The Fire Within: Requiem for Katia and Maurice Krafft

The Fire Within: Requiem for Katia and Maurice Krafft

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Werner Herzog torna ancora una volta ai vulcani, capaci di sprigionare energie primordiali, con The Fire Within: A Requiem for Katia and Maurice Krafft, presentato a Doclisboa 2022, un requiem e un omaggio a due eroi romantici herzoghiani, due vulcanologi che hanno pagato con la vita la loro sfida verso la natura e l’ignoto.

I vulcanologi con la macchina da presa

Alle ore 15:18 del 3 giugno 1991, un flusso piroclastico – una nuvola di gas e particelle surriscaldate – si riversa a una velocità di oltre 150 chilometri all’ora dalla cima del vulcano giapponese Unzen, travolgendo Katia e Maurice Krafft, vulcanologi e registi francesi, insieme ai loro collaboratori. Erano troppo vicini, come sempre. I Krafft hanno lasciato un archivio di oltre 200 ore di filmati, senza precedenti nella loro spettacolare e ipnotica bellezza. Werner Herzog ha avuto accesso all’intero archivio e ha creato un requiem di immagini montate, che celebra l’eredità di Katia e Maurice Krafft. [sinossi]

Una fuoriuscita di magma, di materia che si trova sotto la crosta terrestre, come una ferita da cui sgorgano i fluidi interni che si rapprendono. Un’eruzione vulcanica rappresenta un fenomeno apocalittico, postatomico, che genera lava, lapilli, polvere, ceneri e gas, pioggia nera, trasformando in deserto tutto ciò che sta attorno. Nonostante le conoscenze scientifiche che abbiamo, ancora eruzioni vulcaniche improvvise sono in grado di provocare cataclismi: l’eruzione del vulcano Merapi in Indonesia nel 2010 ha causato 350 vittime. Con la loro devastante energia, portatori di apocalissi ma anche di creazioni, i vulcani non potevano non rientrare nel campo di interesse di Werner Herzog. Dopo La Soufrière, dopo Into the Inferno, il regista ha realizzato forse il suo film definitivo su questo soggetto, ovvero The Fire Within: A Requiem for Katia and Maurice Krafft, presentato ora a DocLisboa 2022, nella sezione “From the Earth to the Moon”, dopo l’anteprima di Telluride. L’eroe romantico herzoghiano, colui che si scaglia contro l’ignoto e sfida forze molto più grandi di lui, è incarnato dalla coppia di vulcanologi francesi Katia e Maurice Krafft, travolti e uccisi da una colata piroclastica il 3 giugno 1991, insieme ad altri componenti della loro troupe, mentre filmavano l’eruzione del vulcano giapponese Unzen. Su di loro è di recente uscito un altro film, il documentario Fire of Love di Sara Dosa, presentato anche al Trento Film Festival. Operazione non dissimile da questa e con singolari punti di contatto, come il paragone con il documentarista storico Jacques Costeau, ma mancante della visione poetica romantica herzoghiana, in favore di un’impostazione National Geographic.

La coppia ha passato la vita a riprendere attività vulcaniche a distanza molto ravvicinata. Herzog è entrato in possesso del loro archivio, 200 ore di girato, e ha usato quel footage per montare un film che ripercorre il lavoro dei due scienziati della terra, fino alla loro fine, con le ultime riprese di quella colata di magna che lì a breve li avrebbe travolti, con le ultime immagini di loro vivi, come un count down verso la fine, che si avvicina inesorabile, con le goccioline di condensa sullo schermo che vengono prontamente pulite da uno straccio. In Katia e Maurice Krafft rivivono tanti eroi del regista tedesco, da Aguirre a Fitzcarraldo, e soprattutto quel Timothy Treadwell di Grizzly Man, film che ricorda l’operazione di questo. Come Timothy con gli orsi, i Krafft si sono fidati dei vulcani, hanno pensato di averli addomesticati, di essere loro amici. In alcune scene li si vede passeggiare tranquillamente con le loro tute ignifughe translucide, accanto a fiumi di lava di color rosso sgargiante, paesaggi da superficie solare.

I Krafft sono molto diversi dal vulcanologo Clive Oppenheimer, che compare in Encounters at the End of the World, per poi tornare come protagonista in Into the Inferno. I due assumono gradualmente la consapevolezza del valore artistico del loro lavoro, che da scientifico diventa prima etnografico, documentando riti e feste delle popolazioni attorno ai vulcani, e poi fotografico e cinematografico, virando così nel campo umanistico. Herzog si identifica con loro, sono dei colleghi, capaci di sfidare la morte, come lui stesso fece in La Soufrière, con l’obbiettivo di catturare immagini. Per lui sono dei grandi cineasti. Li mostra da subito con la loro cinepresa. Produttori di immagini che non hanno avuto tempo di montare. Nella litania del regista tedesco i riferimenti alla loro perdita, al loro lavoro rimasto incompiuto, sono molto frequenti. E The Fire Within: A Requiem for Katia and Maurice Krafft è effettivamente un viaggio per immagini straordinarie e incredibili, che solo rischiando la vita si potevano ottenere. Un trip allucinatorio, psichedelico, guidati dalla solita voce pacata e riflessiva del regista, dove i volti dei due si vedono poco, come ovvio trattandosi di loro riprese, ma anche per essere sempre rivestiti completamente dalle loro tute. Un requiem, come si è detto, in memoria, accompagnato da musiche sacre, come appunto vari brani del Requiem di Gabriel Fauré.

La struttura narrativa di The Fire Within: A Requiem for Katia and Maurice Krafft è quella a flashback, cominciando con le ultime riprese, a due giorni dalla morte dei protagonisti, ripercorrendone la loro vita fino a ricongiungersi nel finale a quel tragico giorno in Giappone. Le immagini dei paesaggi dell’Alsazia, da cartolina, di un mondo rurale della loro origine, i posti dove i due si sono conosciuti e mai più lasciati fino alla morte. E poi scene di distruzioni, apocalissi, di moderne Pompei. Paesaggi infernali, impregnate di misticismo, ma anche prefigurazioni di un futuro negativo, se non postatomico, oscurato dalla cappa dei gas serra. Villaggi seppelliti da coltri di cenere, corpi sepolti, dove qualche mano pietosa ha collocato una croce posticcia, varani che strappano i lembi di carne delle carcasse, teschi rinvenuti. Ma anche immagini di creazione come quella di un’eruzione marina, dove il fuoco confligge con l’acqua, solidificando rapidamente le colate. Energie primordiali generatrici: il ruolo dei vulcani è in effetti riconosciuto come importante nella storia della vita sulla Terra. Il viaggio dei due per giungere nei posti più impervi, Islanda, Indonesia, Alaska, Messico, Giappone. L’avventura è anche quella di arrivarci, guadando corsi d’acqua con cavalli e asini che non ce la fanno, usando assi di legno come racchette per attraversare paesaggi deserti. Un’impresa che ancora non poteva non rientrare nella filmografia di Werner Herzog.

Info
Il trailer di The Fire Within: A Requiem for Katia and Maurice Kraft.

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