Padre Pio
di Abel Ferrara
Non è un film biografico Padre Pio di Abel Ferrara, bensì una riflessione per immagini sulla sofferenza umana, personale e collettiva, religiosa e politica. Alle Giornate degli Autori 2022.
La porta per il paradiso
È la fine della Prima Guerra Mondiale e i giovani soldati italiani tornano a San Giovanni Rotondo, una terra povera, violenta, sulla quale la chiesa e i ricchi proprietari terrieri esercitano un dominio incontrastato. Le famiglie sono disperate, gli uomini, seppur vittoriosi, appaiono distrutti. Arriva anche Padre Pio, in uno sperduto convento di cappuccini, per iniziare il suo ministero, evocando un’aura carismatica, con la santità e con le visioni epiche di Gesù, di Maria e del Diavolo. La vigilia delle prime elezioni libere in Italia fa da premessa a un massacro reale e metaforico, un evento apocalittico che cambierà il corso della storia. [sinossi]
Pier Paolo Pasolini, Dominique Strauss-Kahn, Padre Pio, sono queste le personalità attorno alle quali Abel Ferrara ha costruito, ad oggi, la sua personalissima via al film biografico, governata non tanto e non solo da una identificazione con tali personaggi, quanto da un discorso sulla corporeità: un corpo senza vita ma che ancora genera cinema (a partire da quello di Ferrara) per il primo, un corpo la cui pulsione sessuale è coazione a ripetere del potere per il secondo, un corpo che si fa strumento di una passione religiosa e politica per il frate di Pietrelcina. Frutto di un lungo lavoro di ricerca svolto con lo sceneggiatore Maurizio Braucci, che già aveva dato luogo nel 2016 all’interessante documentario Searching for Padre
Pio (stranamente assente dalla filmografia dell’autore su imdb.com, ma visibile al momento su youtube), Padre Pio trova ora finalmente la luce del grande schermo in occasione della presentazione alle Giornate degli Autori di Venezia 2022. “Dobbiamo offrire il nostro corpo e la nostra carne a Dio, come ha fatto Cristo, perché la sofferenza, in unione con Cristo, è la porta per il paradiso” è questa una delle frasi più significative del film che, pronunciata dal frate custode del convento, offre una chiave di lettura fin troppo cristallina per il nuovo lavoro di un autore che sull’espiazione e la redenzione, laica o religiosa che sia, e sulla relativa galleria di figure cristologiche, ha costruito la sua intera filmografia. In tal senso, restando sul tema “biografico”, la scelta di far incarnare il frate francescano a Shia LaBeouf aggiunge un ulteriore significato carnale, esperienziale, alla visione di Padre Pio. L’attore, che negli ultimi anni è stato coinvolto in risse, arresti per ebrezza, resistenze a pubblici ufficiali e a un’accusa di molestie sessuali, per poi intraprendere un percorso di ricerca spirituale e convertirsi al cattolicesimo, sposa infatti perfettamente quell’epiteto di “controverso” che appartiene sia ai personaggi cui Ferrara ha dedicato i suoi anti-biopic (Pasolini nell’omonimo film, Strauss-Kahn in Welcome to New York), che, naturalmente, al regista stesso, da tempo disintossicatosi da alcol e droghe. C’è poi un ulteriore aspetto autobiografico, che il film non contiene ma di cui Ferrara già da tempo aveva parlato [si veda la nostra intervista qui], ovvero il fatto che per lui, fare un film su Padre Pio significa anche rendere omaggio alle sue origini, a quel nonno emigrato a New York dalla cittadina di Sarno, non troppo distante da quella Pietrelcina che ha dato i natali al frate ora santificato.
Ma non è un film biografico Padre Pio, bensì una riflessione storica, fisica, spirituale sulla sofferenza umana, personale e collettiva, religiosa e politica. Interamente costruito sul montaggio alternato, il film intervalla infatti per tutta la sua durata i tormenti del frate con quelli del popolo di San Giovanni Rotondo. Ecco dunque Padre Pio approdare al convento, mentre gli uomini del paese fanno ritorno dalla Prima Guerra Mondiale, il frate è torturato da un inquisitore notturno che fustiga il suo narcisismo, mentre il popolo è tormentato dagli abusi dei proprietari terrieri, il frate guarisce un infermo, mentre in paese bambini muoiono senza possibilità di curarsi, il frate confessa i popolani, mentre questi si riuniscono, prendono coscienza e, alle elezioni votano in maggioranza il partito socialista. Il film risulta dunque costruito su un crescendo che sfocia in una potente conclusione: il 14 ottobre 1920, mentre il popolo si reca al municipio per festeggiare la vittoria dei socialisti e finisce vittima di una sparatoria da parte dei carabinieri schierati a favore dei proprietari terrieri e dei proto-fascisti, nella sua cella Padre Pio riceve le stimmate. Ecco allora che tutta l’alternanza Pio/Popolo porta a un incontro fisico, doloroso, violento, ma anche potente ed esaltante. Non sempre esaltante però è la messinscena in Padre Pio. Se infatti lo script si rivela a tratti fin troppo costruito, tutto volto com’è alla sua potente metafora di “passione” finale, la regia di Ferrara, governata da una mobile macchina da presa a mano, si concentra sui personaggi, inseguendo una coralità popolare che non trova però accordo recitativo. Il cast, composto quasi completamente da interpreti nostrani, appare infatti poco affiatato, e ogni attore va per la sua strada: c’è chi sbraita con arroganza (il proto-gerarca fascista incarnato da Marco Leonardi), chi patisce contrito (il popolano interpretato da Ignazio Oliva), chi alla fine si ribella (Cristina Chirac, moglie e musa del regista), ma nessuno di loro sembra mai raggiungere l’obiettivo di dar vita a un personaggio. L’interpretazione di LaBeouf appare convincente e se ne vorrebbe vedere di più, invece la sua presenza, seppur rabbiosa e schiumante, appare defilata. Interessante è poi l’apparizione di Asia Argento, in un ruolo virile e luciferino che rende quasi superflua la successiva sequenza in cui Pio incontra il demonio.
Colpiscono alcune prodezze visive, come quando da un paesaggio sgranato in campo lunghissimo si passa senza soluzione di continuità all’interno della cella del frate, ma non sempre il film raggiunge questi livelli di piacere visivo, e il digitale, con buona pace del bravo Alessandro Abate e dei suoi suggestivi controluce, non foraggia la nostra brama di pienezza di sguardo. Ma in fondo poco importa, dal momento che Padre Pio ha anche e soprattutto l’importante scopo, come ben stigmatizza il finale, di riportare alla luce una pagina drammatica e turpe della nostra Storia, e insieme di farci riflettere su come eventi fondamentali di essa siano connessi con degli eccidi. Perché se è vero che in quello di San Giovanni Rotondo è possibile ravvisare i primordi della nascita del fascismo, in un altro ben più noto e frequentato dalla settima arte (Salvatore Giuliano di Francesco Rosi, Il Siciliano di Michael Cimino, Segreti di Stato di Paolo Benvenuti), quello di Portella della Ginestra, parimenti adorno di bandiere rosse, troviamo invece le scaturigini della Prima Repubblica. Ed è forse inutile aggiungere quanto anche il nostro presente discenda da queste due stragi. La sofferenza è la porta per il paradiso e di certo questa soglia non appartiene né alla Storia, né alla vita terrena dei suoi protagonisti. Ma in ogni caso, conoscere il nostro passato è l’unica via d’accesso a un domani migliore.
Info
Padre Pio sul sito delle Giornate degli Autori.
- Genere: drammatico, storico
- Titolo originale: Padre Pio
- Paese/Anno: GB, Germania, Italia | 2022
- Regia: Abel Ferrara
- Sceneggiatura: Abel Ferrara, Maurizio Braucci
- Fotografia: Alessandro Abate
- Montaggio: Leonardo Daniel Bianchi
- Interpreti: Anna Ferrara, Asia Argento, Brando Pacitto, Cristina Chiriac, Luca Lionello, Marco Leonardi, Martina Gatti, Roberta Mattei, Salvatore Ruocco, Shia LaBeouf, Stella Mastrantonio, Vincenzo Crea
- Colonna sonora: Joe Delia
- Produzione: Interlinea Films, Maze Pictures, Rimsky Productions
- Distribuzione: RS Productions
- Durata: 104'
- Data di uscita: 18/07/2024





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