Intervista ad Aleksandr Sokurov

Intervista ad Aleksandr Sokurov

Nato a Podorvikha, Russia, Aleksandr Sokurov si laurea in Storia presso l’università di Nizhny Novgorod. Quindi frequenta i corsi della scuola nazionale di cinema di Mosca VGIK, dove diviene amico di Andrej Tarkovskij. Tra i suoi primi lavori, perlopiù documentari, ci sono anche le prime elegie. Con Madre e figlio (1997), comincia a essere acclamato e distribuito in tutto il mondo, come avviene con le opere successive. Arca russa (2002), un trip visivo nella storia e nell’arte in un unico piano sequenza, e la quadrilogia del potere, che comprende Moloch (1999) su Hitler, Toro (2001) su Lenin, Il sole (2005) sull’imperatore Hirohito e Faust (2011) che vince il Leone d’Oro a Venezia. Il suo ultimo film, Fairytale (Skazka) prosegue il discorso sul potere immaginando un purgatorio dove si ritrovano Hitler, Mussolini, Stalin e Churchill, animati partendo da filmati di repertorio su sfondi in chiaroscuro.
Abbiamo incontrato Aleksandr Sokurov durante il 75 Locarno Film Festival dove Fairytale è stato presentato in concorso.

Stavi lavorando a un adattamento della Divina Commedia da girare in Toscana ma poi il progetto è stato interrotto a causa dell’emergenza sanitaria. Questo film, Fairytale, di fatto una Divina Commedia, sostituisce quel progetto?

Aleksandr Sokurov: Ogni cosa vecchia smette di essere attuale quando arriva una cosa nuova, e ogni cosa vecchia esige che arrivi quella nuova. Io ho fatto quella nuova. La Divina Commedia è un materiale molto a rischio perché è tremendamente attuale. Rimane assolutamente d’attualità e forse è per questo che nessuno riesce a trasporla sullo schermo. Come per il Faust.

La Divina Commedia prevede la presenza interna dell’autore, Dante. In Fairytale, come spesso nel tuo cinema, si percepisce la tua persona in una battuta di Hitler che dice: «Non c’è posto per la malinconia. Non ascoltare Sokurov. Andiamo avanti». Perché questa battuta?

Aleksandr Sokurov: Perché io li conosco questi personaggi. Da tanto tempo sono sotto la mia osservazione. Hanno molte colpe nei nostri confronti. Di tutti noi. E quindi hanno delle colpe nei miei confronti, di me come uno dei tanti. E quindi continuo a osservarli, a studiarli, a comprendere che tipo di creature sono. Non mi mantengo distante, rimango accanto a loro, perciò mi tocca aspettare un po’. E a un certo punto loro si sono rassegnati ad avermi sempre dietro. Oramai non ci fanno più caso. Forse mi temono un po’. Anche perché temono che io possa presentare loro Dante e Virgilio. Quelli li porteranno ben dall’altra parte. Io li ho messi in quella cosa lì sotto la porta. Ma Dante e Virgilio chissà dove li trascinerebbero. Perciò stanno con me pazientemente, mi tollerano.

Volevo farti una domanda sulla realizzazione tecnica del film, ma ho saputo che preferisci non parlarne…

Aleksandr Sokurov: Non è stato nulla di particolare. Un lavoro certosino, inquadratura per inquadratura. Solo l’allestimento di un lavoro minuzioso, contemporaneo, digitale.

Perché durante il film c’è un cambiamento di aspect ratio? Si passa dal 4:3 della prima parte all’anamorfico della seconda.

Aleksandr Sokurov: Loro vivevano, hanno vissuto la loro vita e venivano ripresi in 4:3. È il classico formato del cinema e delle riprese che venivano fatte, per esempio nei cinegiornali. Ma quando succede in questo piazzale, o come vogliamo chiamarlo, inondato da questa folla, lo spazio si espande molto e quindi esige di passare al formato anamorfico.

Perché era importante che ognuno mantenesse la propria lingua?

Aleksandr Sokurov: Perché la lingua è tutto per una persona, molto più di un’espressione. La lingua rispecchia il carattere di una persona, il suo particolare nazionale, quello che c’è dentro. Rispecchia tantissimi modi, usi e costumi, cultura. Quindi era necessario lasciare a ognuno la propria per mantenere veridicità e particolarità di un personaggio.

Gesù Cristo dice che Hitler non può essere accolto in quel purgatorio perché suicida. Si tratta di un punto molto ironico del film, un giudizio distorto, sproporzionato considerando che i peccati di Hitler in vita sono stati ben altri. Perché fai dire quella battuta a Cristo?

Aleksandr Sokurov: Per Cristo siamo tutti buoni prima di essere giudicati, c’è una presunzione in tal senso. Lui agisce secondo i postulati formulati dalla Chiesa, per cui i suicidi vanno giudicati severamente. Per le altre cose ha una visione larga, devono ancora essere elaborate, mentre questa è certa.

Hai già portato in scena alcuni personaggi del Novecento nella trilogia sul potere. Li tratteggi spesso in modo estremamente grottesco. Penso in particolare alla battuta di Hitler, in Moloch, che ignora cosa sia Auschwitz. E penso anche a uno scambio di battute tra l’imperatore Hirohito e il generale MacArthur ne Il sole: i due si rinfacciano reciprocamente l’attacco di Pearl Harbour e le bombe atomiche ma ciascuno di loro nega la propria responsabilità per quei fatti.

Aleksandr Sokurov: È una cosa che riguarda il ruolo che si assumevano e la recitazione. Recitavano benissimo nella vita. Figuriamoci se Hitler non sapeva cosa fosse Auschwitz. In quel momento del film, lui sceglie il ruolo del giullare prendendoli tutti in giro. Quindi sta facendo finta, è un gioco politico. È un’altra dimostrazione del gioco politico. Anche MacArthur e Hirohito si rendevano conto benissimo di quello che succedeva però per essere alla pari assumono la stessa posizione: io non sapevo, io non sapevo. È un gioco politico senza che queste battute assumano un ruolo shakesperiano. Sono semplici battute come granelli di sabbia come quelli di cui è coperto tutto l’esistente.

Nella tua Divina Commedia i personaggi non solo non subiscono punizioni, ma neppure provano rimorsi per quello che hanno fatto. Come mai?

Aleksandr Sokurov: Non solo non sono punibili ma ritorneranno in questa vita, in questo mondo. Verranno ancora. Io non so cosa è peggio.

Hai spesso messo in scena dei musei come grandi contenitori di arte e di storia. L’Ermitage in Arca russa e il Louvre in Francofonia. Possiamo definire Fairytale come una galleria dei despoti del Novecento?

Aleksandr Sokurov: Non sono affatto delle statue di cera, non sono passati a quella categoria. Sono ben vivi. Da Dante sarebbero condannati ma in questo film le cose vanno prese sul serio perché sono vivi. Sono in quello spazio ma possono sempre ritornare nello spazio di adesso.

Nel film li hai anche moltiplicati.

Aleksandr Sokurov: Sì, sono delle famiglie intere.

Confesso di provare un certo disagio nel vedere Churchill insieme a Hitler, Mussolini e Stalin, e questo per la mia formazione scolastica che vede il primo ministro inglese dalla parte dei buoni. Ci sono stati invece crimini di guerra inglesi come il bombardamento di Dresda, impuniti perché compiuti dai vincitori. È per questo che li hai messi tutti insieme, anche per ribaltare un punto di vista occidentale?

Aleksandr Sokurov: Sono contemporanei, Churchill non aveva altre compagnie, erano in poche parole nella stessa classe. Non potevano scappare, erano tutti nello stesso banco. Avevano gli stessi maestri. Da compagni di banco era inevitabile che si ritrovassero. In un certo senso ci troviamo in una situazione senza via d’uscita perché loro non possono scappare da noi ma neanche noi possiamo scappare da loro.

Con Fairytale hai fatto un film senza attori, senza scenografie reali. La tecnologia digitale permette di ottenere ottimi risultati da questo punto di vista. I blockbuster hollywoodiani di supereroi vanno in questa direzione, si può creare tutto con gli effetti CGI. Cosa può distinguere il cinema come forma d’arte in questo contesto?

Aleksandr Sokurov: Il contenuto. Tecnicamente possiamo fare tutto, ma eticamente? La forma può essere persino un gioco al computer. Alcuni giochi sono interessanti perché vi è un contenuto drammatico. Perché sono così popolari? Perché sono così richiesti? Perché c’è una parte, corta ma ben forte, drammatica. Ci sono dei personaggi e le relazioni tra i personaggi, il conflitto che si crea e la risoluzione. Sei tu l’autore della risoluzione, sei tu che giochi. O gli hai sparato e l’hai acchiappato o non lo hai acchiappato. Dipende dalla misura del tempo. Se le persone fossero più intelligenti avrebbero già fatto uscire il gioco al computer dell’Amleto. Per aiutare Amleto ad arrivare alla risoluzione. O del Re Lear. Le sue figlie potrebbero anche non comportarsi così, e quello sarebbe stato il gioco. E anche un insegnamento ai giovani di come fare. Purtroppo le persone che lavorano in questo mondo sono del tutto privi di questa capacità.

Info
Fairytale sul sito del Festival di Locarno.

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