A Soft Hiss of This World

A Soft Hiss of This World

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Presentato nella sezione Green Years di DocLisboa 2022, A Soft Hiss of This World è l’opera seconda di Federico Cammarata e Filippo Foscarini dopo l’esordio di Tardo agosto che si è potuto vedere l’anno scorso sempre nella manifestazione della capitale portoghese. Ancora un cinema contemplativo e rigoroso che cattura il palpito di un luogo, la sua anima, in questo caso Vukovar, città martire nelle guerre jugoslave.

Vukovar mon amour

La città di Vukovar, grondante negli anni Novanta di macerie e cadaveri ammucchiati nelle strade, è oggi un controverso luogo della memoria e simbolo delle sofferenze per l’indipendenza della Croazia. [sinossi]

Una tarda primavera ventosa: sono in fiore le robinie tra i prati e gli ippocastani nei viali, e l’aria è piena dei fastidiosi piumini dei pioppi che aleggiano come fiocchi di neve. Siamo in una periferia urbana, tra palazzi fatiscenti, supermercati e circonvallazioni stradali percorse da macchine e tir. Un paesaggio anonimo, desolato, di non luoghi che potrebbe benissimo appartenere a una città del Nord Italia. Solo a un certo punto compare un elemento riconoscibile, una grande torre idrica, un elemento urbanistico funzionale, imponente e sgraziato, destinato a diventare un simbolo. Siamo a Vukovar, sulla torre sventola la bandiera croata. E quel manufatto ha osservato le vicissitudini della città martoriata delle guerre jugoslave, rimanendo fortemente danneggiato, il lungo assedio, le angherie degli occupanti, i massacri. La sua riqualificazione ha significato il ritorno alla vita. E la vediamo riempirsi di gente, come le strade della città. Questa visione di Vukovar è nel ritratto dei filmmaker Federico Cammarata e Filippo Foscarini alla loro opera seconda, A Soft Hiss of This World, presentata nella sezione Green Years di DocLisboa 2022, festival dove avevano esordito l’anno scorso con il loro primo lavoro, Tardo agosto.

Come nel loro primo film, ambientato nella campagna siciliana logorata dagli incendi e popolata da contadini e allevatori immigrati, lo sguardo degli autori, si concentra sui luoghi, sulla natura, sulle stagioni, sui suoni seguendone i ritmi, cogliendone l’anima, con un andamento elegiaco, dove tutto si sviluppa senza dialogo alcuno. Un cinema contemplativo, rigoroso e “zen”, fatto di campi lunghi, piani sequenza, riprese in real time che i registi incorniciano con un quadro di aspect ratio 4:3. Con i movimenti di macchina ridotti al minimo essenziale. Un cinema che si situa nel solco di illustri maestri, Ivens, Piavoli, Frammartino tra gli altri. Protagonista, se così si può dire, di A Soft Hiss of This World, una donna anziana, curva, appesantita, che porta a fatica dei voluminosi sacchi. Rappresenta il filo conduttore del film, la vediamo all’inizio e alla fine, ci porta, nel suo lungo tragitto, a scoprire vie e palazzi della città. Sembra di capire che la donna sia una spigolatrice, che preleva sacchi dalla discarica e li porta faticosamente a casa per rovistarli. Ma si tratta di una figura metaforica che porta un pesante fardello, come la croce di Cristo. Una figura che assume le sofferenze di quella città, schiacciata e afflitta da un supplizio e da un dolore inestinguibili.

Info
A Soft Hiss of This World sul sito di Doclisboa.

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