Il piacere è tutto mio

Il piacere è tutto mio

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Commedia a due da camera (da letto) Il piacere è tutto mio di Sophie Hyde si muove in ricognizione nella riscoperta da parte di una donna sessantenne del proprio corpo, e del diritto a provare piacere. Interessante, ma in fin dei conti prevedibile e privo di una propria reale forza espressiva. Molto brava Emma Thompson, adeguato al ruolo Daryl McCormack.

I racconti del cuscino

La storia ruota attorno alla vicenda personale di Nancy Stokes, un’insegnante in pensione, vedova, con alle spalle un matrimonio solido e rigoroso a cui però è sempre mancato un po’ di brivido. Ormai sola, Nancy decide di cercare quello che nella vita di coppia non ha mai trovato: una soddisfacente esperienza sessuale. Si rivolge così a un’agenzia di gigolò e sceglie di incontrare Leo Grande. Giovane e affascinante, Leo Grandesembra essere tutto quello per cui Nancy è pronta a pagare: un uomo in grado di realizzare le sue fantasie. Ma nel corso di tre incontri in una camera di hotel le dinamiche cambiano: Leo si dimostra non solo come un uomo con cui fare dell’ottimo sesso, ma anche una persona con cui parlare e nonostante la differenza d’età, tra i due nascerà un rapporto di fiducia che porterà Nancy a riscoprire se stessa… [sinossi]

Dura poco meno di un’ora e quaranta Il piacere è tutto mio, con cui la cineasta australiana Sophie Hyde torna alla regia dopo il coming-of-age 52 Tuesdays (2014) e la commedia tinteggiata di dramma Animals (2019), ma in fin dei conti questa commedia a due da camera – da letto – trova la sua vera dimensione e forse persino il proprio reale senso solo nel finale, quando dopo aver finalmente raggiunto l’orgasmo l’ultrasessantenne Nancy si rimira allo specchio, completamente nuda. Lì, in quei pochi istanti, si riesce a comprendere fino in fondo la ragione che ha animato Hyde, e ancor più la sceneggiatrice Katy Brand, nel mettere in scena questa storia di solitudini, e di riscoperta di sé. Mentre Emma Thompson fissa il proprio corpo, per arrivare infine a sorridersi, la medesima azione la sta compiendo anche il pubblico: si fissa, Nancy, che ha addosso anche lo sguardo degli spettatori, in un raddoppio ideale che articola una dialettica che va ben oltre la stretta funzione narrativa di una commedia che per il resto si dimostra brillante, anche per merito delle interpretazioni dei due protagonisti (adeguato al ruolo Daryl McCormack, splendida Emma Thompson), ma che certo non osa mai davvero – nonostante l’impressione possa essere quella. Quell’inquadratura da sola certifica uno scarto rispetto alla prassi – il pubblico di certo non è abituato ad assistere a un nudo frontale all’interno di una gentile commedia borghese, e ancor meno si aspetta di osservare il corpo di una donna in età da pensione – che spinge Good Luck to You, Leo Grande, questo il titolo originale del film, fuori dallo schema precostituito, e anche da quell’idea di predigerito che nel corso della narrazione in più di un caso si viene a formare nella mente.

Sì, perché Il piacere è tutto mio parte da un assunto abbastanza prevedibile, per quanto ben congegnato. Nancy è in pensione, le è morto il marito che è stato l’unico amore – e comunque l’unica relazione – della sua vita, e ora che non ha più obblighi nei confronti della società, né lavorativi né affettivi, ha deciso di scoprire qualcosa che per tutta l’esistenza si è rivelato un mistero: cos’è un orgasmo? Nancy infatti nonostante la vita coniugale non ha mai raggiunto la “piccola morte”, e ora che quella tutt’altro che piccola si sta avvicinando sempre di più vuole recuperare il tempo perduto. Per farlo decide di pagare un giovane prostituto, il Leo Grande del titolo, affinché la accompagni in questo viaggio di scoperta; ecco spiegato dunque perché il film si può articolare come un vero e proprio duetto da camera, muovendosi in una direzione che nell’utilizzo della scenografia appare quasi teatrale, con i vari incontri sessuali – al termine dei quali Nancy dovrebbe aver compreso qualcosa di più sul sesso, provando a raggiungere l’agognato orgasmo – che scandiscono il tempo della narrazione, e anche l’evoluzione psico-affettiva dei due personaggi. Il modello di rappresentazione è fin troppo chiaro, con Leo e Nancy che impareranno ognuno qualcosa di sé e dell’altro, e sapranno aprirsi a una dialettica che si delinea come molteplice: di classe, anagrafica, sessuale. Questi incontri che possono ovviamente tramutarsi in piccole schermaglie connotano il film di Hyde con fin troppa chiarezza, rendendolo prevedibile nello sviluppo, e anche nella messa in scena: non è casuale che la regista abbia sempre trovato nel Sundance Film Festival il luogo prediletto per le sue anteprime, perché Il piacere è tutto mio possiede tutti i connotati dell’indie movie, e sembra perfettamente a suo agio nel riproporne la struttura senza preoccuparsi di trovare una dimensione realmente propria.

Così la costruzione del personaggio di Nancy, sicuramente l’epicentro dello sguardo come si è già scritto dianzi, non sfugge a una lunga serie di cliché, a partire dal lavoro svolto nel corso degli anni dalla donna (insegnante di religione, dunque per la vulgata comune giustificata a un rapporto morigerato con la sfera sessuale), ed è solo la bravura e la naturalezza di Emma Thompson a permettere al film di non impantanarsi. Hyde, forse consapevole di tutto ciò, affida alla sua attrice il peso dell’intero sviluppo narrativo e ancor più emotivo, e per il resto cerca di sfruttare al meglio lo spazio a disposizione, muovendo i suoi interpreti nella stanza d’albergo, tentando di catturarne il riflesso quasi si stesse cercando di immortalare l’anima di due spiriti solitari che per caso o per destino si trovano a confrontarsi, e a “rispecchiarsi” l’una nell’altro. Cerca insomma la regista di intrappolare stille di verità nel suo racconto, a volte incappando in sequenze fin troppo scoperchiate nella loro intenzione morale (il dialogo con la cameriera che prelude al finale, per esempio), quando basta un’inquadratura, un totale senza censure o reticenze, per raggiungere l’obiettivo.

Info
Il piacere è tutto mio, un trailer.

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