Stonewalling

Stonewalling

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Cina antica e moderna, popolare e metropolitana. Vecchi modelli commerciali e nuove economie. E in mezzo, l’essere umano, ridotto a elemento secondario, a mero strumento funzionale nella geo-antropologia culturale di un intero Paese. Grazie al passo di un coinvolgente pedinamento del quotidiano Stonewalling di Huang Ji e Ryuji Otsuka s’interroga sul destino dell’essere umano all’interno di dinamiche sociali che sembrano ormai vivere spietatamente di vita propria. Alle Giornate degli Autori.

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Dedita allo studio della lingua inglese e desiderosa di intraprendere una carriera come assistente di volo, Lynn è una giovane donna nella Cina di oggi che vede i propri progetti messi in difficoltà da un’inaspettata gravidanza. Rapidamente liquidato l’indifferente padre naturale, la ragazza rientra in famiglia. I genitori gestiscono una clinica di medicina tradizionale, ma la madre è particolarmente attratta dai nuovi metodi di guadagno garantiti dal cosiddetto marketing piramidale. La stessa Lynn pensa di utilizzare la propria gravidanza per sanare un contenzioso che ha colpito la sua famiglia… [sinossi]

Cina, oggi. La Cina delle metropoli, della modernità tecnologica elevata a sistema di vita. Certo non è l’unica Cina esistente, ma è quella che più di ogni altra è salita alla ribalta della cronaca internazionale nell’ultimo ventennio. È proprio in tale sociosfera che i cineasti Huang Ji e Ryuji Otsuka, coppia anche nella vita, hanno collocato Stonewalling, presentato a Venezia 79 nell’ambito delle Giornate degli Autori. Sorta di racconto di formazione (ma del tutto privo di redenzione) tramite l’esperienza infelice e indesiderata della gravidanza, il film vede al centro della narrazione una giovane ragazza, Lynn, proiettata esattamente in quel progetto di soddisfazione e apparente autodeterminazione che un tale modello sociale sembra garantire. Lynn studia per diventare assistente di volo e si dedica anche all’apprendimento della lingua inglese, passaggio pressoché obbligato per la Cina di oggi, fortemente e prepotentemente entrata nel quadro geopolitico mondiale come la potenza economica al momento più schiacciante. A interrompere e cogliere di sorpresa tale alacre costruzione di una vita adulta interviene una gravidanza inaspettata. Il ragazzo, padre naturale freddo e indifferente, viene rapidamente liquidato. Lynn rientra poi in famiglia, indecisa sul da farsi. Tramite la figura di sua madre si è anche introdotti a un ulteriore filone narrativo ascrivibile al tratteggio di un Paese cinico e rapace. La madre di Lynn si adopera infatti per mandare avanti una clinica di medicina tradizionale, in cui però trovano posto metodi commerciali di ultima (o diciamo penultima) generazione. È il mondo del cosiddetto marketing piramidale, dove la persuasione (di clienti ma in primis degli stessi venditori) è intesa come un fastidioso miscuglio di storytelling e suggestione collettiva. In qualche modo, proprio nel racconto di tali modelli di relazione e comunicazione economica vengono a intrecciarsi le due nature della Cina contemporanea, sapientemente narrate in parallelo lungo i densi centocinquanta minuti di Stonewalling. Si tratta infatti di una singolare convergenza tra macro- e microeconomia, tra ampiezza dello sguardo commerciale e vendita minuta al dettaglio. Lo sguardo economico sa di grande e sconfinato, ma il retrogusto resta quello di una semplice bottega.

Tramite un approccio da lento e meditato pedinamento intorno a Lynn e alle figure che le si dispongono intorno i due coautori sposano uno sguardo morale (ma mai moralistico) sulla Cina odierna e i relativi modelli comportamentali. Stonewalling si delinea infatti come un esempio di cinema della constatazione affidato a una messinscena elegante e finemente preordinata. Basti pensare al grande lavoro sui colori, restituiti nella loro costante mescolanza di artificiale e naturale. Prevalgono spesso i rossi e i blu/violetto, convocati a disegnare un contesto in cui l’artificio tecnologico e la sua abbondante esposizione sono costantemente coinvolti nei quotidiani paesaggi antropici della Cina narrata. Al contempo Huang e Otsuka ricorrono con fermezza alla macchina fissa e a take sensibilmente lunghe, inserendo di frequente le figure umane in quadri spaziali dove è lasciata ampia visibilità al contesto circostante. Spesso le inquadrature seguono principi squisitamente geometrici, a voler sottolineare probabilmente la crescente relativizzazione dell’umano rispetto all’ambiente che lo accoglie (e che, anzi, più spesso lo schiaccia). L’individuo non è più il protagonista, è soltanto uno degli oggetti che occupano il profilmico, tanto quanto una scala mobile o un giardino pubblico. Tale rapporto visivo tra uomo e ambiente è una delle costanti più evidenti di Stonewalling, che si concentra esattamente sulla faticosa emersione di un’individualità all’interno di incessanti ingerenze socio-antropologiche. Ingerenze, peraltro, ampiamente introiettate dalla Lynn protagonista, che per prima è disposta a tramutare la propria gravidanza in merce di scambio. In tale orizzonte ferocemente utilitaristico può trasformarsi in risanamento di un contenzioso anche la procreazione di un figlio. In Stonewalling tutto sembra avere un prezzo, tutto è quantificabile e monetizzabile. Tale geografia antropica è ben lontana da qualsiasi narrazione aggressivamente giudicante. È affidata invece alla quieta registrazione di un fluire quotidiano, in cui si alternano promozioni di vendita e parentesi di solitudine, entusiasmo forzato per nuove mirabolanti creme da commercializzare e i vagabondaggi di Lynn in cerca di risposte ai propri interrogativi. Lungo i meditati tempi narrativi di Stonewalling l’emersione dell’individuo è accidentata e intermittente. Lynn è capace di rifiutare il denaro del padre di suo figlio, ma la sua non è una progressione psicologica dai tratti rigidi, prevedibili e didascalici. Nemmeno il finale scioglie tutti i dubbi. In quel malore vi è forse da leggere il rifiuto di sentimenti materni che iniziano a farsi largo nella sensibilità della ragazza? Più di tutto resta il pianto insistito del neonato, allungato fin dentro ai titoli di coda. Un finale richiamo alle coscienze che significativamente resta sospeso e solitario in mezzo al silenzio.

Stonewalling non è un film prettamente antiabortista. Interrogarsi sulle nascite e sull’inasprimento di dinamiche socio-economiche non significa necessariamente prendere le distanze da sacrosanti diritti acquisiti almeno in una parte del mondo. Per Lynn si tratta di intraprendere un percorso interiore (e anche molto esteriore, in mezzo ai condizionamenti di un preciso sistema sociale) per cercare di capire che cosa le sta accadendo, quanto le sue decisioni sono eterodirette e quanto appartengono a se stessa. E nella capacità di restituire il fluire del quotidiano con credibilità, sensibilità e inarrivabile eleganza stilistica si riscontra per l’ennesima volta uno dei pregi più solidi e ricorrenti del cinema cinese e dell’intero Estremo Oriente in senso lato.

Info
Stonewalling sul sito delle Giornate degli Autori.

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