Intervista a Tomasz Wasilewski

Intervista a Tomasz Wasilewski

Regista e sceneggiatore polacco, Tomasz Wasilewski si è laureato al National Film School di Lodz nel 2006. Ha lavorato come assistente alla regia per Małgorzata Szumowska in 33 Scenes from Life (2008) e come sceneggiatore per varie serie della televisione nazionale polacca. Le sue opere comprendono il corto documentario One Man Show (2008) e i lunghi In a Bedroom (2012) e Floating Skyscrapers (2013). Con Le donne e il desiderio ha vinto l’Orso d’Argento come migliore sceneggiatura alla Berlinale 2016.
Abbiamo incontrato Tomasz Wasilewski durante il 56° Karlovy Vary IFF, dove la sua ultima opera, Fools, è stata presentata nella Proxima Competition.

Com’è nato il progetto del film Fools? Il film si costruisce attorno alla straordinario personaggio di Marlena. Come lo hai concepito e come hai lavorato con l’attrice Dorota Kolak?

Tomasz Wasilewski: Avevo già girato un film con Dorota Kolak, Le donne e il desiderio, e in realtà ho scritto questo film avendo lei in mente. Per me è un tema molto difficile da percepire, da capire e da trasmettere perché alla fine si tratta di un grandissimo tabù. Volevo realizzare un film che riguardasse l’amore più complicato che si possa immaginare. Un qualcosa di distopico. Quando ho scritto la storia avevo Dorota in mente per il ruolo ma quando le ho mandato il copione ha rifiutato. Ed è stato così per tre anni, ho fatto di tutto per convincerla e lei continuava a dirmi di no perché anche se amava il copione questo tipo di amore le sembrava così difficile da capire e percepire e quindi era terrorizzata dalla parte. Per cui all’inizio ho selezionato un’attrice differente che in realtà doveva recitare nella parte dell’amica, che nel film ora è la giovane. Abbiamo fatto le prove per un anno e alla fine questa attrice non poteva più prendere parte alle riprese ma dopo questo anno Dorota si è resa contro di quello che volevo davvero raccontare con questo film. Così alla fine ha deciso di interpretare il ruolo della protagonista, e per me è stato assolutamente fantastico alla fine. Ne abbiamo parlato a lungo e dopo aver pensato tanto al personaggio di Marlena abbiamo capito come ritrarla. Non voglio parlare di un amore normale, perché si tratta semplicemente di amore. Ma dovevamo etichettarlo in qualche modo per poterlo comprendere e percepire, per poter affrontare queste emozioni che riguardano qualcosa che in realtà è naturale. Ho fatto tantissime ricerche prima di iniziare a scrivere Fools, ho letto molto sul tema dell’incesto, ho incontrato un professore universitario che tratta questa tematica. Questa persona mi ha fatto realizzare che le relazioni di questo tipo ci sono da sempre all’interno della società e che dal punto di vista biologico rappresentano una cosa praticamente normale Terribile che io usi la parola “normale” ma è così che dovrebbe essere. Tuttavia gli studi che ho letto erano molto interessanti perché riguardano il dove finisce il lato biologico e inizia quello socioculturale. Nel momento in cui si passa a quest’ultimo allora inizia a essere un problema. Ma dal punto di vista biologico è naturale e questo per me è molto interessante perché queste persone che sono in relazioni incestuose, sono costrette a vivere isolate. Questo mi ha spezzato il cuore. Nel mio film è molto importante, e non si tratta di violenza, che Marlena e Tomasz siano due persone adulte che decidono di vivere insieme. Osservando la cosa da questo punto di vista, guardando la loro relazione in quest’ottica, ho sentito che loro avessero il diritto di stare insieme e che è la società, noi che li condanniamo; alla fine è abbastanza tragico. Ho anche parlato con degli psicologi perché ero curioso di poter parlare con alcune coppie di questo tipo, ma tutti mi hanno detto che sarebbe stato impossibile perché erano terrorizzate dalla possibilità che questo rovinasse le loro vite perché secondo la legge mondiale, non solo quella polacca, possono finire in prigione per questo. Questa è la legge anche se si tratta di persone adulte che non stanno facendo del male a nessuno. Ciò mi ha fatto pensare alle regole della società in cui viviamo e che dobbiamo seguire, considerando quello che facciamo passare a persone che non fanno del male a nessuno. È stato un processo davvero lungo e intenso quello di sviluppare i due protagonisti, ma alla fine volevamo realizzare un film riguardante due persone che si sono innamorate. Non sto difendendo questo tipo di amore, ho anche inserito molti ostacoli, ma si tratta comunque di qualcosa che mi interessa al cinema. All’inizio ragionavo così: “Forse dovrei fare un film che riguardi madre e figlio che si innamorano e far percepire questo amore al pubblico, per fargli vedere come cresce” ma poi ho realizzato che sarebbe stato troppo facile per me e per il film stesso. Volevo parlare di questo tipo di amore ma in un contesto di crisi. Perché per me è anche molto importante che Marlena abbia una certa età, che sia una donna matura di 62 anni. Per me è molto interessante che quando torna a essere madre, non può essere amante e moglie. Si tratta di qualcosa che non comprenderemo mai, è molto tragico, come il Fato greco per cui qualsiasi cosa lei faccia, ne subisce le conseguenze.

Perché il titolo Fools?

Tomasz Wasilewski: Sì, è sempre stato Fools perché non sono incoscienti o stupidi, ma sono stati pazzi a credere che l’amore alla fine vince su tutto. Forse un pochino ingenui ecco, ma poi ho pensato che anche io nella mia vita ho guardato all’amore nella stessa maniera. Sentivo che quando sei innamorato allora puoi conquistare il mondo, ma è una cavolata. Cioè, è possibile ed è fantastico quando è così. Ma alla fine loro pensavano che l’amore fosse abbastanza, non si trattava di decisioni semplici, anzi erano molto difficili, ma loro ci credevano e forse per questo erano pazzi.

Possiamo leggere la scena in cui la sorella, Magda, quando si spoglia, è come se volesse essere parte di quella relazione?

Tomasz Wasilewski: Io vedo quella scena in maniera differente. Magda e Nikolai e gli altri, tutti conoscevano la tragedia di questa famiglia ma nessuno ne parlava. Per quanto riguarda Magda, per me lei era come se fosse ancora una bambina indifesa; tutti vedono quello che sta succedendo ma nessuno ne parla e lei è stata abbandonata come Nikolai. Anche quando si spoglia per me è un segno del suo essere indifesa, è come un grido silenzioso. È molto toccante perché non ha mezzi per trasmettere come si sente, vuole abbandonarli ma allo stesso tempo vuole che siano presenti nella sua vita e allo stesso tempo ancora è arrabbiata con loro e la società. Lei non capisce e questo è un suo diritto, ma li vuole e li rifiuta contemporaneamente.

Un altro tabù affrontato nel film è quello della esibizione del corpo senza vita, su cui insisti molto? E perché viene tagliata la barba al cadavere?

Tomasz Wasilewski: Ho costruito la scena in quel modo perché volevo che Marlena vedesse suo figlio non solo dopo anni che lo ha abbandonato ma dopo la morte. Lei non lo ha mai visto con la barba, quando è in ospedale, non lo riconosce perché non lo ha visto per qualcosa come quindici anni e quindi le sembra strano. È sembrato molto toccante che solo dopo la morte lei potesse vedere suo figlio a causa di quello che ha fatto. Che poi non proprio per quello che ha fatto in sé, quanto per chi è, per come ama. Questo per me è un momento molto potente, questo incontro in questa situazione che poteva succedere solo in un contesto di questo tipo. Sentivo che Nikolai dovesse morire perché loro potessero sopravvivere e che questo dolore di lui fosse dovuto alla situazione, all’essere stato abbandonato quando era giovane. Lui ha praticamente dovuto sacrificarsi per lei. Lei è condannata dall’inizio, fin dal momento prima dell’inizio del film, quando decidono di stare insieme. Ma non sono condannati per chi sono, ma per colpa nostra. Immagina una società senza certe regole, lì potrebbero stare insieme. Questo tema è molto interessante per me come essere umano, non come regista. I nostri pensieri, le nostre decisioni, le nostre posizioni possono ferire altre persone semplicemente perché è in nostro potere farlo, ed è terrificante. Anche se nessuno alla fine ci fa del male, noi possiamo comunque distruggere la vita di qualcun altro perché non riusciamo a capire. Da questo parte poi la paura, poi si passa alla rabbia e infine all’odio. Ma dietro a tutto ciò, c’è sempre una tragedia.

Puoi parlarmi dell’aspect ratio del film? Che formato è? Perché lo avete scelto?

Tomasz Wasilewski: Lo abbiamo creato noi, è un nuovo formato, è molto stretto. Oleg Mutu è il direttore della fotografia e quando ne abbiamo parlato, l’idea era di mostrare più bianco possibile per dare questa impressione di libertà, di aria, ma allo stesso tempo di mancanza d’aria. Se guardi agli esterni del film, le nuvole sono immobili. Tutto sembra enorme e fantastico e la prima impressione è quella di poter essere liberi ma allo stesso tempo la composizione è tale da dare l’idea di soffocamento, di mancanza d’aria ed è così che Marlena si sente. Volevo che gli esterni rappresentassero le sue emozioni, il silenzio, la mancanza d’aria, le onde e i loro suoni, il mare, gli alberi, tutto il verde che entra in casa e la sabbia. In realtà è come se la sabbia si stesse prendendo la sua vita entrando dalle finestre. È questo il Fato greco, che è come se li tormentasse e anche se sono scappati alla fine del mondo, in realtà è inevitabile.

Importante è che il film non sia ambientato in città, ma in questo territorio di confine tra terra e mare. Dove è stato girato?

Tomasz Wasilewski: Abbiamo creato noi la location. Abbiamo lavorato molto con la CGI in post produzione. Diciamo che mi sono immaginato questo mondo. Ovviamente ci sono anche alcune scenografia naturali ma molte le abbiamo create noi. Volevo che fosse come la fine del mondo, un luogo dove si possono nascondere ma allo stesso tempo gli è impossibile. Dal punto di vista emotivo è un film molto realistico, ma dal punto di vista visivo è decisamente surreale. Questa combinazione mi ha molto intrigato.

Come mai quella scena con il gabbiano in casa?

Tomasz Wasilewski: Volevo che la natura fosse piuttosto violenta verso di loro. Come ho detto, c’è la sabbia che entra dalle finestre e dalla cantina. Anche la natura è parte di questo fato ma allo stesso tempo è rappresentazione delle emozioni di Marlena. Anche se ama Tomasz, anche se vuole stare con lui, le sue stesse emozioni la attaccano per tutta la vita. Ecco perché per me si tratta di una tragedia greca, perché non può scappare. Volevo che la natura, gli animali e addirittura i suoni fossero lei. Tutto quello che accade con la natura è in realtà qualcosa che lei sta facendo verso sé stessa, mettendo tutto a rischio. Anche se vuole amarlo, sta mettendo a repentaglio questo amore sin dall’inizio perché noi le abbiamo detto che è sbagliato. Questo è lo spazio che amo di questo film, e spero di poterne parlare, perché noi facciamo le regole, noi decidiamo chi è buono o cattivo, chi ha ragione e chi ha torto. È terrificante.

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