Una notte violenta e silenziosa

Una notte violenta e silenziosa

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Dissacrante, ironico, gore e anche un po’ melenso, Una notte violenta e silenziosa di Tommy Wirkola è un anti-cinepanettone e al tempo stesso un perfetto cinepanettone indirizzato esplicitamente a un target cinefilo e smaliziato.

Gory Night

È la notte di Natale, quando una squadra di mercenari irrompe nella fastosa magione della famiglia Lightstone prendendo in ostaggio tutti i presenti. La squadra di criminali non è però preparata ad affrontare un guerriero inatteso: Santa Claus in persona. [sinossi]

Giocattolone esplosivo piazzato sotto l’abete natalizio del 2022, Una notte violenta e silenziosa di Tommy Wirkola vanta un marchingegno narrativo ingegnoso quanto basilare, e non lo nasconde affatto. D’altronde si sa, a forza di ribaltare le convenzioni, si rischia di riconfermarle con maggiore forza, e allora perché non farlo a carte scoperte, tanto più se al centro del discorso c’è l’evento più convenzionale dell’anno: il Santo Natale. Anti-cinepanettone e al tempo stesso perfetto cinepanettone indirizzato esplicitamente a un target adolescenziale, ma cinefilo e smaliziato (e dunque anche ai cinefili smaliziati), Una notte violenta e silenziosa rientra in un filone già battuto che, tra gli altri, annovera Babbo bastardo (2003) e Rare Exports (2010) due film accomunati dal dissacrante desiderio di trasformare Babbo Natale in una creatura poco raccomandabile o persino pericolosa.

E dunque anche in questa occasione il Santa Claus di turno (incarnato dal David Harbour di Stranger Things) non delude le aspettative, presentandosi come avvezzo alla bevuta con rutto annesso e pronto a riproporla vomitando in volo dalla sua slitta. Ma Santa ha in serbo anche qualche caratteristica più inedita, come ad esempio delle abilità, per quanto arrugginite, da guerriero vichingo, con tanto di martellone da mulinare e indirizzare contro i malvagi. Costoro poi, sono una gang di malviventi capitanata da un perfido Scrooge (un ben ritrovato John Leguizamo) che irrompe nella ricca magione di una famiglia assai disfunzionale, quella dei Lightstone, dedita al capitalismo più estremo e a una parimenti esacerbata competizione. La matriarca, Gertrude (una Berverly D’angelo difficile da riconoscere, ma assai in parte), è proprio la regina indiscussa di un capitalismo rampante e very scroogy, sua figlia al confronto è un’arrivista un po’ imbelle e al seguito poi ha un rampollo dedito ai selfie e un fidanzato aspirante attore action che, in uno dei momenti più spassosi del film, penserà bene di omaggiare madama Gertrude con la brochure del suo prossimo progetto. C’è poi anche il figlio maschio, Jason (Alex Hassell), apparentemente meno arrivista del resto del clan, e con lui ci sono la consorte da cui si sta separando (Alexis Louder) e la figlioletta Trudy (Leah Brady). Sarà proprio la piccola a instaurare un filo diretto, via walkie talkie, con Santa Claus che, abbandonato dalle sue renne, si ritrova proprio dai Lightstone quando irrompe il perfido Scrooge con la sua gang di cattivoni.

Prende così il via un action thriller rocambolesco, ricco di brillanti trovate dagli esiti gore, e di numerosi colpi bassi, sferrati con ogni sorta di strumento, schiaccianoci inclusi. Indimenticato autore di Dead Snow, spassosa satira con una settimana bianca funestata da zombie nazisti, Tommy Wirkola dimostra di non aver perso lo smalto e con acume e buon senso del ritmo dirige con sicurezza degli ottimi corpo a corpo, ben calibrati e ancor meglio sceneggiati, data la ricchezza di situazioni dagli esiti slapstick, in grado di strappare sonore risate. Dato che il target di riferimento non può limitarsi al solo pubblico adolescenziale, ecco che a tirare dentro i 40-50enni ci pensa la componente vintage del film, che chiama in causa i nostalgici del miglior cinema natalizio statunitense anni ’80 e ’90. Due sono i modelli di riferimento: Die Hard e Mamma ho perso l’aereo, e Una notte violenta e silenziosa non si limita a citarli, li inserisce fattivamente nel racconto lasciando che la linea narrativa di Santa Claus replichi quella del primo, e il percorso della piccola Trudy omaggi l’ingegnosità infantile del secondo. Più sottile poi è l’omaggio a un’altra celebre saga natalizia, quella di National Lampoon’s, di cui Beverly D’Angelo, qui nei panni della matriarca col capitale, era la protagonista femminile, accanto al mitico e forse un po’ troppo dimenticato, Cheavy Chase.

Anticapitalismo, citazionismo, momenti gore vengono però ribilanciati da numerosi siparietti melensi al walkie talkie tra Trudy a Santa, intervalli della gustosa carneficina, che preludono a un finale un po’ troppo in tema natalizio, che sta lì a ricordarci quanto il capovolgimento di un cliché sia in fondo esso stesso un cliché, e a cambiare di segno impieghi meno di un battito di ciglia.

Info:
La scheda di Un notte violenta e silenziosa sul sito della Universal
Il trailer di Una notte violenta e silenziosa.

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