Burning Days

Burning Days

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Presentato nel concorso nazionale del 59 Antalya Golden Orange Film Festival, Burning Days è la quarta opera di Emin Alper, che torna ai suoi temi prediletti: il divario tra vita metropolitana e rurale, tra civiltà e arretratezza. Ora tutto si tinge di un’angoscia surreale e lynchana che riflette la deriva autoritaria del paese.

Il giudice ragazzino turco

Il giovane pubblico ministero Emre viene assegnato nel distretto di una piccola città rurale. Si getta a capofitto nel suo lavoro. I notabili della città sono inizialmente rispettosi e desiderano ingraziarselo organizzando una festa in cui è l’ospite d’onore. Conosce inoltre il proprietario del giornale locale, Murat. Man mano che il legame tra i due cresce, le voci maliziose su di loro iniziano a diffondersi in tutta la città. [sinossi]

Emre è un giovane uomo di legge mandato ad amministrare giustizia ai confini dell'”impero”. Un procuratore trasferito in una zona remota, estrema, della Turchia. Giunto alla sua quarta opera, Burning Days (il titolo originale è Kurak Günler), presentata nel concorso nazionale del 59 Antalya Golden Orange Film Festival dopo l’anteprima a Un Certain Regard, il filmmaker turco Emin Alper torna a ragionare sui temi a lui cari: il baratro che ancora in Turchia separa le aree urbanizzate da quelle rurali, come in A Tale of Three Sisters, e in generale il conflitto tra decoro, pulizia e sporcizia, barbarie come in Frenzy. È un paesaggio estremo, poroso quello che da subito si profila agli occhi del giovane magistrato quando giunge nella località del suo nuovo incarico. Immerso nel deserto, nel nulla: per arrivarci bisogna percorrere lunghe strade che attraversano paesaggi di sabbia. E soprattutto un territorio butterato da enormi voragini che si aprono misteriosamente da un giorno all’altro. La spiegazione di questo strano fenomeno, stando alle indagini condotte proprio da Emre, risiederebbe in una sorta di dissesto idrogeologico che si può far risalire a una cattiva gestione dell’acqua per motivi di corruzione. Ma la spiegazione scientifica appare posticcia. Questi giganteschi e inverosimili buchi, come dei misteriosi cerchi del grano, anticipano la piega di degenerazione irrazionale che il film prenderà, enormi risucchiatori di senso.

Emre, come ogni cittadino ha perso quello spirito rurale, quella mentalità contadina per la quale si uccidevano senza tanti problemi le bestie della fattoria per l’alimentazione. Il tema dello status etico degli animali, riflessione propria delle nostre civiltà sviluppate, che Alper ha già trattato in Frenzy, è uno dei discrimini che separano il giovane procuratore dalla popolazione locale. Da subito lui si dimostra orripilato da quel crudele rito che impegna tutti gli abitanti del villaggio nel rincorrere, e uccidere, un cinghiale nelle strade del paese. Anche le scene di caccia sadica verso i branchi di cinghiali lo disgustano. Gli abitanti locali, rappresentati dai due avvocati che Emre incontra all’inizio, si mettono a ridere quando lui parla di teatro. Qualcosa che il procuratore frequentava laggiù in città. Appartiene a un mondo per loro lontano. Nel frattempo nasce una sottile tensione erotica tra lui e l’altrettanto affascinante editore del giornale locale, Murat. In modo molto sottile Alper la suggerisce, a partire da quella scena in cui Emre si toglie il costume da bagno, uscito dal lago, di fronte a Murat. Più avanti quest’ultimo racconterà al primo di averlo raccattato in stato di ubriachezza estrema e di averlo messo sotto una doccia per farlo tornare in sé, specificando, a domanda di Emre, di averlo prima spogliato. Ricorda la parte de La donna che visse due volte in cui Scottie racconta di avere svestito Madeleine in stato di incoscienza per asciugarla. Il legame, presunto e reale, tra il procuratore e il giornalista, rappresenta a sua volta il punto di non ritorno dell’accettazione di quel corpo estraneo rappresentato da Emre in quella comunità retrograda.

Non si tratta solo di una Turchia a due velocità a rappresentare il tema del film. Ai buchi nel territorio si affianca il buco nella memoria, nella mente di Emre relativo a quello che è successo in quella festa stile baccanale, in cui si è ubriacato e verosimilmente è stato drogato. Un vero rito di iniziazione organizzato dai due avvocati, da un lato per ingraziarsi il procuratore, per fargli togliere dalla sua testa quei principi giuridici perbenisti da uomo di città. E al contempo per farlo sprofondare in un nuovo baratro, per assimilarlo al loro concetto di animalità, in quel contesto di trogloditi. Il cercare di far riemergere i ricordi di quello che è successo diventa un crescendo di angoscia lynchano, da Strade perdute, dove progressivamente si perde ogni razionalità in un incubo senza fine. Trionferà la barbarie di quegli zoticoni che celebreranno l’avvento di una nuova era, a loro propizia. E le voragini assumono ancora un nuovo significato. È il trionfo delle forze oscure che vogliono imbavagliare la giustizia come potere indipendente dello stato, lo sprofondamento del paese, la deriva autoritaria che sta provando dopo l’ambiguo colpo di stato fallito del 2016.

Info
Il trailer di Burning Days.

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