tipico brasiliano. Ci sono dei ragazzi bianchi, ben vestiti in giacca e cravatta, che in genere nei dibattiti sostengono posizioni giuridiche conservatrici, e ragazze e ragazzi mulatti, alcune di questi vestite con tradizionali abiti carioca dai colori vivaci. Si dibatte, in queste lezioni di docenti diversi, di filosofia giuridica dal punto di vista del diritto alla difesa, come protezione contro la violenza dello stato, contro uno stato di polizia anche in vista di un imminente cambiamento del codice. Simone non interviene nelle discussioni tra docenti e studenti finché non si tocca un tema che la riguarda, quello della prostituzione in cui lei sostiene la dignità e la libera scelta di esercitare la professione di sex worker. Le clienti che segue, come avvocato di parte civile, sono donne che hanno subito violenze domestiche, donne corpulente, di aspetto sgradevole come i loro mariti. Un dettaglio ambiguo nel momento in cui si esalta una libera sessualità di persone giovani e attraenti. La sentenza finale di Simone pone un ultimo paradosso giuridico. La responsabilità penale è individuale, come nel sistema italiano, oppure gli autori di violenza domestica non sono che propaggini di una cultura patriarcale sessista, razzista e omofoba? E come tali, non avrebbero paradossalmente diritto a uno sconto di pena invece di un’aggravante?

La “regola 34”, cui fa riferimento il titolo del film, riguarda una sorta di legge della rete per cui se qualcosa esiste non può che esserci un suo corrispettivo pornografico. Simone si barcamena tra le regole e le studia. Quelle del sistema giuridico brasiliano e quelle che governano le pratiche sadomaso, i codici che si danno i praticanti, e il mondo delle chat erotiche, con i token che si elargiscono a un performer con vari livelli, superati i quali quest’ultimo deve mostrare, o si deve esibire in, qualcosa di più. Le ricerche di Simone trovano alfine un punto di contatto nel concetto di consensualità. Tutto è permesso, finanche le pratiche più estreme, finché c’è accordo tra i partecipanti, nulla è concesso laddove invece ci sia prevaricazione. Julia Murat però non si accontenta di questo approdo, della sua protagonista, che sembrerebbe conciliare le sue due vite. Troppo semplice e manicheistico. Simone diventa sempre più pericolosamente dipendente di quei giochi dove si affronta la morte. E alla fine accetta un incontro con uno dei suoi follower nelle chat erotiche, dal significativo nickname di Mr Dick. Un appuntamento nel buio anche perché, come pattuito, l’unica regola è l’assenza di regole. In un film dove le leggi, che governano la convivenza tra gli individui, sono continuamente oggetto di discussione, ogni convinzione è labile. Tutto è relativo. E c’è il rischio che, per tamponare la violenza dello stato, si finisca per incentivarla. Il sadomasochismo, come già detto ancora in un altro film brasiliano, Vil, má di Gustavo Vinagre, può essere visto come una costante della storia del paese, a partire dal colonialismo, passando per la dittatura dei Gorillas per arrivare alla deriva autoritaria attuale deriva di Bolsonaro che, in quanto frutto di elezioni, è pure un fatto di consensualità.

Info
Regra 34 sul sito di Locarno.

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