Eismayer
di David Wagner
Il cineasta austriaco David Wagner esordisce alla regia con Eismayer portando sullo schermo la vera storia dell’istruttore dell’esercito Eismayer, che fece coming out. Wagner opera scelte nette, non edulcora nulla, lavora sul sonoro in modo disturbante, ossessivo, firmando un primo film maturo, che già mostra in nuce uno stile personale. Ottima l’interpretazione del protagonista Gerhard Liebmann. In concorso alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia.
L’ordine e la morale
Il vice tenente Eismayer è l’istruttore più temuto dell’esercito austriaco e ha un segreto che minaccia il suo lavoro e la sua famiglia: è gay, e fa di tutto per mantenere questa sua doppia vista nascosta. Un giorno Falak, gay dichiarato, si unisce al reggimento. Con lui Eismayer si scontra, ma ne è al tempo stesso attratto. La sua esistenza eteronormativa ne è scossa: per un uomo come Eismayer, il modello tradizionale del soldato non è compatibile con una relazione omosessuale. Rimarrà fedele alla sua immagine di un duro macho o seguirà il suo cuore? E i due uomini sono fatti davvero uno per l’altro? Ispirato alla vita del sergente maggiore Charles Eismayer e dal maggiore Mario Falak. [sinossi]
Volendo tirare le fila del discorso a Mostra di Venezia quasi terminata, non si può fare a meno di notare come il principale filo conduttore del programma della Settimana Internazionale della Critica sia stato rintracciabile nella ricerca, tanto narrativa quanto cinematografica, del significato di identità: un discorso che lega tra loro la maggior parte dei film scelti dalla squadra di lavoro capitanata da Beatrice Fiorentino e che si era fatto evidente fin dal titolo scelto come apertura fuori concorso, vale a dire Trois nuits par semaine di Florent Gouëlou. L’intelligenza della selezione ha fatto sì che un tema a tratti persino abusato nel vacuo chiacchiericcio del quotidiano sia stato squadernato nelle sue molteplici angolazioni, in un discorso di stratificazione che finalmente problematizza un argomento spesso semplificato all’inverosimile. Ecco dunque che identità diventa la cartina di tornasole per discutere di politica “di prossimità” (Tant que le soleil frappe di Philippe Petit), della tragedia di una generazione privata di qualsiasi speranza nel futuro (Anhell69 di Theo Montoya), di vita vissuta nella “pelle” (Skin Deep di Alex Schaad, ma anche Have You Seen This Woman? di Matija Gluščević e Dušan Zorić), di appartenenze periferiche (Margini di Niccolò Falsetti), e di rivendicazione delle proprie pulsioni e dei propri sentimenti. È questo il caso di Eismayer (Bersaglio d’amore), con cui esordisce alla regia il quarantenne cineasta austriaco David Wagner. Wagner, già noto agli addetti ai lavori che seguono il mondo a se stante dei cortometraggi, sceglie per la sua prima avventura sulla “lunga” distanza una storia vera, quella del sergente maggiore Charles Eismayer, che nel 2014 scosse le fondamenta dell’esercito austriaco dichiarando pubblicamente la propria omosessualità e l’amore per il maggiore di origine bosniaca Mario Falak, di cui era addestratore. Una vicenda che trovò com’è ovvio molta eco sulla stampa di Vienna e dintorni, e che ben si presta a essere trasformata in oggetto cinematografico.
Per quanto emotivamente coinvolgente, grazie anche all’adesione pura dello sguardo di Wagner alla vicenda, testa com’è la regia a tenersi vicina ai due protagonisti, accompagnandoli in un percorso di conoscenza di sé, non è nella narrazione che si deve ricercare il punto di forza di Eismayer. La trama segue infatti i codici tanto del film sentimentale quanto di quello collocato in ambienti militari, al punto che sotto certi punti di vista Wagner sembra quasi aver diretto il punto di incontro tra Full Metal Jacket e un dramma romantico. Il regista non giudica i suoi personaggi, senza per questo venir meno però alla sottolineatura di difetti, di punti di debolezza emotivi e psicologici: si muove nelle zone d’ombra al punto da oscurare quasi completamente gli interni, che vibrano di una luce fioca, soffusa, quasi che il privato sia in realtà il primo luogo del nascondimento di sé, in una dissimulazione macchinosa dell’immagine pubblica, quella che può essere mostrata alla luce del sole. È proprio nelle scelte di regia, e di montaggio, che Wagner mostra una maturità non consueta in un’opera prima: si veda il modo in cui si passa brutalmente dal primissimo approccio tra Eismayer e Falak, nelle docce, all’amplesso successivo, oppure come viene utilizzato il sonoro, a mo’ di scimitarra o di tamburo che batte il tempo ma allo stesso tempo lo recide, lo tagliuzza, gli toglie il respiro. Urla, Eismayer, come si confà a un istruttore – ecco di nuovo l’ombra di Stanley Kubrick, di Parris Island, e del Sergente maggiore Hartman con le sue massime del tenore di “Strano, io ho sempre saputo che nel Texas ci nascono solo tori e checche, soldato Cowboy! Tu l’aria del toro non ce l’hai neanche un po’ e quindi il cerchio si restringe! Tu succhi i cazzi?” –, ma cercando di mettere a tacere la propria voce interiore, che al massimo può trovare sfogo sempre al momento della doccia, sotto forma di un feroce autoerotismo.
Urla che contrastano con cortili vuoti, sentimenti che contrastano con un ordine esplicito che viene anche ribadito durante un pasto da uno dei personaggi: nell’esercito non c’è spazio per l’omosessualità, sarebbe come mettere un pedofilo in un giardino d’infanzia. Ecco dunque che in modo naturale, senza mai venir meno alla sua volontà popolare di racconto, e di rapporto con il pubblico, Wagner contrappone all’ordine, con tutto ciò che esso comporta, la morale di Eismayer, che poco per volta prenderà il sopravvento perfino sulle sue stesse urla, e su quel coacervo di riti, protocolli, abitudini che ritmano la vita sotto le armi. In questo senso esplicativa la sequenza che vede l’uomo raggiungere gli autocarri che stanno per partire con a bordo i giovani militari solo per augurare a Falak, l’uomo che ama “buona fortuna”. Wagner porta a termine un lavoro compiuto, solido, rigoroso eppure profondamente umano, e partecipe, e si segnala come uno degli esordi più meritevoli di encomio visti quest’anno al Lido.
Info
Eismayer sul sito della SIC.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Eismayer
- Paese/Anno: Austria | 2022
- Regia: David Wagner
- Sceneggiatura: David Wagner
- Fotografia: Serafin Spitzer
- Montaggio: Stephan Bechinger
- Interpreti: Anton Noori, Christopher Schärf, Gerhard Liebmann, Julia Koschitz, Karl Fischer, Luka Dimić
- Colonna sonora: LYLIT
- Produzione: Golden Girls Production
- Distribuzione: Altre Storie, Minerva Pictures Group
- Durata: 87'





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